Viaggi: il virtuale può sostituire la reatà?

0
278
Viaggio rigenerante

Viaggi: in poltrona attraverso i libri o attraverso la realtà virtuale ha i suoi vantaggi. Musei e gallerie sono aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non c’è bisogno di vaccinazioni o pillole per le malattie. Puoi viaggiare gratuitamente, o almeno a un prezzo inferiore. Ma sebbene offra un modo per conoscere il mondo, non può trasmettere la ricchezza dell’esperienza sensoriale.

Viaggi: virtuale o reale?

La lettura può trasmettere la ricchezza del viaggio. E anche altre forme di viaggio in poltrona possono farlo. L’ Escursione al passaggio a nord-ovest con immagini, video interattivi permettono di muovere la telecamera e registrazioni audio del vento. Ci sono persino tag cliccabili che mostravano informazioni su rocce e piante. E la realtà virtuale può portarci ancora più lontano. Può generare esperienze di viaggio realistiche. Indossando visore e guanti, puoi goderti un’immersione tridimensionale. La qualità quasi reale delle sue immagini è impressionante. Le compagnie di viaggio hanno già creato esperienze VR di Machu Picchu in Perù e parti di Roma, e molte altre stanno emergendo. Oggi, però non scambieresti ancora un’esperienza VR per un’esperienza del mondo reale, ma questo cambierà sicuramente. Nel futuro, Le esperienze di realtà virtuale potrebbero diventare indistinguibili dalle esperienze di persona. La grafica diventerà più raffinata, muoveremo i nostri corpi virtuali in modo plausibile attraverso il paesaggio, forse aggiungeranno anche odore e tatto.

Questo ci permetterebbe di viaggiare davvero dalla poltrona?

Per comprendere i viaggi nel mondo reale, offro una versione dell’esperimento mentale “Mary” di Frank Jackson. Una scienziata di nome Mary è esperta sulla natura fisica del colore, ma studia attraverso uno schermo monocromo e vive in una stanza in bianco e nero. Quando Mary lascia la stanza e vede per la prima volta una rosa rossa, impara qualcosa di nuovo? Jackson ha sostenuto che Mary lo avrebbe fatto, sottintendendo che avere tutte le informazioni fisiche e scientifiche su una cosa non significa avere tutte le informazioni su di essa. Perché c’è molto di più da sapere al mondo oltre al fisico. La risposta è nella fenomenologia: il nostro sentimento di essere. Parlare di come ci si sente a “essere” spesso emerge riguardo alla coscienza. Thomas Nagel sostiene che, affinché un organismo sia cosciente, deve esserci “qualcosa che è come essere quell’organismo”.

Viaggi virtuali: 50 destinazioni in tutto il mondo

La fenomenologia

La fenomenologia è una disciplina filosofica fondata da Edmund Husserl (1859-1938), membro della Scuola di Brentano, che designa altresì lo studio dei fenomeni in ambito filosofico per come questi si manifestano, nella loro apparenza, alla coscienza intenzionale del soggetto, indipendentemente dalla realtà fisica esterna. Ha avuto una profonda influenza sull’esistenzialismo in Germania e Francia, ma anche sulle scienze cognitive odierne e nella filosofia analitica. Per Edmund Husserl, la fenomenologia è un approccio alla filosofia che assegna primaria rilevanza, in ambito gnoseologico, all’esperienza intuitiva, la quale guarda ai fenomeni che si presentano a noi in un riflesso fenomenologico, ovvero da sempre indissolubilmente associati al nostro punto di vista, come punti di partenza e prove per estrarre da essi le caratteristiche essenziali delle esperienze e l’essenza di ciò che sperimentiamo. È appunto chiamata “fenomenologia trascendentale”.

Ciò che manca nei viaggi in poltrona?

Una particolare esperienza dell’essere è la differenza tra avere una conoscenza dettagliata del “rosso” e vedere una rosa. Anche se i viaggi nel mondo reale offrono una sensazione che non può essere replicata attraverso i viaggi virtuali, ne vale la pena solo per questo? Se possiamo ottenere quasi tutto dai viaggi nel mondo reale attraverso i viaggi virtuali, tranne una sensazione dovremmo preoccuparci di viaggiare di persona, dati tutti i rischi e le difficoltà? Il ragionevole Socrate direbbe che non lo è. Ma considera l’affermazione di Paul Theroux: ” i peggiori viaggi fanno la migliore lettura”. Apprezza i viaggi difficili e il suo libro di viaggio preferito è Il peggior viaggio del mondo (1922) di Apsley Cherry-Garrard. Questo perché c’è valore nello sperimentare modi diversi di essere e nel raggiungere il difficile. I viaggi nel mondo reale ci consentono di fare entrambe le cose e in modi che possono sorprenderci e cambiarci.