Vino: Bruxelles propone meno alcol e più acqua

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Togliere alcol dal vino

Togliere alcol dal vino per creare etichette più bevibili o addirittura analcoliche: a lanciare l’allarme è Coldiretti, che ha reso noto i contenuti del documento della Presidenza del consiglio dei ministri Ue, in cui viene affrontata la pratica della dealcolazione parziale e totale dei vini. La proposta prevede di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua. Una notizia che arriva in uno dei momenti più difficili per il settore, che sconta un crollo del 20% del consumi all’estero nel 2021.

Le denuncia la Coldiretti

“È un mega inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino. Un prodotto nel quale vengono compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di un trattamento invasivo che interviene nel processo di trasformazione dell’uva”. Ma il tema va affrontato con equilibrio e senza pregiudizio, in quanto sostenuto dalla stragrande maggioranza degli Stati membri sotto una doppia spinta: la politica salutista portata avanti dai Paesi del Nord Europa, infatti, si intreccia con gli interessi economici dei grandi brand che vedono nella possibilità di produrre vino senza o con meno alcol un’occasione per aprire nuovi mercati.


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“Nulla è ancora stato deciso. […] C’è una discussione in corso e la decisione finale arriverà probabilmente a fine maggio, durante l’ultimo trilogo in cui verrà firmato l’accordo inter istituzionale tra Presidenza del Consiglio, Parlamento e Commissione europea”. E spiega: “La posizione di partenza del Parlamento era quella di dire no alla dealcolazione per i vini a denominazione. Lasciando la porta aperta per i vini da tavola. Mi sembrava una proposta più equilibrata, sulla quale ci potrà essere ancora dibattito. In ogni caso, non ne farei una questione troppo grossa perché l’accordo non obbligherà nessuno. Ogni Paese avrà la possibilità di recepire questa opportunità o di scrivere una norma più restrittiva e in ogni caso la parola finale spetterà alle singole denominazioni. E quindi ai consorzi”.


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