28 novembre 1757 nasce William Blake

"Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite." William Blake

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William Blake risulta essere uno dei più grandi poeti inglesi, in maniera indiscussa uno dei più originali artisti visivi dell’era romantica. Nato a Londra il 28 novembre 1757 da una famiglia operaia con forti convinzioni religiose anticonformiste, Blake studiò arte da ragazzo, presso l’accademia di Henry Pars.

L’educazione

“Edoardo ed Eleonora” 1793

Svolse un apprendistato di cinque anni con l’incisore James Basire prima di entrare nelle Royal Academy Schools, proprio come incisore, all’età di ventidue anni. Questa formazione fu mitigata dallo studio privato dell’arte medievale e rinascimentale, Blake cercò sempre di emulare l’esempio di artisti come Raffaello, Michelangelo e Durer nel produrre arte senza tempo, intrisa di spiritualità cristiana e creata con genio poetico.

Genio visionario

“Non c’è dubbio che fosse pazzo”, disse William Wordsworth. Pazzo e visionario, egli stesso ammise che in giovinezza aveva avuto delle visioni, prefigurazioni di ciò che dipinse con grande maestria. William Blake è stato uno dei poeti più misteriosi della sua epoca, e l’eco delle sue opere non ha smesso di affascinare gli appassionati.

The Ancient of Days (1821)

Blake definiva l’immaginazione come la precondizione necessaria dell’esistenza: un uomo senza fantasia, senza passioni né desideri vive una vita solo a metà. I cinque sensi sono limiti da superare, le “porte della percezione” vanno attraversate al fine di comprendere il vero senso della realtà: quello dell’illusione.

Profezie, Bibbia, ostilità verso la Chiesa, romanticismo e misticismo si fondono nelle sue opere per creare cose mai viste: opere commissionate dagli angeli.

La visione preromantica

L’inferno per William Blake è stato fonte inesauribile di ispirazione. Le sue opere, scritte in un’epoca di profondi mutamenti politici, vanno oltre qualsiasi immagine ultraterrena che l’uomo poteva aver elaborato fino a quel momento: lo stesso ultraterreno per Blake non è altro che uno specchio multiforme dell’inesauribile forza dei simboli nascosti dietro la realtà.

“Matrimonio del cielo e dell’inferno”.

“Il matrimonio del cielo e dell’Inferno” è tutto questo: scritto a Londra, molto probabilmente durante gli anni tumultuosi della Rivoluzione francese, il libro è composto da una lunga serie di proverbi infernali figli di un vitalismo diametralmente opposto a quello tramandato da secoli di cristianesimo.

“La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza”

Per Blake il desiderio non rappresenta altro che l’energia creativa più alta propria dell’essere umano, una facoltà non da reprimere con il peccato.

Grande Drago rosso del Libro dell’Apocalisse e del dipinto di Blake

Nelle immagini evocative incise all’acquaforte c’è tutto l’immaginario della sua epoca, ancora ispirata da Dante e da John Milton, riletta attraverso una spinta romantica e rivoluzionaria fuori dal comune. l’Inferno non è un luogo di punizione, ma una dimensione di estasi dionisiaca che si raggiunge soltanto attraversando “le porte della percezione”.

Le opere della serie de “Il Grande Drago Rosso” sono le più famose ed enigmatiche, realizzate per comporre una serie di illustrazioni per la Sacra Bibbia, le quattro incisioni si ispirano direttamente al libro dell’Apocalisse di Giovanni.

Gli ultimi anni


Blake visse gli ultimi anni della sua vita in un’oscura povertà, sollevato solo un po’ dall’ammirazione di un gruppo di pittori noti come “Gli Antichi”. William Blake si ammalò e morì nel 1827. Il suo ultimo disegno era un ritratto di sua moglie Catherine, attirata dal suo letto di morte.

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