Wall Street – dal boom di Dow Jones al crollo

Il 3 settembre 1929 il Dow Jones raggiunse il picco massimo di 381,17, prima del crollo del famoso Giovedì Nero, che porta alla Grande Depressione degli anni Trenta

0
323
Wall Street

91 anni fa, il 3 settembre 1929, l’indice Dow Jones raggiunge il suo picco massimo: 381,17. Da questo successo, però, Wall Street inizia il suo declino, che, con il Giovedì Nero del 24 ottobre 1929, con il quale ha inizio la grane crisi degli anni Trenta.

Wall Street, il 3 settembre 1929 un successo che portò alla rovina

Dopo cinque anni di uno spettacolare boom, durante il quale l’indice Dow Jones aumentò di cinque volte, il 3 settembre 1929 la stessa Dow Jones raggiunse il suo picco massimo, di 381,17. Da qui, però, il valore iniziò a scendere velocemente. Poi, il 24 ottobre 1929, vi fu il Giovedì Nero, con il quale la Borsa americana crollò ed ebbe inizio la grande crisi degli anni Trenta.

A partire dagli anni Venti, gli USA vissero un momento di grande crescita economica, grazie anche all’esportazione di merci agricole e industriali verso l’Europa, impoverita dalla Grande Guerra. Gli investitori e anche i semplici cittadini decisero di acquistare titoli in Borsa, facendo lievitare rapidamente il valore delle azioni. Il valore effettivo delle industrie veniva perciò superato da quello azionario.

Con questo fenomeno di speculazione, l’industria produsse sempre di più. Tuttavia la domanda interna non riuscì ad assorbire l’enorme quantità di beni messi sul mercato. Molti prodotti rimasero così invenduti.

Col passare dei giorni, le industrie e le banche cominciarono a fallire, facendo perdere valore alle azioni.

Giovedì 24 ottobre 1929 a Wall Street si registrò un primo pesante calo della Borsa. Questo venne anticipato dalle massicce vendite azionarie dei giorni precedenti. Quel giorno, il Giovedì Nero, le contrattazioni iniziarono subito con vendite frenetiche di azioni, che iniziarono a svalutarsi drammatiche.

Nel corso della giornata si venderono più di 12 milioni di azioni, divenute ormai carta straccia. Si registrarono forti perdite per i risparmiatori e gli investitori. Nonostante i principali broker e le grandi banche rassicurassero la popolazione, dicendo che i prezzi sarebbero risaliti, la situazione era ormai fuori controllo.

Dal Big Crash alle indagini sulla crisi

Per alcuni giorni successivi, le contrattazioni a Wall Street tornarono nella norma. Poi, martedì 29 ottobre 1929, ci fu quello che venne definito il Big Crash. La Borsa di New York vendette oltre 16,4 milioni di azioni. L’indice Dow Jones precipitò del 12%, e il mercato perse 14 miliardi di dollari, portando la perdita della settimana a 30 miliardi. Questo era 10 volte il budget annuale del governo federale. Inoltre, i titoli azionari persero oltre il 50% del loro valore.

Quel giorno si scatenò l’inferno in tutta New York. Si vedeva gente impazzita per le strade, e si verificarono numerosi suicidi.

Il crollo della Borsa di Wall Street ebbe ripercussioni in tutto il mondo, e diede il via alla Grande Depressione.

Nel 1931 si istituì una commissione in Senato per studiare e analizzare le cause del crollo, chiamata Pecora Commission.

Nel 1933, il Congresso varò il Glass-Steagall Act. Questo imponeva una separazione tra le banche commerciali, che gestivano depositi e fornivano mutui, e le banche d’affari, che sottoscrivevano e distribuivano azioni, obbligazioni e altri titoli.

Il New Deal e la ripresa sotto l’amministrazione Roosevelt

In un periodo come quello della crisi degli anni Trenta, era chiaro che elezioni americane del 1932 sarebbero state determinanti.

A vincere fu il democratico Franklin Delano Roosevelt, che si rivelò un ottimo Presidente, specialmente in materia economica. Fu proprio lui a istituire la politica del New Deal, la sua agenda economica per il mandato presidenziale.

Il piano di Roosevelt per la piena ripresa economica consisteva sostanzialmente in tre punti. Prima di tutto, andavano incrementati i posti di lavoro, al fine di permettere alla popolazione di acquistare le merci invendute e rilanciare così il mercato. Un altro punto importante riguardava l’indebitamento dello Stato, che occorreva a stanziare opere pubbliche per migliorare il territorio e garantire il lavoro ad ulteriori cittadini.

Un punto determinante dell’agenda economica di Roosevelt era il Welfare State, ovvero un rafforzamento della legislazione sociale. Attraverso il controllo parziale da parte dello Stato alle banche, si regolò per la prima volta il capitalismo americano. Questo si ottenne anche attraverso la stipulazioni di assicurazioni per gli anziani, per gli infermi e per i disoccupati, in modo tale da contribuire al bisogno economico di alcuni cittadini, evitando così di accumulare il numero dei prestiti nelle banche.


Leggi anche: Roosevelt: il primo ad aver capito il potere dei media

Commenti