Verso il voto: attendendo il destino delle endotermiche

0
251

Ne parlavamo appena due giorni fa: nella giornata di oggi si va verso il voto alle endotermiche (e non solo), ma il Parlamento è spaccato.

Cosa ci aspetta andando verso il voto?

Abbiamo già detto che il voto per il bando alle endotermiche si svolgerà oggi 8 giugno, dalle 17 alle 18. Il risultato non è però scontato: il dibattito era iniziato già ieri, e alla vigilia è apparso chiaro che il Parlamento è tutto meno che coeso nelle sue opinioni. Stando alle dichiarazioni dei rappresentanti dei vari gruppi, infatti, c’è chi si è detto d’accordo e chi invece la pensa in maniera opposta.


Fit for 55 a breve il voto a Strasburgo


La fazione dissenziente

Tra questi ultimi troviamo il primo gruppo politico a Strasburgo, con i suoi 182 membri: si tratta del Partito Popolare Europeo. Nessuno dei parlamentari ha messo in dubbio la necessità di contrastare i cambiamenti climatici, ma ugualmente il gruppo ha chiesto alla Commissione di “non tenere posizioni ideologiche o dogmatiche”, al fine di evitare conseguenze negative per famiglie e imprese. Secondo il loro parere, una transizione fatta esclusivamente di divieti potrebbe solo aumentare i costi, a danno proprio del ceto medio e delle persone più vulnerabili. Hanno quindi chiesto di effettuare delle modifiche al piano che oggi andrebbero a votare.

Neutralità tecnologica

La richiesta del gruppo è proprio di puntare sulla neutralità tecnologica, e su un approccio “realistico e pragmatico”, considerando anche le recenti tensioni macroeconomiche e geopolitiche. “Si tratta di un divieto per motivi ideologici che porterà ad una perdita di posti di lavoro e alla dipendenza dalla Cina” afferma il PPE. “Come PPE non possiamo seguire questa strada”. Ma non è l’unico gruppo ad essere contrario al piano così come è concepito.

Gli altri veti

Ad essere contrari sono anche Identità e Democrazie (73 parlamentari) e Conservatori e Riformisti Europei (62 membri). I primi hanno dichiarato che, a parer loro, le auto sono “destinate a diventare un bene di lusso per gran parte dei cittadini europei”, puntando il dito contro “politiche che creano élite”. I secondi hanno semplicemente chiesto a Bruxelles di decidere per una transizione che comprenda sì la protezione dell’ambiente, ma anche altri aspetti, come l’occupazione, l’industria, l’economia e le tecnologie alternative.

Il fronte del sì

Ad essere favorevole è invece, in primis, l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici (S&D), con i suoi 154 parlamentari. Secondo questi ultimi, “tutti devono contribuire alla riduzione delle emissioni”, anche a fronte di una transizione “socialmente giusta”. Anche Renew Europe, con 108 iscritti, fa parte della fazione del sì. “Il contesto internazionale ci obbliga a ridurre la dipendenza dai carburanti fossili, e se non mettiamo fine ai motori endotermici non raggiungeremo gli obiettivi della neutralità climatica, dell’Accordo di Parigi e delle normative europee. Dobbiamo votare per il bando, ma dobbiamo anche accompagnare la transizione del settore” spiega. Dello stesso avviso sono anche i Verdi e l’Alleanza Libera Europea (74 membri), la Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (41 iscritti) e il gruppo misto (57 membri).

Un parere unanime

Più in generale, l’intero Parlamento si esprime con un chiaro messaggio: “Bisogna agire rapidamente per contrastare i cambiamenti climatici, decarbonizzare l’industria e ridurre la dipendenza dai carburanti fossili”. Lo stesso pensiero di Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea. L’unica cosa su cui tutti sono d’accordo è che la transizione deve essere accompagnata, e non deve fermarsi ai confini dell’Europa. Anche disponendo di questi dati, però, non c’è certezza sull’approvazione o meno del pacchetto: occorrerà aspettare queste poche ore.