Viviamo in una realtà virtuale?

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Immagina che tutto quello che vedi in questo momento, che assapori, che assaggi, che senti o che sperimenti e che conosci, sia solo un’ illusione, che non sia reale e che sia fittizio.

L’ idea che la nostra realtà fisica possa essere nient’ altro che una simulazione o una storia immaginaria, è un concetto teorizzato dalla scienza in modo serio, uno scenario plausibile al momento di spiegare la struttura dell’universo che percepiamo attraverso i nostri sensi e l’ intelletto. Non è nemmeno una narrazione nuova. Platone per primo fece riferimento a questo concetto con il suo mito della caverna, affermando che quello che vediamo potrebbe non essere reale ma una proiezione di qualcosa d’altro. Ora più che mai, con l’esistenza dei computers, possiamo immaginare in modo più accurato che in effetti qualcosa di strano accade con la nostra realtà e che noi stessi con le nostre rudimentali situazioni immaginarie possiamo creare un universo virtuale, anche nel futuro.

Films come Matrix e Inception fanno un chiaro riferimento alla realtà virtuale nella quale è possibile che viviamo.

Questa è una lista di tre ragioni che dimostrano le possibilità che offre l’ipotesi di simulazione.

Numero tre: la realtà si crea al momento di contemplarla.

Videogiochi come Minecraft e GTA contengono universi immensi in termini di programmazione e uso di risorse. Non è redditizio seguire, ma neanche possibile eseguire, tutto il mondo virtuale contemporaneamente. La cosa più efficiente risulta mostrare l’interazione con il mondo solo dove e quando l’ osservatore cosciente si trova. L’universo o la realtà del gioco, anche se già programmata, si costruisce mano mano che l’osservatore si muove e interagisce con l’ambiente più immediato. La simulazione non ha bisogno di seguire una porzione dell’universo lontano dell’osservatore, semplicemente perché l’osservatore non ne ha bisogno.

No, questa non è una pazzia. In fisica quantistica c’è un esperimento chiamato “La doppia fessura” che in qualche modo illustra questo concetto. Facciamo un esperimento mentale: mettete davanti a una parete un muro con una fessura, mettete un cannone che spara delle biglie una alla volta: le biglie passeranno attraverso la fessura lasciando un segno sul muro.

     

Ora facciamo la stessa cosa, però con due fessure. E’ chiaro ed è logico che alcune biglie colpiranno la parete passando attraverso una fessura o l’altra ottenendo, fra le altre cose, due segni verticali che rispecchieranno le fessure come questi:

  

Però facciamo la stessa cosa sparando degli elettroni.

Gli elettroni sono come delle biglie, ma molto minuscole. Sono delle particelle con massa come le biglie, però ad un livello subatomico.

Vale a dire che a livello quantistico, le cose che costituiscono la realtà si comportano in maniera strana, molto strana. Facendolo con una sola fessura il segno  previsto si forma,

 

però quando si fa con due, ci troviamo di fronte ad una sorpresa:

i segni che vedete formano quello che viene chiamato “Modello di interferenza”

Come è possibile? Da dove passano gli elettroni? Attraverso una fessura o tra tutte e due? Però come formano questo modello?

Come si suppone che questo possa accadere? Dovrebbe accadere solo con onde, come la luce, ma non con materia.

Mettiamo ora un sensore per osservare quello che accade.

Una volta che ripetiamo l’esperimento però guardando da vicino (il sensore), gli elettroni si comportano come se avessero vita, è come se prendessero delle decisioni, se passare attraverso una fessura o l’altra o formare un modello come quello che ci aspettavamo dall’inizio. La cosa curiosa è che se togliamo il sensore (l’osservatore), di nuovo si forma il modello di interferenza. In fisica questo è un mistero.

Molti ipotizzano che questo implichi che la realtà si costruisca quando un osservatore cosciente è presente, vale a dire che diverse parti della realtà vengono eseguite solo quando la tua consapevolezza di osservatore è lì, come in Minecraft o GTA.

Numero due: l’ universo è analogico o digitale?

La differenza fondamentale fra un sistema digitale e uno analogico è questa: immaginiamo il contachilometri di un veicolo. Si può considerare che il misuratore con la lancetta sia analogico, mentre quello con le cifre sia digitale. La differenza risiede nel fatto che l’ago attraversa lo spazio fisico da un numero all’altro e percorre questo spazio fisico infinitamente divisibile mentre la lancetta passa attraverso tutti i punti. Nel caso del misuratore digitale, c’è una chiara demarcazione tra un punto e l’altro, vale a dire che le divisioni tra un numero e l’altro non sono infinite ma limitate.

Possiamo considerare in questo modo anche la camera fotografica digitale con un numero determinato di colori. La macchina cattura l’immagine attraverso un numero finito di pixel ricettori, conosciuti come photositi, di modo che tutto quello che non viene captato dai sensori si perde durante la rappresentazione dell’immagine che risulta così formata da un numero finito di pixel o colori. Al contrario, una camera fotografica analogica lascia passare tutta la luce dell’ immagine e la imprime in un film fotografico, captando in teoria tutti i colori che la luce dell’ immagine offre.

Può essere un concetto complicato, però cercate di più su questo, vi invito a cercare su questo affascinante problema. Ma allora, come abbiamo detto, l’universo è analogico o digitale? Un sistema digitale, a differenza di uno analogico, ha un elemento essenziale inprescindibile che compone tutto il resto, vale a dire che è un sistema fabbricato o, che è la stessa cosa, creato artificialmente da qualche tipo di intelligenza.

Nell’antichità e fino a non molto tempo fa, l’atomo era la parte indivisibile della realtà, fino a quando non è stato scoperto che l’atomo stesso è diviso in particelle subatomiche. Il protone, il neutrone e l’elettrone erano quindi considerate le particelle indivisibili della materia e quindi della realtà. Più recentemente si è scoperto che a loro volta queste particelle sono divise in altre parti più elementari. Tenendo questo in conto, non si può affermare con certezza se l’universo sia digitale o no. Recentemente un gruppo di ricercatori di particelle è stato in grado di dimostrare che l’universo è certamente digitale è che questo potrebbe significare che è stato fabbricato in forma artificiale. Potrebbe voler dire che probabilmente è una simulazione. Questo approccio fa parte della teoria denominata “dei campi” (in inglese Quantum field theory o QFT), un concetto complicato è più lungo da spiegare. Per coloro che sentono curiosità, potranno trovare dei siti in internet dove si spiegano questi concetti in forma semplice e divertente. Però, cosa succede quando si è dimostrato che l’universo è probabilmente digitale?

Numero uno: universi multipli.

L’idea che l’universo che si può osservare sia solo una parte della realtà fisica, ha dato alla luce il concetto di multiverso. Questa teoria afferma che esistono universi paralleli con diverse leggi fisiche e costanti che li governano. La domanda che sorge conseguentemente è: perché ce ne sono così tanti? Perchè sono lì? E’ possibile che se viviamo in una simulazione, gli universi multipli siano multiple simulazioni eseguite nello stesso tempo? Però, con che finalità? Chi vuole, chi è l’essere, chi sono gli gli esseri che hanno creato queste simulazioni? Chissà, forse vogliono osservare diversi risultati con diverse variabili usando diverse simulazioni di universi paralleli.

Questa storia ci fa riflettere su una domanda ancora più misteriosa: noi esseri umani creiamo simulazioni rudimentali per prevedere il clima, calcolare traiettorie di lanci di satelliti nello spazio e persino per affrontare problemi come il cambiamento climatico.

Le simulazioni sono molto utili, anche se sono molto limitate come le nostre, e possiamo prevedere situazioni che si verificheranno dopo settimane, mesi o anche anni. E’ possibile che in un futuro la nostra specie dovrà affrontare un problema catastrofico che coinvolga la nostra scomparsa e dobbiamo usare per allora le nostre avanzate simulazioni per trovare una soluzione al nostro problema. Creeremo quindi una simulazione con vita all’interno per prevedere il nostro proprio destino e trovare una possibile soluzione? Quindi, cosa accade se siamo parte di una simulazione che qualcuno sta utilizzando per risolvere alcuni dei suoi problemi? E se la specie umana, cioè noi, fossimo solo simulazione? Non importa, non si sa, non sai se quello che pensi siano realmente ricordi del tuo passato o cose di un codice di programma nella tua mente, non sai nemmeno se la tua mente esiste veramente! La cosa peggiore di tutto è che in una realtà simulata, gli essere simulati non possono dimostrare se stessi e se si trovano in una simulazione o no, però gli elementi che hanno a disposizione, sono simulati. Non lo sapremo mai.

Come le SIM che  non sapranno mai se le loro simulazioni sono delle cose simulate nei circuiti di silicio fabbricati da noi.

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