Von der Leyen e Viktor Orbán: è scontro aperto

Aperta procedura contro legge "anti-lgbt+"

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Dopo gli scontri tra Ursula von der Leyen e Viktor Orbán oggi è arrivata la dura risposta dalla Ue in merito alla legge “anti-Lgbt” ungherese. La Presidente della Commissione europea ha infatti annunciato l’apertura di una procedura. La nuova legge è ritenuta discriminatoria e contraria ai valori fondamentali dell’Ue.

Quale è l’evoluzione della situazione?

Nelle ultime settimane numerosi Paesi europei e altrettante figure politiche si sono detti preoccupati per la nuova legge approvata dall’Ungheria. In una nota 13 stati Ue chiedono alla Commissione Europea di “utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire il pieno rispetto del diritto dell’Ue“. Gli emendamenti del parlamento ungherese discriminerebbero la comunità lgbt+ oltre a violare il diritto alla libertà d’espressione. La nota ufficiale ungherese è che le leggi varate servirebbero a tutelare i bambini, introducendo il “divieto di rappresentazione e promozione dell’identità di genere diversa dal sesso alla nascita, cmbio di sesso e omossessualità“. Di conseguenza sono stati di fatto riclassificati numerosi film e serie come vietati ai minori.

Ursula von der Leyen e Viktor Orbán

La Presidente della Commissione Europea è tornata più volte in questi giorni a parlare della legge varata in Ungheria, arrivando a definirla “vergognosa“. Von der Leyen ha inoltre chiesto ai commissari responsabili di scrivere una lettera alle autorità ungheresi per esprmere la preoccupazione a livello legale prima che la legge venisse approvata. Tiene inoltre ad aggiungere che crede “fortemente in una Ue in cui si è liberi di amare chi si vuole“. Per tutta risposta Viktor Orbán risponde agli attacchi europei dicendo che “non è contro i gay, non la ritiro” mantenendo alta la tensione.


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In Italia

Per ora Viktor Orbán può contare in Europa sull’appoggio di Matteo Salvini, che condanna l’intromissione Europea nella legiferazione ungherese. Ma sè da una parte Salvini appoggia l’alleato Orbán, Mario Draghi condanna fortemente le politiche ungheresi e firma un appello con altri 16 leader mantenendo aperta la questione.