Vietnam: un luogo dove la libertà d’opinione non esiste

In Vietnam vive ancora il comunismo dittatoriale che tappa le bocche: lo sa bene Nguyen Quoc Duc Vuong, ragazzo arrestato per un semplice post facebook....

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Se nelle democrazie occidentali i social network sono ormai un luogo dove va di moda vomitare odio in faccia a sconosciuti e definirsi nostalgici di dittature che hanno dilaniato le nostre nazioni per secoli, è quasi ironico scoprire che nei paesi in cui una dittatura c’è per davvero avviene l’esatto opposto. In Vietnam, nazione che ha come attenuante l’aver dovuto combattere una guerra terribile ed ingiusta troppo recentemente (QUI PER APPROFONDIRE), le persone hanno modo di utilizzare i social network ma non possono in alcun modo utilizzarli per esprimere opinioni contrarie al regime, a meno che non vogliano essere zittiti.

In pochi, chiaramente, hanno il fegato di esprimere opinioni pro-democrazia su internet in paesi dove c’è la dittatura, sicuramente molti meno rispetto a quanti fanno l’opposto. Fra questi pochi troviamo Nguyen Quoc Duc Vuong, un ragazzo che è stato arrestato dalla polizia per un semplice post pubblicato su facebook, un aggiornamento di stato in cui coraggiosamente sottolineava un’idea di nazione diversa da quella in cui vive. Nulla di trascendentale dunque, ma abbastanza affinché venisse incriminato con l’accusa di aver portato avanti una “propaganda contraria alla Repubblica Socialista del Vietnam”, reato punito dall’articolo 117 del codice penale locale.

La polizia non si è neanche curata di indicare con precisione quale suo post sia la causa del procedimento: il pericoloso oppositore aveva infatti più di un aggiornamento di stato compatibile con quanto è punito dalla severa legge del Vietnam sulla propria bacheca, per cui è stato facile attribuire il provvedimento alla sua attitudine democratica ed alla moltitudine di post che ne erano derivati.

Vietnam: un mondo che sembra venire fuori da un passato ripugnante

Come se non bastasse, in base a quanto legiferato da altri articoli del medesimo codice, l’indagato non ha diritto a ricorrere ad un avvocato o a qualsiasi altra forma di tutela finché la polizia non ha concluso le proprie indagini: ne consegue una totale assenza di tutele contro un operato scorretto da parte delle forze dell’ordine, inclusa la tortura.

Proprio in questa situazione si trova attualmente Nguyen Quoc Duc Vuong, e tutto ciò ha infiammato non poco gli animi di chi cova in sé sentimenti simili al suo in una nazione così opprimente: nessuno dei post del ragazzo incitavano ad una rivolta violenta o comunque a qualcosa di simile, e la misura mostra chiaramente il vero volto di una nazione oppressiva che mira soltanto a mantenere l’ordine, senza curarsi del benessere dei propri cittadini. Molte associazioni internazionali stanno facendo pressione affinché il ragazzo, già oggetto di attenzioni particolari dalle forze dell’ordine locali, sia liberato, ma finora nessun risultato è stato raggiunto in tal senso.

Chi è Nguyen Quoc Duc Vuong? Ecco ciò che sappiamo

Nguyen Quoc Duc Vuong è un ventottenne come tanti, che vive in quartiere popolare ed ha partecipato ad alcune manifestazione non violente in passato proprio per chiedere una maggiore democrazia nella propria nazione. Un ragazzo come tanti, quindi, con un cervello non avvizzito ma ben funzionante: una persona che ha cercato quindi di smuovere animi, che ha pubblicato per almeno due anni post in cui parlava della situazione della propria nazione ma anche di varie tipologie di proteste che infiammavano altri luoghi (Hong Kong, e non solo).

Proprio questa sua attività è stata messa sotto attacco dalla polizia, che dopo averlo arrestato ha sottolineato come egli dipingesse una versione a loro avviso “distorta” del partito comunista ed offeso il regime e la memoria di Ho Chi Minh – come se fosse normale privare della libertà qualcuno che offre un proprio punto di vista su una vicenda, per quanto “sbagliato” questo possa essere. Vedremo come finirà questa storia, ma è chiaro a tutti come nessuna vicenda del genere potrà mai finire bene finché non sarà il popolo tutto a rivoltarsi contro la dittatura che lo opprime: la storia purtroppo si ripete, e non sarà mai possibile conquistare la democrazia senza combattere per averla.