Warren Harding, il 29° presidente Usa muore il 2 agosto 1923: ombre sulla first lady

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Warren Harding è morto il 2 agosto 1923.

Il 2 agosto 1923 muore a San Francisco, a 57 anni, Warren Harding, 29° presidente degli Stati Uniti. È stato un decesso repentino, un malore che l’ha stroncato nella suite dell’hotel in cui risiedeva e sotto gli occhi della moglie. A proposito della first lady, questa è stata sospettata di avere ricoperto un qualche ruolo nell’improvviso decesso del marito, ma a tutt’oggi non vi sono certezze su un suo presunto coinvolgimento, anche perché i tempi hanno di fatto chiuso il caso, parlando di un collasso cardiaco dovuto ad una congestione.

Warren Harding è il primo editore a salire alla Casa Bianca nella storia degli States e soprattutto viene eletto con il maggior numero di consensi mai ottenuti fino a quel momento. La sua gestione si distingue per una serie di tematiche importanti e impegnative: rigore nell’economia, disarmo internazionale, affermazione dei diritti dei cittadini afroamericani e lotta alla disoccupazione. Tuttavia, a queste battaglie onorevoli fanno da contraltare una serie di scandali amministrativi che ne rovinano la reputazione e il consenso tra gli elettori.

George W. Bush, 43° presidente degli Stati Uniti

Nato il 2 novembre 1865 in Ohio da una famiglia battista, Warren Gamaliel Harding fin da bambino coltiva una certa passione per la scrittura che, col passare del tempo, lo avvicina al mondo dell’editoria. Dopo essere riuscito a raccogliere circa 300 euro tra amici e parenti, acquista il Marion Daily Star, un giornale locale sull’orlo del fallimento. Sotto la sua guida, la testata diventa una sorta di manifesto repubblicano in Ohio, e questo impegno porta l’editore a diventare senatore nel 1912. Quando approda al Congresso, deve fare i conti con i democratici che guidano entrambe le aule, mentre il presidente Usa è Wilson.

Warren Harding: l’editore diventato presidente degli Stati Uniti.

Warren Harding però non si perde d’animo e, anzi, si fa notare e apprezzare per la sua moderazione e per la capacità di dialogo con i rivali politici. Diventa così il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti e sfida nel 1920 il democratico James Cox. Il risultato della tornata elettorale è sbalorditivo e storico: con il 60,36% dei voti, l’editore diviene il 29° inquilino della Casa Bianca con la percentuale di preferenze più alta fino a quel momento.

Warren Harding: la sua amministrazione e gli scandali

Warren Harding si ritrova a guidare un Paese segnato dai postumi della guerra. L’economia è in crisi, gli investimenti latitano e la disoccupazione è galoppante. Il presidente repubblicando decide innanzitutto di occuparsi del risanamento finanziario dello Stato, e a tale scopo introduce l’Ufficio del Bilancio e il Government Account Office, che ancora oggi monitora la spesa pubblica. Inoltre introduce il Ministero dei Veterani per velocizzare l’inquadramento economico dei reduci della Prima Guerra Mondiale, e in politica estera durante la Conferenza di Washington è capace di convincere i suoi interlocutori (tra cui anche l’Italia) della bontà di un piano di disarmo fra le potenze.

Molto attivo è il suo impegno anche per il riconoscimento dei diritti dei cittadini afroamericani, e a tal proposito attacca duramente il linciaggio praticato in alcuni Stati federali del Sud e si schiera contro il Ku Klux Klan affinché prendano corpo i suoi provvedimenti per sostenere l’arrivo degli immigrati. Queste numerose battaglie di politica interna ed estera accrescono la popolarità di Harding. Ma dopo un po’ cade su di lui una pesunta tegola che compromette e non poco il favore degli elettori.

I punti cardine dell’amministrazione Harding.

I membri del governo del 29° presidente Usa e anche i suoi più fidati collaboratori vengono accusati di usufruire di privilegi e di sfuggire a qualsiasi forma di controllo. Vengono così additati come «Ohio Gang». Piovono critiche da Washington e così, per cercare di riguadagnare il consenso dei cittadini, Warren Harding decide di organizzare un tour nelle località più remote dell’Ovest del Paese, tra cui l’Alaska. Il 2 agosto 1923, però, mentre si trova a San Francisco muore all’improvviso accasciandosi al suolo. Un decesso intorno al quale ancora adesso vi è un alone di mistero.

La morte di Harding è stata solo una tragica fatalità?

La scomparsa del presidente degli Stati Uniti Warren Harding ha fatto ricadere una serie di sospetti – rimasti sostanzialmente irrisolti – sulla moglie Florence. Partendo dal viaggio intrapreso durante il periodo più complicato della sua amministrazione, il leader della Casa Bianca comincia a dare qualche segno di cedimento già il 26 luglio quando, durante una partita a golf, decide di fermarsi molto presto perché si sente stanco. Il giorno seguente, mentre tiene un discorso pubblico, appare debole e si regge sul piccolo podio per non cadere e, piuttosto confuso, parla di Nebraska invece di Alaska. La sera stessa ha un malessere che, secondo i medici, è dovuto ad un pasto a base di frutti di mare avariati.

Si arriva così al 2 agosto 1923 quando, al Palace Hotel di San Francisco, il 29° presidente degli Stati Uniti crolla al suolo privo di vita. E qui cominciano alcuni misteri che sembrano chiamare in ballo la moglie. Quest’ultima ordina che il corpo del marito venga imbalsamato appena un’ora dopo il decesso, rifiutando che venga sottoposto ad autopsia e anche che venga realizzata una maschera mortuaria. Inoltre, pare che la first lady abbia provveduto ben presto a frugare tra i documenti del defunto inquilino della Casa Bianca, distruggendo e facendo sparire diversi fascicoli.

Warren Harding con la moglie Florence.

Al termine del funerale, Florence Harding pare che si sia avvicinata alla sua amica Evalyn McLean, rivelandole che stava iniziando a convincersi che la morte del marito fosse stata la cosa migliore per tutti. Questi sospetti e presunti indizi sono venuti fuori nel tempo e hanno impedito alla first lady di difendersi perché è morta nel 1924, a meno di un anno dal trapasso di Warren Harding.

Ancora oggi ci si chiede perché, se non aveva nulla da nascondere, Florence abbia negato l’autorizzazione all’esame autoptico sul corpo del marito. La National First Ladies’ Library ritiene che ciò sia accaduto perché la moglie del 29° presidente statunitense abbia cercato di proteggere i medici da eventuali responsabilità. Infatti s’ipotizza che il dottor Sawyer abbia dato a Harding dei farmaci stimolanti che potrebbero aver causato l’attacco cardiaco fatale. La first lady, dunque, per evitare lo scandalo e anche per mettere a tacere fin da subito qualsiasi voce contrastante, potrebbe aver deciso di fare tutto con estrema fretta dopo la morte del coniuge.

Ricordiamo che, negli anni, la salma di Warren Harding non è mai stata riesumata per capire se davvero sia deceduto per cause naturali o per altri motivi. Tuttavia, i medici hanno continuato ad affermare che si è trattato di un attacco cardiaco fulminante.

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