Walter Scott, lo scrittore scozzese

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Lo scrittore scozzese Walter Scott moriva ad Abbotsford House il 21 settembre 1832, lasciando nel dolore un intero popolo.

L’infanzia

Nato ad Edimburgo da una famiglia agiata e colta, fu colpito da bambino da poliomelite, malattia che lo lascerà claudicante.

Per assicurargli un ambiente sereno e un clima adatto, Walter Scott trascorse parte della sua infanzia nei Borders, nel sud della Scozia. Nel piccolo villaggio di Sandyknowe, entrò in contatto con le leggende e le tradizioni popolari, cui si appassionò.

Colpito dalle conseguenze della battaglia di Culloden nel 1746, il giovane Scott maturò una profonda coscienza verso la storia scozzese.

Gli studi giuridici

Seguendo le orme paterne, Walter Scott fu avviato agli studi giuridici per poter poi esercitare la professione forense.

In realtà, poi, nonostante non si sentisse tagliato per questo tipo di lavoro, il diritto influenzò molto la sua attività letteraria.

Lo studio giuridico, parallelo a quello letterario, specie di Shakespeare, Ossian e Spenser, portarono Walter Scott ad approfondire le tradizioni scozzesi.

Cominciò così a visitare le Highlands, a cercare di capire la mentalità e lo stile di vita dei popoli delle “terre del nord”.

Il successo letterario di Walter Scott

Su queste basi, ecco arrivare il grande successo letterario accreditato a Walter Scott, fin dalle sue prime opere.

Dalle “Border Ballads” a “Waverly”, da “La leggenda di Montrose” a “Rob Roy” l’ambientazione è inevitabilmente la Scozia. I personaggi che escono dalla sua penna sono veri scozzesi, intendendo sia effettivamente vissuti sia rappresentanti tipi di persone esistenti.

Fu certamente uno degli iniziatori del “romanzo storico”, forse con il massimo esempio ravvisabile in “Ivanhoe”, dove descrive le gesta di Riccardo Cuor di Leone alle crociate.

Gli ultimi anni della vita di Walter Scott

La sua attività e di conseguenza la sua vita furono messe a dura prova dal dissesto economico della società Hurst & Blackett, agenti londinesi del Constable.

Purtroppo Walter Scott non controllò l’andamento delle sue finanze, finchè non fu evidente l’ingente debito raggiunto.

Tentò così una intensa attività letteraria, che però gli consentì di appianare solo una terza parte del debito. Purtroppo l’eccessivo lavoro, unito al dolore per la perdita della moglie, fu la causa del suo decesso.

Il tifo che lo colpì, infatti, ebbe la meglio su un corpo già minato da un precedente insulto apoplettico.

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