Alex Zanardi è stato ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa lo scorso 14 gennaio e, come sempre, è riuscito a stupire con la sua allegria e forza d’animo.
Un luogo più di tutti rappresenta la vita travagliata e intensa di un uomo che, come lui, è stato tante cose diverse ma è soprattutto leggenda. Un luogo costruito per la velocità e fatto di asfalto, oltre tre chilometri di lunghezza in quattordici curve mozzafiato nell’appellativo, rimasto indelebile, dell’EuroSpeedway Lausitz.
Lì, nel tempio tedesco dei motori, il pilota bolognese ha iniziato il suo viaggio verso l’inferno e anche la sua risalita. Quella di Zanardi infatti non è mai stata una strada a senso unico e non si è mai accontentato di quello che il destino gli ha tolto o regalato.
Sono solo inciampato nella vita” scrive nella sua biografia, scherzando su un incidente tragico che gli ha tolto la possibilità di correre ma non gli ha mai sottratto la forza di farlo lo stesso.
A Lausitz, il 15 settembre 2001, Zanardi ha rischiato di morire dissanguato durante un incidente in Indycar dal finale drammatico per le gambe del pilota, costretto all’amputazione, ma non per la persona sopravvissuta.
Ancora oggi sembra impossibile, a distanza di sedici anni, vedere nell’uomo che quel pomeriggio ricevette l’estrema unzione, un campione paraolimpico di cinquant’anni ancora in grado di vincere medaglie d’oro e completare triathlon fianco di persona senza allenatissime e senza alcun handicap.
Ripete spesso, con il sorriso stampato su un viso gentile e simpatico, che per lui quell’incidente è stata semplicemente una lezione accelerata di vita, un corso da dover superare in poco tempo che lui ha sicuramente passato a pieni voti.
Non ha problemi a ripercorrere con la mente quei momenti difficili, come ha infatti fatto anche nella puntata di Che Tempo Che Fa, per sottolineare il grande lavoro dei suoi soccorritori e la prontezza con cui gli hanno sicuramente salvato la vita.
Una vita iniziata con le corse sui kart, le prime gare a tredici anni e poi il passaggio in Formula 3, dove vinse il campionato del 1990 iniziando a farsi notare dagli sponsor.
Dalla fine del 1991 Zanardi cominciò a correre in Formula 1, prima con il team Jordan, poi con la Lotus. Nel 1993 fu vittima di un terribile incidente durante il Gran Premio del Belgio che lo portò al ritiro dal mondo delle corse per circa un anno, ma che non lo fermò e anzi, gli diede la forza per ritornare a correre nel Gran Premio di Spagna dell’anno seguente. Quando però alla fine di quell’anno la Lotus fallì, il pilota si ritirò una prima volta dalla Formula 1 rimasto inevitabilmente senza un sedile da occupare.
Trovò immediatamente un posto come pilota di Formula Cart, un campionato simile a quelli in cui aveva corso in precedenza che gli dava la possibilità di continuare la sua carriera. Zanardi arrivò secondo al suo primo campionato di Formula Cart e vinse le due stagioni successive: 1997 e 1998 anche se secondo molti i suoi colleghi erano piuttosto spericolati e inesperti, due fattori che li rendevano pericolosi.
Al pilota venne data la possibilità di correre per un’altra stagione in Formula 1, ottenendo però scarsi risultati nell’anno di gara 1998 e dovette così tornare a gareggiare in Formula Cart.
Proprio in questa categoria, tre anni dopo, fu vittima dell’incidente per cui ancora oggi viene ricordato e proprio lì finì una parte della sua vita e ne iniziò subito un’altra.
Dopo l’incidente del Lausitzring, Zanardi non si diede per vinto e iniziò a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e a intraprende una nuova carriera sportiva negli sport paraolimpici e in particolare nel paraciclismo. È titolare di ben 8 titoli mondiali e alle Paralimpiadi di Londra 2012 ha conquistato 2 medaglie d’oro e una d’argento nella staffetta a squadre miste.
Ai Mondiali di Nottwill 2015, in Svizzera, Alex Zanardi è salito sul primo gradino del podio in tutte le gare a cui ha partecipato, nella crono, nella prova in linea e nella staffetta.
Anche il 2016 inizia alla grande per Alex Zanardi che, per la quinta volta in carriera, ha conquistato la Maratona di Roma, aggiudicandosi la gara nella categoria handbikes con il tempo record di 1:09’15”.
Carriera coronata a cinquant’anni, sempre nel 2016, con la vittoria di ben due ori e un argento alle olimpiadi di Rio. Zanardi ha sempre detto che per lui lo sport è tutto e che non potrebbe mai restare con le mani in mano. Allo stesso tempo, è anche consapevole di essere diventato da qualche anno un personaggio molto popolare e di essere per molti una fonte di ispirazione: dopo che un incontro con lui al MotorShow di Bologna ebbe un grandissimo successo di pubblico, quattro anni fa, disse che «dopo l’incidente, sono diventato un personaggio strano, un misto tra padre Pio e Raffaella Carrà».
La bellezza e la forza di questo personaggio stanno proprio nella sua capacità di scherza e di vivere con serenità la tragedia che lo ha colpito ancora molto giovane per insegnarla a tutti noi.

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