“Vuoi laurearti? Resta nuda sotto la toga!”. Professore shock

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Episodio shock all’università di Bari; professore: “vuoi laurearti? Resta nuda sotto la toga!”. I protagonisti delle vicende sono un docente universitario attualmente in pensione e quattro ragazze del campus di Taranto. L’accusa, per la quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio (atteso a ottobre), è duplice tentativo di concussione, molestie con abuso di potere e di autorità, violenza sessuale e abuso d’ufficio.

Il caso è a carico del sostituto procuratore della Repubblica Antonella De Luca. Gli atti sono stati condotti nell’assoluto riserbo e si compongono di documentazioni provenienti dall’Università degli Studi di Bari ottenuti nel 2017, da un rapporto dei carabinieri di Leporano di novembre dello stesso anno, da una querela avanzata dallo stesso professore nel gennaio 2018 e da altro materiale probatorio.

“Non fare la stronza, ti denuncio”

Le indagini, purtroppo, rivelano che sono cinque i casi di ragazze molestate da parte del 73enne, in un periodo compreso tra il 2012 e il 2016. Nel primo triste episodio, il professore chiama a ricevimento privato la malcapitata, minacciandola con la bocciatura all’esame in caso di rifiuto. Chiusa a chiave dentro lo studio, la ragazza, rifiutando le avances dell’uomo, si sarebbe sentita dire: “non fare la stronza che ti denuncio, facendo credere che hai compiuto atti osceni in luogo pubblico”.

“Vuoi laurearti? Resta nuda sotto la toga”

A distanza di un anno, nel 2013, il professore si è reso protagonista di palpeggiamenti al seno e richieste a una studentessa di “recarsi nello studio di Bari per la correzione della tesi in abiti succinti”. L’anziano in quel caso gradiva bermuda e maglietta color salmone. Sempre alla stessa ragazza, in occasione della laurea, ecco l’offesa più grave. L’universitaria viene infatti invitata a presentarsi alla proclamazione “completamente nuda, indossando la sola toga”. In quell’occasione la studentessa, infastidita, si era rivolta a un’assistente universitaria.

Fisicamente vali un 30

Gli ultimi due episodi si sono verificati a marzo e settembre del 2016. Nel primo, il professore avrebbe molestato sessualmente una studentessa 26enne. Nel secondo, dopo una serie di apprezzamenti fisici non opportuni, ha deciso di alzare il voto dell’esame (da 28 a 30), precedentemente deciso da un altro docente.

A tutte le accuse, l’uomo, difeso dall’avvocato Salvatore Maggio, risponde negando l’accaduto e contestando un presunto complotto ai suoi danni. Oltre alle quattro ragazze protagoniste delle tristi vicende, anche l’Università degli Studi Aldo Moro, Dipartimento di Taranto, si è costituita come parte lesa.

La cronaca si sta arricchendo di episodi simili, sia nelle scuole che all’università. Di qualche giorno fa è infatti il caso del professore di educazione fisica di un istituto superiore di Mantova, accusato di molestie a una sua allieva minorenne. Sempre l’Università di Bari, nell’aprile scorso, è teatro di vicende simili. Per il professore Fabrizio Volpe, docente di Diritto civile al Dipartimento di Giurisprudenza, viene infatti richiesto il rinvio a giudizio per i reati di concussione, tentata concussione, violenza sessuale aggravata e tentata violenza sessuale nei confronti di due studentesse.

La Magistratura dovrà fare il suo corso e assicurare il sacrosanto diritto alla difesa. Tuttavia non si può che sperare, se le accuse si riveleranno fondate, in un equa applicazione della giustizia.

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