Vicesindaco leghista di Sarzana viene rimpatriato dalla Cina perché clandestino

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“Sono stato trattato da immigrato clandestino”, ha commentato il vicesindaco leghista di Sarzana, recatosi in Cina per una missione commerciale: “Sono stato bloccato al mio ingresso in Cina e forzatamente rimpatriato, con la polizia italiana che mi attendeva a Malpensa e dopo essere stato trattenuto nell’area dogana dell’aeroporto di Pechino con le guardie a custodirmi quasi 15 ore, davvero un’odissea”.
In foto: Il vicesindaco si Sarzana, Costantino Eretta. Fonte: Facebook.
In foto: Il vicesindaco si Sarzana, Costantino Eretta. Fonte: Facebook.

Costantino Eretta è il vicesindaco leghista di Sarzana, in Liguria. Lo scorso 6 novembre è partito per la Cina insieme al sindaco di Mulazzo, Claudio Novoa, e al collaboratore del giornale Gazzetta della Spezia: una missione per mostrare ad alcune località cinesi i prodotti delle Regione e pubblicizzare le aziende di val di Magra-Lunigiana. Un viaggio che non è però andato per il verso giusto: “Sono stato trattato da immigrato clandestino“, ha commentato Eretta. “Sono stato bloccato al mio ingresso in Cina e forzatamente rimpatriato, con la polizia italiana che mi attendeva a Malpensa e dopo essere stato trattenuto nell’area dogana dell’aeroporto di Pechino con le guardie a custodirmi quasi 15 ore, davvero un’odissea“.

Eretta, dopo 30 ore complessive di viaggio, è atterrato a Pechino, dove però ha ricevuto una brutta sorpresa: “Salito sul volo della China Airlines all’aeroporto romano di Fiumicino ho tenuto il mio passaporto nella tasca interna della giacca che ho riposto nel stipetto sopra il mio posto. All’arrivo però il documento era sparito e non so dire se sia andato perduto o mi sia stato rubato. Ho subito fatto presente la cosa alle autorità locali e mentre la nostra delegazione partiva con tutti gli altri membri per rispettare il programma, ero convinto di risolvere la cosa denunciando lo smarrimento del passaporto“, ha spiegato il vicesindaco del Carroccio.

Ho mostrato la lettera di invito dal governo cinese, pensavo di raggiungere il gruppo in un secondo momento. Ma sono stato trattato come un clandestino, nessuno che parlasse un inglese accettabile o mi spiegasse perché non si volesse risolvere il problema. Sono stato 15 ore confinato in dogana, osservato dalle guardie, costretto a chiedere il permesso per recuperare da bere, mangiare o andare in bagno“. Eretta ha raccontato di aver avuto accesso al telefono, tramite il quale ha contattato il ministero degli Esteri a Roma e il consolato italiano a Pechino: “Loro mi sono stati vicini, chiamandomi spesso e rassicurandomi, ma la Cina mi ha espulso mettendomi su un aereo diretto a Milano dove ho trovato la polizia italiana ad attendermi. Ho chiesto un appuntamento immediato con l’ambasciata cinese a Roma e sto interessando la Lega“. Poi il vicensindaco ha concluso: “Ma faccio un appello a tutti gli schieramenti affinché si lavori perché un italiano in situazione analoga non subisca più quello che ho subito io“.

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