di Michela Zanarella

Dopo il successo del romanzo “Gli occhi di mia figlia”, Vittoria Coppola torna a conquistare i lettori con il suo nuovo libro “Immagina la gioia”, edito da Lupo Editore. Vittoria Coppola vive a Taviano, in provincia di Lecce. E’ laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale.

 

D- Nel tuo sito ufficiale scrivi: “La passione assoluta che muove le mie giornate è la scrittura.” Quando e perché hai iniziato a scrivere? Quanto hanno inciso gli studi e la tua formazione personale in questa passione?

R- Scrivo da sempre. La scrittura è il veicolo delle mie emozioni, delle mie gioie come dei miei timori. Attraverso le pagine e la penna, do voce a me stessa. Sono laureata in Comunicazione Linguistica Interculturale, prima ancora ho acquisito il diploma all’Istituto tecnico commerciale, dunque non ho dei veri e propri studi classici alle spalle. Ma l’amore per la letteratura l’ho scoperto ugualmente: quello, se esiste ed è profondo, ti viene a trovare e non ti lascia. La lettura, poi – sempre più presente nelle mie giornate – ha certamente sollecitato la fantasia e la voglia di condividere le mie pagine con gli altri.

 

D-“L’amore è unico: a volte nasce dal niente, cresce con niente, si spezza per niente”. Questa  frase compare sulla quarta di copertina del tuo romanzo, “Gli occhi di mia figlia”, uscito nell’autunno del 2011 con Lupo Editore e ripubblicato nel gennaio 2012 da Edizioni A Nord Est e Lupo Editore. Cos’è per te l’amore? Cosa ti ha spinto a scrivere il romanzo? Quale messaggio vuoi che venga percepito dal lettore?

 

R- L’amore è essenza delle giornate, in ogni sua forma: l’amore ed il rispetto di se stessi, l’amore per il proprio compagno di vita, per i figli come per i genitori. L’amore per i propri sogni, il proprio lavoro. Come sarebbe possibile andare avanti se non fosse nostro fedele alleato? Amore e desiderio ci danno forza e volontà di essere. Ho scritto Gli occhi di mia figlia dopo un lungo periodo di osservazione della realtà. Nonostante la storia che racconto sia collocata temporalmente negli anni Settanta, credo che le sfumature della famiglia di Dana, siano senza tempo. Con i miei romanzo non voglio certamente insegnare nulla. Bensì, mi piacerebbe che il lettore fosse indotto con dolcezza alla riflessione. Con Gli occhi di mia figlia si può riflettere sull’importanza della verità e del dialogo all’interno della famiglia, tra madre e figlia in particolare, poiché è la maternità, il tema portante della narrazione.

 

 

D-“Gli occhi di mia figlia”, nel Natale 2011, è  stato premiato dalla Redazione di Billy il vizio di leggere, rubrica del TG1 Focus, come “Miglior Libro sotto l’albero”. Secondo te quali sono i fattori che hanno determinato il successo del libro?

R-Gli occhi di mia figlia credo abbia dato la possibilità al lettore di identificarsi con i protagonisti e con la vicenda in sé: ritengo sia stato e sia ancora questo, il suo punto di forza.

 

D-Dopo “Gli occhi di mia figlia” è uscito a novembre  “Immagina la gioia”, edito da Lupo Editore, cosa lega queste due pubblicazioni? Qual’ è la tua definizione di gioia?

R- La gioia è un qualcosa che va ricercato dentro di sé, dandosi il tempo giusto per farlo. Non occorre affrettarsi. Immagina la gioia ha in sé la voglia di raccontare al lettore la tranquilla quotidianità di una famiglia unita e solida – come possono essercene tante – che, ad un certo punto, fa i conti con il tempo che passa e che non basta mai. Il tempo di trovarsi e ritrovarsi, il tempo di capirsi, e di scoprirsi indispensabili l’uno per l’altra. Tema portante è il rapporto intenso e complesso tra un fratello ed una sorella, separati da dieci anni di differenza d’età.

 

 

D- Una riflessione sulla piccola e media editoria in Italia.

 

R- La piccola editoria italiana rappresenta una risorsa per il nostro Paese. Perché attiva e viva. Credo che negli ultimi tempi, grazie a nuove forme di comunicazione (una fra tutte: internet) stia riuscendo a farsi vedere e a farsi apprezzare dai lettori. Che sono estremamente attenti alla qualità delle pubblicazioni. Le fiere del libro, poi, sono occasioni importanti. Spererei che in ogni città ce ne fosse una. Sarebbe occasione di condivisione e partecipazione alla cultura: una meraviglia.

 

D- Qual è secondo te il libro che ha segnato la storia della letteratura italiana?

 

R- Indicare un solo libro è per me impossibile. Dante Alighieri ha parlato dell’amore e della donna, definendola portatrice di beatitudine e bellezza. Moltissimi altri autori, nelle loro opere senza tempo, hanno testimoniato l’importanza dei sentimenti nella crescita personale di ognuno. Dunque, per me, tutti loro hanno impreziosito la letteratura italiana, rendendola fonte di gioia e riflessione. Tutti loro sono un punto di riferimento per chiunque voglia emozionarsi leggendo.

 

D- Progetti per il futuro.

 

R- Voglio continuare a scrivere, perché significa continuare ad esprimere me stessa. Nella speranza e volontà di essere autentica e sincera. Sempre.

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