William Faulkner, lo scrittore modernista

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William Faulkner

Non sono in molti gli scrittori che, al pari di William Faulkner, possono vantare nel proprio curriculum un Premio Nobel. Se poi i critici ti affibbiano il titolo di unico vero scrittore modernista del tuo tempo, in grado di rivaleggiare con mostri sacri del calibro di Hemingway, Woolf, Joyce e Proust, vuol dire che qualcosa di buono l’hai combinato.

Gli inizi

Per quanto fosse una gemma rara, William non era l’unico membro della famiglia Faulkner in grado di destreggiarsi dinanzi alla pagina bianca. Il suo bisnonno scrisse più di un libro. Uno di questi, The White Rose of Memphis, fu un bestseller. Un destino, verrebbe da dire, radicato nei geni dei Faulkner, anche se il bisnonno e i suoi trascorsi non furono la ragione principale per i quali William Faulkner intraprese la strada che lo porterà al Nobel. Lo scrittore del Mississippi raccontava in un aneddoto spassoso i motivi che lo convinsero. Accadde una sera. Osservando Sherwood Anderson (scrittore e amico di Faulkner che all’epoca dei fatti godeva di una certa notorietà), Faulkner pensò: gran bel mestiere quello dello scrittore. La mattina lavori, il pomeriggio correggi e la sera sei libero di ubriacarti con gli amici.

Disse così a Sherwood che ci avrebbe provato, provocando nell’amico una reazione inaspettata. Sherwood prese infatti a disertare gli incontri serali dove lui, Faulkner e altri amici si ubriacavano, per restarsene a casa. Dopo diverse settimane, la moglie di Sherwood bussò alla porta di Faulkner per dirgli che l’amico aveva una proposta per lui. L’accordo era semplice: se il giovane William prometteva di non parlare mai di letteratura in presenza di Sherwood, questi l’avrebbe fatto pubblicare dal suo editore. La donna concluse poi che il marito non ne poteva più di star chiuso in casa, bloccato dalla paura di incontrare un altro scrittore. Una fobia piuttosto singolare, quella di Sherwood, ma c’è il dubbio che Faulkner abbia farcito non poco l’aneddoto, così da renderlo più appetibile. Fatto sta che il primo romanzo del novello Faulkner venne alla luce per merito dell’editore di Sherwood.

Primi scritti

Le prime poesie e i primi racconti trovarono spazio su riviste universitarie e sull’Eagle, giornale di Oxford. Per un po’ il giovane William trovò posto all’ufficio postale dell’università dove il padre lavorava, ma la cosa non andò per il meglio. Passava il tempo a leggere le riviste che gli capitavano sottomano e a scrivere più che a riordinare la posta. Pochi mesi dopo lasciò l’impiego e pubblicò a proprie spese e con l’aiuto di un amico la prima raccolta di poesie, The Marble Faun, che venderà una cinquantina di copie.

Nello stesso anno prese a scrivere per due riviste, un impiego che gli valse dieci dollari la settimana. Incontrò il suo amico Sherwood, che gli presentò Joseph Conrad, scrittore molto apprezzato da Faulkner. Dopo averlo incontrato, William iniziò a provarsi nella prosa e in poche settimane scrisse The Soldier’s Pay, che grazie alla raccomandazione promessa da Sherwood vide la luce, pur non ottenendo grossi riscontri in termini di vendite.

Nel 1927, a distanza di un anno dall’uscita di The Soldier’s Pay, Faulkner scrisse Mosquitoes, nel quale descriveva la società letteraria di New Orleans. L’ampio sfoggio di satira costò a Faulkner il contratto che gli garantiva la pubblicazione di altri tre romanzi e il libro non ebbe una gran fortuna. Neanche il successivo, Flags in the Dust, raccolse ampi favori, rifiutato da diverse case editrici nonostante l’imbeccata di un agente letterario amico dello scrittore.

Nel 1929 uscirono Sartoris e The Sound and the Fury, accolti con maggior entusiasmo dalla critica ma non dai lettori. Stessa sorte toccò ad As I Lay Dying, scritto nel giro di due mesi. Ma le riviste di settore si accorsero di Faulkner, pubblicando diversi racconti brevi. Il ricavato, 750 dollari, superò di gran lunga gli introiti dei precedenti libri.

Sanctuary

In cerca di un’idea per tirar su quattrini, William Faulkner scrisse Sanctuary, un’opera che gli valse la fama. Il libro, che affronta i temi della corruzione e del male, fomentò gli animi in quel di Oxford.

Le proteste però non intaccarono le vendite del romanzo, che trovò spazio anche in Europa, e persino Hollywood si accorse del giovane in ascesa. Faulkner prese a collaborare con diversi produttori che volevano trasformare i suoi romanzi in pellicole cinematografiche di un certo spessore.

Il Nobel

Dopo l’assegnazione del “Premio O. Henry”, nel 1949 Faulkner vinse il Nobel per la letteratura. Nonostante il problema dell’alcolismo ed il continuo andirivieni dai vari ospedali, nei quali soggiornava più o meno stabilmente quando viaggiava, decise di presenziare alla cerimonia dell’assegnazione. Nel corso della cerimonia tenne un discorso e annunciò di voler devolvere il premio a favore della costituzione di un premio, chiamato poi Premio Faulkner, che avesse come scopo quello di sostenere i nuovi talenti letterari.

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