I virus influenzali ci costano più di 10 miliardi

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I linfonodi umani

L’inverno è alle porte e, come ogni anno, porta con sé un’ondata influenzale che costringe a letto tante persone. Gli esperti hanno stimato che per questo inverno l’influenza sarà di entità media, ma colpirà circa 5 milioni di italiani, non solo nel loro sistema immunitario, ma anche nel portafoglio. Il primo studio sull’incidenza economica delle sindromi influenzali e parainfluenzali ha infatti calcolato che questa comunissima malattia ha un costo di più di 10 miliardi all’anno, di cui 8,6 sono sostenuti dalle famiglie e il restante 2,1 è a carico dello Stato. Cifre da capogiro, degne di una piccola manovra finanziaria. Lo studio è stato condotto per la prima volta in Italia per valutare l’impatto economico e produttivo che ogni anno ha l’ondata influenzale. Un’indagine telefonica, condotta su un campione rappresentativo di oltre mille italiani e presentata in questi giorni a Venezia in occasione del XIX Congresso nazionale della Società italiana di pneumologia.

Italiani a letto, meno produttività e più spese in farmacia

Con il manifestarsi dei primi sintomi influenzali la maggior parte degli italiani si reca subito in farmacia per fare scorta di medicinali di fascia C, interamente a carico dei cittadini, come antinfiammatori, mucolitici, antitosse e areosol, spendendo in media 250 euro a famiglia. Per il Servizio sanitario nazionale, invece, i costi sono più contenuti, stimati attorno a 62 euro per famiglia, perché sono limitati ai pazienti che hanno delle complicazioni sanitarie dovute al virus influenzale e che devono farsi ricoverare per essere curati. Per le famiglie, inoltre, l’influenza incide economicamente soprattutto per le ore non lavorate. Secondo lo studio, infatti, la maggior parte dei costi è da imputare all’assenteismo lavorativo e scolastico. Una spesa silenziosa, che tuttavia grava molto sulle spalle dei cittadini e che ha conseguenze anche sul Prodotto interno lordo: l’assenza da lavoro di operai, talvolta molti concentrati in pochi giorni, porta a una minore produttività. Come spiega Stefano Nardini, presidente della Società italiana di pneumologia, “la spesa relativa alle giornate lavorative perse per influenza e sindromi simil-influenzali non è percepita dai cittadini, ma ha un impatto molto rilevante per la società. I costi diretti e indiretti di queste patologie sono molto elevati per le famiglie italiane e questi dati sono molto importanti perché costringono a confrontarci con la necessità della prevenzione. Influenza e sindromi parainfluenzali consumano le risorse del Ssn per i costi diretti dovuti all’assistenza dei soggetti ad alto rischio, ma drenano un enorme quantità di denaro fra i più giovani per i costi indiretti dovuti alla perdita di produttività. Complessivamente, si tratta di un esborso enorme per il Paese: è perciò senz’altro opportuno rivalutare le strategie di prevenzione per le diverse fasce d’età”.

I vaccini, poco utilizzati ma utili per abbattere i costi

In tutto il mese di ottobre partirà la campagna per la vaccinazione antinfluenzale promossa dal ministero della salute. Dallo studio emerge che sono ancora molto bassi i costi sostenuti dalle famiglie per i vaccini antinfluenzali, che si attestano sui 2,40 euro per famiglia. Una notevole discrepanza tra quanto le famiglie sono disposte a pagare per arginare i sintomi dell’influenza e la minore spesa che potrebbero sostenere per un vaccino che consentirebbe di evitare buona parte di queste infezioni virali. Come ha spiegato Roberto Dal Negro, responsabile del  Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria (Cesfar) di Verona, che ha condotto la ricerca in collaborazione con Research & Clinical Governance di Verona e AdRes Health Economics and Outcome Research di Torino, “nonostante il 70% degli intervistati consideri essenziale la vaccinazione solo il 14% si vaccina ogni anno e circa il 60% non lo ha mai fatto. Questo risultato fa riflettere sul fatto che ci sia ancora una scarsa conoscenza del problema da parte dell’opinione pubblica”. Il vaccino antinfluenzale è gratuito e fortemente consigliato per le fasce più deboli, come malati cronici, bambini, anziani e donne in gravidanza. Da quest’anno, inoltre, sarà gratuito anche per i donatori di sangue. Non sono da sottovalutare, infatti, le complicanze che possono derivare dai virus influenzali. “Si tende ancora troppo spesso a banalizzare quelle che sono le complicanze respiratorie causate dall’influenza” spiega Nardini, “prima fra tutte le polmoniti post-influenzali, che vanno invece riconosciute e trattate tempestivamente. Perché non dobbiamo dimenticare che l’infezione virale, quale è l’influenza, specialmente in chi ha già patologie croniche, può aprire le porte alle infezioni batteriche, aggravando di fatto la prognosi del paziente”.

Sono dello stesso parere anche i pediatri, che consigliano la vaccinazione per i bambini al di sopra dei sei mesi di vita. Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria avverte: “Sarebbe auspicabile che anche in Italia si arrivasse a un vaccino universale contro l’influenza per tutti i bimbi sotto i 6 anni. Tantissimi infatti sono ogni anno i piccoli che vengono ricoverati o accedono al pronto soccorso per patologie legate a complicanze del virus influenzale. Sopra i 6 mesi di vita il vaccino antinfluenzale può esser somministrato a chiunque. Per proteggere i neonati sotto i sei mesi, invece a vaccinarsi possono e dovrebbero essere i genitori e i famigliari a stretto contatto”.

Una spesa più contenuta rispetto ai medicinali di fascia C, più costosi e interamente a carico del cittadino, che consentirebbe di limitare i casi di influenza, diminuendo così i costi da sostenere, per le famiglie e per lo Stato, ed evitando il decremento del Pil nei periodi di maggiore incidenza dei virus.

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