“Oggi non c’è stato alcun referendum, è chiaro a tutti”. Sono queste le prime parole del premier spagnolo Mariano Rajoy in diretta alla tv nazionale, dopo una giornata di scontri e tafferugli in Catalogna per il referendum indipendentista.

Rajoy dichiara che lo “stato di diritto mantiene la sua forza, resta in vigore e reagisce – ha aggiunto – di fronte a chi vuole sovvertirlo”.

Il Premier spagnolo Rajoy durante il discorso alla nazione

Per il primo ministro il referendum in Catalogna sarebbe stato un’assurda sceneggiata e un ricatto di pochi. Nel suo discorso ha inoltre elogiato le forze di sicurezza dello Stato che hanno tenuto fede agli obblighi e “rispettato il mandato della Giustizia davanti ad un attacco così grave alla nostra legalità”.

“La maggioranza del popolo catalano non ha partecipato alla sceneggiata degli indipendentisti. Queste persone hanno dato prova di senso civico e grande rispetto per i principi che sono alla base della nostra convivenza: oggi abbiamo constatato la forza della democrazia spagnola”.

Il discorso alla nazione di Rajoy è stato seguito in diretta, sui maxischermi, anche da migliaia di cittadini, riuniti in Plaza Catalunya a Barcellona per conoscere i primi risultati del referendum. La folla catalana indipendentista ha salutato il discorso del premier con fischi e insulti nei confronti del leader del Partido Popular alla guida della nazione.

Il presidente catalano Carles Puigdemont, ha invece riconosciuto la validità del risultato alle urne e ha annunciato che ne trasmetterà i risultati al Parlamento catalano.

Le irruzioni della Guardi civil nei seggi

L’affluenza registrata alle urne, secondo i dati forniti dal portavoce del governo catalano Jordi Turull si attesta intorno ai 2 milioni e 263 mila persone (sui 5,3 milioni aventi diritto), di cui il 90% ha votato per il “Sì”, mentre il 7,8% per il “No”. In caso di vittoria del “Sì”, la legge approvata in agosto dal Parlamento catalano prevede che l’assemblea possa dichiarare l’indipendenza della Catalogna dal Regno di Spagna dopo 48 ore.

La violenza della reazione del governo di Madrid attraverso l’azione coercitiva della Guardia Civil ha palesato, forse per la prima volta nella storia di questo braccio di ferro interno al paese, un sentimento di astio che ha contribuito ad una spaccatura ancora più profonda nel cuore della Spagna. E chissà che i fatti di oggi non rendano ancora più difficile la strada del confronto e del compromesso equo.

L’ex presidente dalla Catalogna, coglie amareggiato la notizia degli scontri di oggi sentenziando che oggi “la Spagna ha perso la Catalogna”, e i suoi cittadini.

Le cifre, al termine di questa giornata, non sono affatto rassicuranti. 319 seggi sono stati assediati dalla Guardi Civil. I feriti causati dagli scontri contro i poliziotti sono 844, di cui alcuni, secondo fonti governative, molto gravi. Numerose, le cariche della polizia spagnola nella capitale catalana di Barcellona che hanno visto l’utilizzo di proiettili di gomma sparati sulla folla di manifestanti disarmati. Anche nei paesi più piccoli si sono avuti scontri e rappresaglie. Ad Aguaviva per esempio, la polizia spagnola ha caricato con i manganelli decine di persone che si erano stese a terra per impedire alla polizia il sequestro delle urne dai seggi elettorali.

Il presidente Puigdemont ha definito la repressione come una “vergogna che accompagnerà per sempre – in maniera negativa – l’immagine dello Stato spagnolo”.

Per il presidente della Generalitat de Catalunya, oggi, la sua provincia autonoma, si sarebbe guadagnata il diritto all’autonomia rispetto al resto della Spagna. Il portavoce del governo catalano denuncia all’Unione Europea le molte violazioni dei diritti umani avvenute oggi, dichiarando di non aver mai visto una simile violenza di stato dai tempi del franchismo.

Quasi a fine giornata arrivano le dichiarazioni del vice primo ministro del governo centrale di Madrid, Soraya de Santamaria, che si dice soddisfatto dell’operato delle forze di polizia e indica il trattamento riservato ai dimostranti indipendentisti come una punizione esemplare.

Si fa sempre più ampio il divario tra Madrid e Barcellona e sembra che una vera e propria crisi politica si stia per abbattere su tutto il paese. Alcuni già sussurrano sui social “guerra civile imminente”.

Intanto è stato convocato per martedì uno sciopero generale in tutta la regione catalana contro la repressione di Madrid.

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