“Vogliamo tutto”: mostra inedita sul mondo del lavoro

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vogliamo tutto mostra

Dal 23 settembre al 16 gennaio 2022 si terrà la mostra Vogliamo tutto. L’esposizione occuperà gli spazi di OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino.

Il tema della mostra “Vogliamo tutto”

Vogliamo tutto è una collettiva a cura di Samuele Piazza e Nicola Ricciardi. La mostra vuole far riflettere sul tema del lavoro, con le sue dinamiche spesso distorte nel mondo capitalista, analizzando il contesto post-industriale e digitale, tra coscienza e disillusione, precarietà e riscatto. Il titolo della rassegna prende il nome dal romanzo di Nanni Balestrini sulla lotta operaia a Torino, edito nel 1971.

L’utopia del posto fisso

La mostra incanala le riflessioni di Balestrini nell’attuale mercato del lavoro, con il posto fisso sempre più inesistente e il settore industriale sempre più ai minimi storici. Percorrendo il filone espositivo, il visitatore avrà la possibilità di chiedersi se ha senso ancora oggi dire “Vogliamo tutto”, quando ormai è sempre meno accentuata la distinzione tra tempo libero e impegno lavorativo.

La pandemia

Il Coronavirus ha ingigantito ancora di più il problema. Ben noti a tutti sono stati i problemi sanitari, ma l’occupazione lavorativa ha subìto una bella stangata. Troppe classi di lavoratrici e lavoratori lasciati senza diritti e quindi senza prospettive né libertà.


Il mondo del lavoro post pandemia non sarà come prima


Gli artisti in mostra

Saranno 13 gli artisti che interpreteranno con le loro opere le condizioni, le sfide e le criticità presenti nel mondo dell’occupazione contemporanea: Andrea Bowers, Pablo Bronstein, Claire Fontaine, Tyler Coburn, JeremyDeller, Kevin Jerome Everson, LaToya Ruby Frazier, Elisa Giardina Papa, Liz Magic Laser, AdamLinder, Sidsel Meineche Hansen, Mike Nelson, Charlotte Posenenske. Tra installazioni, sculture, video e performance, gli artisti non si prenderanno la briga di fornire soluzioni, ma solo spingere il singolo fruitore a interrogarsi sulla propria posizione occupazionale ripensandola anche alla luce di una dimensione più collettiva.