Vladimir Putin – l’uomo dallo sguardo di ghiaccio

Per qualcuno Putin è l’uomo forte che ha fatto diventare di nuovo grande la Russia, per altri è l’uomo che ha portato il Paese in una spietata dittatura. E oggi compie 68 anni

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Vladimir Putin

Vladimir Putin: lo zar ghiaccio, l’uomo forte della Russia da oltre vent’anni. Cresciuto nel KGB, prende il potere nel 2000, e da allora è il capo assoluto della Russia. Ha messo a tacere giornalisti, oppositori. A giugno di quest’anno, attraverso un referendum, è riuscito a cambiare gli articoli della Costituzione, garantendogli la possibilità di rimanere in carica fino al 2036. E’ il simbolo dei leader che vogliono basare il proprio Paese su un modello autoritario. Oggi compie 68 anni.

Valdimir Putin – lo “zar” di ghiaccio

Vladimir Vladimirovic Putin nasce il 7 ottobre del 1952 a Leningrado, l’attuale San Pietroburgo. Nel 1970, si iscrive all’università, dove studia diritto e lingua tedesca, e nel tempo libero si dedica alla pratica del judo, sport di cui è sempre stato un grande sostenitore.

Nel 1975, Putin entra a far parte del KGB, dove è chiamato a occuparsi del controspionaggio. Prima viene trasferito al Dipartimento Estero dei Servizi Segreti, 10 anni dopo, viene inviato a Dresda, nella Germania dell’Est, dove prosegue la sua attività di controspionaggio politico.

Prima di partire per Dresda, sposa Ljudmila Putina, dalla quale ha due figlie, Maria ed Ekaterina.

Dopo la caduta del muro di Berlino, Vladimir Putin ritorna a Leningrado, dove diventa il braccio destro del sindaco della città, Antoli Sobciak. La sua prima esperienza politica termina nel 1996, quando Sobciak perde le elezioni. Tuttavia, la sconfitta del sindaco si rivela un’opportunità per il futuro presidente. Infatti, l’allora presidente Boris Eltsin lo chiama al suo fianco.

Inizia così la scalata di Vladimir Putin verso il potere.

La scalata di Putin verso il potere

Putin prima è il vice del potente Pavel Bordin, che gestisce l’impero dei beni immobiliari del Cremlino, poi capo dei servizi federali di sicurezza (FSB, il nuovo KGB). Infine, copre la carica di capo del consiglio di sicurezza presidenziale.

La sua fortuna arriva quando, il 9 agosto 1999, Boris Eltsin si ritira a causa del suo stato di salute. Tuttavia, la sua ascesa al potere si deve agli attacchi dinamitardi che colpirono alcuni edifici residenziali tra il 4 e il 16 settembre 1999 nelle città di Mosca e Volgodonsk. In questi attacchi vi furono più di mille morti, nonché oltre 300 feriti. Putin, che allora era Primo Ministro e candidato a successore di Eltsin, ne approfittò della situazione per presentarsi come l’uomo forte della Russia.

Putin si presenta davanti a milioni di spettatori, promettendo che i colpevoli l’avrebbero pagata, e incolpa senza prove i separatisti ceceni.

Pochi giorni dopo gli attacchi, Putin ordina il bombardamento di Grozny, capitale cecena. Tuttavia, nessuna organizzazione cecena ha mai rivendicato la responsabilità di queste esplosioni. Anzi, pare che in realtà sia stata proprio la FSB a piazzare gli ordigni nei palazzi.

Diversi ex agenti della FSB rivelano che gli attacchi facevano parte di una strategia coordinata dall’organizzazione per permettere a Putin di arrivare alla presidenza. Uno di questi era Alexander Litvinenko, che venne ucciso con una sostanza radioattiva nel 2006, mentre si trovava nel Regno Unito.


La Russia di Putin, lo “Zar” del Cremlino


L’amministrazione oligarchica di Vladimir Putin

Inizia così la carriera presidenziale dello “zar di ghiaccio”, che diventa definitivamente presidente il 26 marzo del 2000. Nei suoi vent’anni di presidenza, egli trasforma la Russia in uno Stato oligarchico e autoritario, dove gli oppositori e i giornalisti vengono messi a tacere, se non uccisi.

Nel 2014, con un referendum “truffa”, riesce ad annettere la penisola di Crimea alla Russia. Con Putin, il Paese torna ad avere un ruolo chiave all’interno delle superpotenze mondiali. Cerca anche di interferire nelle elezioni di molti Paesi, al fine di seminare caos a vantaggio della Russia.

Il Cremlino ha interferito nelle elezioni americane del 2016, allo scopo di favorire la vittoria dell’attuale presidente Donald Trump. Pare che stia succedendo qualcosa di analogo anche nelle elezioni correnti. Secondo i servizi segreti britannici, avrebbe interferito anche nel referendum Brexit.

Putin riesce ad estendere l’influenza di Mosca anche in Medio Oriente e in nord Africa.

Oggi, Putin non sarebbe più potuto essere rieletto. Ha così indetto un referendum per cambiare la Costituzione. Questa riforma costituzionale gli permette di candidarsi per altri due mandati, e di farlo rimanere in carica fino al 2036.

Ha quindi rimandato il problema di trovare un successore, che dovrebbe essere una persona disposta a coprire tutte le malefatte del governo Putin, così come lui aveva fatto con Boris Eltsin.