A 75 anni dall’uscita nelle sale, Viale del tramonto continua a essere uno di quei film che non smettono di parlare. Non solo perché è un capolavoro riconosciuto della Hollywood classica, ma perché la sua visione della fabbrica dei sogni – crudele, malinconica, lucidissima – sembra adattarsi perfettamente anche al presente. Proprio da questa persistenza nasce “Viale del tramonto di Billy Wilder”, il nuovo libro di Mauro Marchesini, appena arrivato in libreria per Gremese Editore, all’interno della collana “I migliori anni della nostra vita” diretta da Enrico Giacovelli.
Il volume non è una semplice “guida” al film: è un viaggio interpretativo che scava nel dettaglio, ricostruisce percorsi invisibili e rende protagonista tutto ciò che spesso resta sullo sfondo.
Un film che non è mai stato solo “un film”
Distribuito nel 1950 e vincitore di tre Premi Oscar, Viale del tramonto è molto più di una storia sul tramonto del divismo del cinema muto. Billy Wilder costruisce un’opera sospesa tra melodramma, noir e gotico hollywoodiano, dominata da atmosfere spettrali, luci espressioniste, stanze che sembrano mausolei e una tensione costante tra realtà e illusione.
Al centro, un rapporto che è anche uno scontro: quello tra un giovane sceneggiatore disilluso e una ex diva che vive intrappolata nel proprio mito, al limite della follia. La performance di Gloria Swanson nei panni di Norma Desmond resta una delle interpretazioni più iconiche e perturbanti della storia del cinema: non recita un personaggio, incarna un fantasma.
Marchesini e l’arte del dettaglio: oggetti, simboli, luoghi
Nel suo saggio, Mauro Marchesini sceglie un approccio originale: invece di limitarsi ai grandi temi, entra nel film seguendo le tracce più sottili. Oggetti, ambienti, dettagli diventano elementi narrativi a tutti gli effetti: presenze silenziose che parlano, suggeriscono, anticipano.
L’autore compone così un’analisi che mette in luce simbologie e ossessioni: la scrittura come condanna e salvezza, la memoria come prigione, la solitudine come destino, e soprattutto il cinema come dispositivo di (impossibile) immortalità. Un meccanismo che promette eternità e, nello stesso gesto, produce abbandono.
A rendere il percorso ancora più immersivo contribuiscono oltre 200 immagini tra fotogrammi e materiali d’archivio, insieme a un espediente narrativo curioso e stimolante: due interviste immaginarie, pensate per amplificare la dimensione riflessiva e “dialogare” con l’opera da prospettive inaspettate.
Un autore che continua a interrogare il cinema
Con questo titolo Marchesini arricchisce un percorso di critica e saggistica già consolidato, dopo lavori come Le grand noir (2008), La finestra sul cortile – Intimità violate, cattivi pensieri (2016) e Giovane innocente (2023). Anche qui emerge la sua cifra: guardare i film non come oggetti chiusi, ma come mondi ancora abitabili, pieni di strade laterali e interpretazioni possibili.
Perché leggerlo oggi
“Viale del tramonto di Billy Wilder” è pensato per chi ama il cinema e non si accontenta della trama o della celebrazione. È un libro per cinefili, studiosi, appassionati, ma anche per chi vuole riscoprire un film che continua a inquietare perché parla di un tema universale: la paura di sparire, di non contare più, di essere dimenticati.
E in un’epoca in cui l’immagine è ovunque ma dura pochissimo, Viale del tramonto torna a colpire proprio lì: nel punto in cui il desiderio di restare diventa ossessione.



