Violenze nel Tigray: Abiy Ahmed nega l’evidenza

Il governo etiope ha negato le accuse di pulizia etnica nei confronti del popolo tigrino.

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Violenze nel Tigray

Addis Abeba ha respinto le accuse di violenze nel Tigray. Alcune importanti organizzazioni internazionali e il governo americano hanno chiesto ad Abiy Ahmed di interrompere le operazioni di pulizia etnica nella regione. Il governo di Addis Abeba ha negato le accuse, rendendosi disponibile a partecipare a una commissione di inchiesta internazionale.

Violenze nel Tigray: cosa sta avvenendo nella regione etiope?

Il conflitto, ormai in atto da novembre nella regione tigrina sta provocando violenze e rappresaglie contro la popolazione civile. I soldati Etiopi, con la complicità dell’esercito eritreo stanno commettendo, ormai da mesi, operazioni di pulizia etnica contro i cittadini del Tigray. A confermarlo, oltre all’UNHCR, anche Amnesty International e il governo degli Stati Uniti. Quest’ultimo, tramite il proprio segretario di stato, Antony Blinken, mercoledì scorso ha condannato gli atti di “pulizia etnica” in atto nella regione. Gli Americani hanno inoltre dichiarato di non accettare che le forze federali di Addis Abeba stiano commettendo violenze contro civili inermi. Nel Tigray, ormai da mesi è in corso una vera e propria pulizia etnica. Il Primo ministro Abiy Ahmed, accecato dal potere, sta uccidendo centinaia di suoi concittadini in una guerra che giorno per giorno sta mietendo migliaia di vittime.

Violenze nel Tigray: Abiy Ahmed non vuole ammettere il fallimento

Le operazioni militari contro il TPLF, il partito che governava la regione autonoma tigrina sono in atto ormai da più di quattro mesi. Abiy Ahmed, il 28 novembre scorso, aveva annunciato la vittoria di Addis Abeba contro i “ribelli tigrini”. Il presidente, però, ha dimenticato di dire che che il proprio esercito avrebbe continuato a combattere nella regione. Abiy Ahmed “premio Nobel” ha voluto nascondere al mondo il proprio fallimento. Non riuscendo a catturare i membri del TPLF, infatti, le truppe etiopi hanno proseguito la guerra uccidendo migliaia di civili inermi.

Abiy Ahmed aveva cantato vittoria, ma nascondeva la realtà

I combattimenti non erano ancora terminati e il governo etiope, per continuare la sua opera di sterminio, chiedeva alla vicina Eritrea di continuare a fornire truppe per il conflitto. Il risultato dell’inadeguatezza di un presidente forse troppo osannato è sotto gli occhi di tutti. Migliaia i civili uccisi e più di 100 mila profughi. Le richieste di corridoi umanitari da parte delle più importanti organizzazioni internazionali, sono state accolte con molto ritardo. Il governo etiope, infatti, per molti mesi ha negato il soccorso ai civili feriti.

Violenze nel Tigray: Abiy Ahmed contro Washington

Mercoledì scorso il segretario di stato americano è intervenuto sulla guerra del Tigray. Antony Binken, preoccupato dalle notizie provenienti dall’Etiopia aveva chiesto ad Addis Abeba il rispetto dei diritti umani nella regione tigrina. Washington aveva inoltre invocato il ritiro delle forze etiopi ed eritree dalla regione. Il ministero degli esteri di Addis Abeba, dopo pochi giorni aveva risposto: “Queste accuse contro il governo etiope sono del tutto infondate”. “Le operazioni militari nel Tigray non possono essere definite come operazioni di pulizia etnica. il governo si oppone a queste accuse”.

L’Eritrea complice di Addis Abeba

Sia Asmara che Addis Abeba continuano a negare il coinvolgimento di militari eritrei nel conflitto tigrino. Rispondendo alle accuse americane, infatti, l’esecutivo etiope non è intervenuto in merito alla richiesta di ritiro delle truppe di Asmara. Lo stesso premier Abiy Ahmed ha sempre negato la presenza dell’esercito eritreo in supporto alle truppe federali etiopi. Eppure alcune organizzazioni internazionali hanno fornito prove inconfutabili della partecipazione di soldati di Asmara alle violenze nella regione del Tigray. Anche gli Stati Uniti hanno chiesto a più riprese il ritiro dei contingenti di Asmara dalla regione.

Mentre il Primo ministro etiope Abiy Ahmed continua a negare le accuse di pulizia etnica provenienti dalla comunità internazionale, il conflitto tigrino continua. Truppe etiopi ed eritree continuano la loro opera di distruzione del Tigray. Il governo di Addis Abeba, in seguito alle accuse di pulizia etnica si è detto disponibile ad indagare, con la collaborazione di esperti internazionali, sulle violenze avvenute nel corso del conflitto. Sembrerebbe un passo avanti per meglio comprendere gli avvenimenti che hanno provocato l’apocalisse tigrina. Ma, conoscendo Abiy Amhed, possiamo fidarci? O saranno i soliti proclami per prendere tempo ed evitare di ammettere il proprio fallimento nella crisi del Tigray?


Massacri nel Tigray: la denuncia di Amnesty International