Warren Buffett nasce il 30 agosto 1930: i 7 parametri di base per investimenti vincenti

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Warren Buffett: il magnate americano è nato il 30 agosto 1930.

Il 30 agosto 1930 è nato colui che nel mondo dell’alta finanza viene chiamato anche «oracolo di Omaha». Warren Buffett è uno dei più grandi imprenditori al mondo, ma soprattutto un esperto di economia che è riuscito ad accumulare un notevole patrimonio grazie alla sua straordinaria capacità di mettere a segno degli investimenti di successo, ottenendo guadagni rilevanti e perdite limitate. Nel 2008 è stato considerato l’uomo più ricco al mondo dalla rivista Forbes, mentre nel 2015 è stato inserito in terza posizione alle spalle di Bill Gates e Jeff Bezos.

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In tutti questi anni, in molti si sono chiesti (e si stanno ancora chiedendo) come faccia Warren Buffett ad avere un fiuto quasi «chirurgico» per gli affari e a non sbagliare quasi mai un colpo. Quando gli capita di inciampare, si tratta comunque di piccole perdite che poi è in grado di sanare con altri investimenti che gli consentono di incrementare i profitti. Tenendo conto delle dichiarazioni rilasciate in questi anni dal finanziere statunitense, è stato possibile estrapolare alcune regole di base che si devono seguire per avere successo nel mondo della finanza.

Warren Buffett è uno dei più grandi esperti al mondo di finanza.

Ovviamente non siamo di fronte a dei principi dettati direttamente dal magnate americano, ma di linee guida che sono emerse dalle lettere e dalle comunicazioni che di solito invia ai suoi azionisti, oppure da alcune dritte fornite durante le interviste. Gli esperti del settore ritengono che comunque siano queste le fonti d’ispirazione di Buffett, anche se vanno costantemente confrontate con attente analisi, dati e attività di controllo su aziende e investimenti. Vediamo comunque quali sono queste 7 regole di base delle quali Buffett terrebbe conto durante i suoi affari.

Le 7 regole ispirate a Warren Buffett per avere successo negli affari

Prima di soffermarci su queste linee guida, ricordiamo ancora una volta che non si tratta di regole diffuse esplicitamente da Warren Buffett ma di indicazioni tratte dai suoi scritti e dalle sue affermazioni. Inoltre sono dei parametri oggettivi che vanno di volta in volta analizzati e verificati prima di decidere se lanciarsi o meno in un determinato investimento.

Buffett: le 7 regole fondamentali da seguire negli affari.
  • I manager devono aver gestito razionalmente le quote degli azionisti: quando bisogna decidere se occuparsi degli utili di un’azienda, o se invece restituirli agli azionisti, si deve procedere con grande razionalità. Nel momento in cui ci si accorge che i manager possono effettivamente far crescere i guadagni dell’impresa , allora si può optare per la trattenuta degli utili. Viceversa, vanno restituiti come dividendi o come riacquisto di azioni proprie.
  • L’azienda deve essere riuscita realmente ad incrementare i guadagni degli azionisti nel tempo: qui ci troviamo di fronte a un parametro che ha una spiccata oggettività. Il cash flow (o flusso di cassa) che viene calcolato a Wall Street prende in considerazione due elementi, ovvero i guadagni operativi (A) e le spese di deperimento (B). Warren Buffett ritiene che a questi due fattori se ne debba aggiungere un terzo, che in più di un’occasione ha definito «l’ammontare medio delle spese per impianti ed equipaggiamenti che il business richiede per il mantenimento di una posizione competitiva di lungo periodo». In altre parole, il calcolo del magnate americano – che lui stesso ha chiamato «owner earnings» – prevede un’analisi dei tre suddetti elementi. Quando il parametro C è superiore a quello B, vuol dire che si sta sopravvalutando la capacità finanziaria dell’azienda presa in esame. In sintesi, per Buffett bisogna fidarsi poco di quelle imprese che prevedono ingenti e costanti spese per lavori di ristrutturazione e ammodernamento e per restare competitive sul mercato.
  • In caso di acquisto, assicurarsi che la quotazione sia del 25% in meno del valore intrinseco dell’azienda: anche in questa circostanza, invece del cash flow, Buffett fa affidamento sul suo «owner earnings», rapportandolo al tasso dei long-term bond del governo statunitense. In questa circostanza l’imprenditore si dà come margine di rischio quello del 25%: dunque, se si ha una valutazione errata del 10%, si riuscirà sempre ad avere un ritorno accettabile, mentre se la proiezione risulterà sbagliata per difetto (o corretta) allora gli introiti saranno eccezionali.
  • I manager devono avere la capacità di tramutare le vendite in guadagni: in sintesi, si può dire che questa linea guida consiste nell’abilità nel contenere i costi. Quando ci si ritrova in presenza di una società che avvia una campagna di abbattimento dei costi, vuol dire che in passato si sono accumulati degli sprechi di denaro e che i soldi degli azionisti non sono stati utilizzati con raziocinio. In conclusione, si consiglia di tenere in considerazione quelle aziende che nel tempo hanno sempre garantito degli utili soddisfacenti in riferimento al fatturato.
  • L’azienda non deve avere un numero eccessivo di debiti: in alcuni casi, le imprese puntano ad incrementare il ritorno sui mezzi propri andando ad aumentare il rapporto tra questi ultimi e il debito a lungo periodo. Tuttavia, Buffett ritiene che una società di successo debba essere capace di garantirsi degli utili senza fare troppo affidamento sui debiti. In conclusione, è importante che le imprese non abbiano contratto troppi debiti.
  • La società deve aver avuto una crescita costante: il genio della finanza americano non si fida troppo del rapporto utili per azione. Ogni anno le imprese assicurano agli azionisti una parte dei profitti, quindi non è di certo una notizia strabiliante quella di un ipotetico incremento del 10% dell’utile per azione quando la base del capitale è aumentata anch’essa del 10%. A fronte di questo ragionamento, Warren Buffett preferisce puntare su quei brand che sono in grado di dimostrare di aver avuto un costante ritorno sul capitale investito nel tempo.
  • I manager devono essere stati in grado di aver incrementato davvero il valore dell’azienda per gli azionisti: ogni anno le imprese stabiliscono la quota di utile netto da distribuire tramite dividendi. La parte restante viene trattenuta dalla società. Quest’ultima, se viene investita in maniera intelligente, viene apprezzata dal mercato e comporta un aumento del valore del titolo. Dunque è fondamentale controllare se la cifra trattenuta ha portato realmente dei benefici al valore del titolo e in quale misura. Buffett ha spesso affermato che sono apprezzabili quelle aziende che per ogni dollaro trattenuto siano state capaci di generare almeno un dollaro di crescita di capitalizzazione di mercato del titolo.
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