Virus più contagioso ma non più letale

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virus più contagioso

In molti in questi giorni si stanno chiedendo se è vero che il Covid-19 è mutato: virus più contagioso, dicono in molti, non più letale. A leggere le pagine di molti giornali, soprattuto di quelli oltre oceano, sembrerebbe cosi. Sembrerebbe, infatti che il Sars-CoV 2 ha mutato in alcune parti che hanno reso la sua contagiosità più alta e quindi, dal punto di vista evoluzionistico, la sua storia una storia di successo planetario.

Chi dice che è un virus più contagioso?

Questa affermazione è stata fatta dai ricercatori di tre università di La Crosse, in Wisconsin, negli Stati Uniti. Qui, come riportato dal Sole24ore, in un mese ci sono stati più di 2.000 contagi, e due decessi tra ragazzi che avevano tra i 17 e i 29 anni. I ricercatori hanno scoperto che tutti erano stati contagiati da una tra due possibili varianti del Covid-19. Il caso è stato riportato su MedRXiv e ora sono in attesa della revisione del lavoro.

La mutazione

Tra le due mutazioni sembrerebbe che ce ne sia una in particolare che è riuscita ad avere maggiore successo a livello mondiale: si chiama D614. E pare si sia diffusa in tutto il mondo, e soprattutto in Europa, Nord America, alcune zone dell’Asia e in Australia. Ora arriva dalle pagine di Nature una conferma: la mutazione D614G rende il virus più contagioso, ma non più letale. Per fortuna sembra che questa mutazione, che riguarda una parte del virus chiamata spike, non sia di intralcio allo svviluppo dei vaccini.

Gli ultimi studi sul ceppo del virus più contagioso

Arrivavno notizie anche dsll’Università del Texas di Galveston, dove alcuni ricercatori hanno coltivato il virus mutato e condotto una serie di esperimenti. Sono riusciti a dimostrare che questo ceppo è più efficiente dell’originale per quanto riguarda le prime vie aeree quali naso, cavo orale e trachea, mentre non sembra riuscire a fare altrettanto nei polmoni. Ecco perché è più infettivo: si riproduce meglio.

Ci sono poi alcuni studi, pubblicati sempre su MedRXiv, che parlano di incidenza rispetto ai gruppi sanguigni. I ricercatori del progetto internazionale COVID-19 Host Genetics Initiative sono in attesa della revisione di uno studio che dimostra che il gruppo sanguigno zero sarebbe più protetto, quelli A e B sono invece associati a più rischi.


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