Secondo una recente indagine compiuta e concrettizatasi nell’istituto Demoskopika, nel corso degli ultimi anni, denunce e arresti per violenze sessuali sono state numerosissime. Hanno riguardato persone dello più svariato genere, dagli italiani (61% dei casi), ai romeni (8,6%), dai marocchini (6%) agli albanesi (1,9%) e ancora ai tunisini (1,3%). Lo standard delle vittime è rappresentato nel più del 60% dei casi da donne italiane e addirittura un caso su quattro coinvolge un minorenne.

La media registrata è di 11 stupri al giorno, quattromila ogni anno, numeri da capogiro che sconcertano e spaventano. Milioni di donne che soffrono e subiscono, spesso all’interno delle mura domestiche. Stando ai dati Istat, un milione e 157mila donne sono state vittime di almeno una violenza sessuale nel corso della vita, tanto che siano stati stupri tanto che tentati stupri. Eppure, dalle denunce degli ultimi anni, si registra un piccolo calo: 6% in meno tra il 2014 e il 2015 e 13% in meno dal novembre 2015 al novembre 2016.

Sembra paradossale per il ripetersi quotidiano di fatti di cronaca con al centro violenze sulle donne, eppure persino gli ultimi dati del Viminale confermano la diminuzione delle denunce per stupro: le violenze sessuali tra gennaio e luglio 2017 sono state 2.333, mentre l’anno precedente 2.345. Gli aguzzini sono quasi  sempre gli italiani (1.534 nei primi sette mesi del 2017 contro i 1.474 dello stesso periodo del 2016), tuttavia è aumentata la percentuale di immigrati che sono coinvolti in questo reato, infatti gli stranieri denunciati per violenza sessuale sono infatti 904 da gennaio a luglio 2017, poco meno dei 909 dello stesso periodo del 2016.


I dati sembrano chiari, danno un apparente quadro trasparente di una vera e propria piaga sociale che incute terrore nelle donne, ma la realtà è ben diversa da tabelle e statistiche. Il reato di violenza sessuale,al contrario di altri, non viene sempre denunciato.Le aggressioni denunciate sono minime rispetto a quelle che davvero si verificano: la stragrande maggioranza di esse avviene in famiglia per opera del partner oppure di una persona conosciuta, e sono questi i casi insabbiati e mai denunciati. Se poi si pensa agli stupri di immigrati a danno di donne loro connazionali o l oro consorti, allora il numero di stupri nascosti aumenta a dismisura. Tra le donne che si rivolgono ai centri di accoglienza, gli episodi davanti a cui ci si ritrova sono quelli di violenza domestica e nell’80% sfociano in atroci scenari di violenza sessuale.

Il risvolto peggiore di queste situazioni infernali che le donne subiscono è dato dalle conseguenze psicologiche che si presentano all’indomani dell’abuso. Nel 2002 lo studio  Enveff (Enquête nationale sur la violence enver les femmes en France) ha dimostrato che nei primi 12 mesi successivi allo stupro, le donne hanno il desiderio suicidarsi, quasi il 59% sviluppa disturbi depressivi o abuso alcolico e, possono anche presentarsi patologie ginecologiche, disturbi alimentari, autolesionismo e difficoltà a gestire i figli.

In particolare, nei primi giorni e fino a un mese si parla di “Disturbo Acuto da Stress” (ASD): l’evento traumatico viene rivissuto costantemente,si vive male, si pensa costantemente al male ricevuto,si dorme male o non si dorme affatto. La mente della vittima vive di “flashbacks”, brutti ricordi, difficoltà di concentrazione. Infine il disturbo può persistere così a lungo, da avere un’evoluzione negativa al punto tale da necessitare di cure psichiatriche, psicologiche e farmacologiche. Ma al di là dei sintomi e dei disturbi, le vittime si distruggono per le emozioni negative che si portano addossso: vergogna, senso di colpa, rabbia, difficoltà nei rapporti interpersonali e nelle relazioni affettive. In persone non adeguatamente assistite da un punto di vista psicologico, che non si siano sottoposte a psicoterapia o analisi, talvolta associata a una terapia farmacologica, persiste anche per tutta la vita.

Esistono comunque dei modi per aiutare la vittima a superare il brutto e disumano atto subito. Ad esempio il senso di giustizia o il fatto che chi ha commesso l’abuso venga punito  venga riconosciuto pubblicamente per ciò che ha fatto: così la donna si sente dalla parte giusta, quella degli innocenti, quella di coloro che non hanno colpa, e assume una consapevolezza che le dà coraggio e forza per andare avanti, lasciandosi il passato alle spalle e il brutto ricordo.

Le vittime di stupro hanno la necessità di essere capite ma anche protette e rassicurate, ed è dunque di vitale importanza che qualcuno si occupi di loro, magari la famiglia e un terapeuta, cercando di porre riparo alle ferite inferte al corpo e alla mente.
Esistono comunque Centri antiviolenza per le donne, riuniti nel coordinamento nazionale D.i.RE, che ha redatto delle linee comuni di intervento sulla presa in carico della violenza alle donne. Il lavoro purtroppo è solo da poco avviato perché, secondo le esperte,qui in Italia manca una vera e propria cultura della violenza di genere, e ci sono pochi centri specializzati per la cura del trauma.

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