Veronika Hapchenko e l’adattamento agli spazi

L'esposizione presenta quattro artisti internazionali e le indagini sulla realtà

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Veronika Hapchenko
Veronika Hapchenko al lavoro nel suo studio, foto Emilia Kutrzeba

La galleria romana Renata Fabbri arte contemporanea presenta Textures of the Contemporary, una mostra collettiva a cura di Marlene A. Schenk e Valeria Schäfer. Per la prima volta in Italia saranno esposti i lavori: Veronika Hapchenko (Kyiv, 1995), Stephen Kent (Harrisburg, Pennsylvania, 1985), Shinoh Nam (Seoul, 1993) e Lena Valenzuela (Amburgo, 1989). Opening il 22 giugno alle 18 e poi proseguirà fino al 17 settembre.


Serena Vestrucci scelta da Trust per l’arte contemporanea


A day, a livelong day, is not one thing but many. It changes not only in growing light toward zenith and decline again, but in texture and mood, in tone and meaning, warped by a thousand factors of season, of heat or cold, of still or multi winds (..)

John Steinbeck, The Winter of Our Discontent (1961)

Chi è Veronika Hapchenko?

Vive e lavora a Cracovia. Ha conseguito il Master in Fine Arts all’Accademia di Belle Arti cittadina dopo aver studiato scenografia alla National University of Cinema and Television di Kyiv. Ha esposto in mostre personali a Import Export e Nanazenit a Varsavia, I gallery e Baszta Gallery a Dworek Białoprądnicki Cultural Center di Cracovia. Tra le mostre collettive: Fondazione Gierowski a Varsavia, Galleria Krupa a Breslavia, Rundgang, Accademia di Belle Arti di Vienna. Era presente anche a Cracow Art Week KRAKERS Cracovia e Galeria Atelier II a Cracovia.

Gli artisti

Stephen Kent

Opera a Berlino. Kent ha conseguito il Master in Fine Arts alla Cranbrook Academy of Art di Detroit e pure il Bachelor in Fine Arts alla Pennsylvania State University. Recentemente ha esposto a: Elephant Kunsthall in Norvegia, Good Weather Gallery in USA, Galleria LVL 3 a Chicago. Ha presentato i propri lavori anche a: Haverkampf Leistenschneider Galerie a Berlino, Galleria Szydlowski a Varsavia e Die Brücke Museum a Berlino. Inoltre, i suoi mosaici sono pubblicati sui quotidiani Der Tagespiegel e Chicago Tribune.

Shinoh Nam

Lavora tra Düsseldorf e Berlino. Sta terminando gli studi in Fine Arts all’Universität der Künste di Berlino dove è allievo di Monica Bonvicini con una ricerca in Architettura alla Kunstakademie di Düsseldorf, seguito dall’architetta Donatella Fioretti. Ha conseguito la laurea in Photography & Visual Media alla Sangmung University di Seoul. Le sue opere sono esposte a: Sejong Center a Seoul, Gallery Einstosz a Düsseldorf, Arts Centre Dresden con Schimmel project, Gallery 062 a Chicago. Era a Open White Gallery Berlino, Bloom e Gallery Reinraum e.V Düsseldorf, Artspace SOMA Berlino, KARMA International Zurigo e Nadan Berlino. Ha poi partecipato alle iniziative del Dipartimento culturale dell’Ambasciata della Repubblica di Corea a Berlino e a Neue Kunstverein Dessau.

Lena Valenzuela

Vive a Berlino. Attualmente frequenta il Master in Fine Arts all’Universität der Künste di Berlino. Ha conseguito la laurea in Design all’Hochschule für Künste Bremen di Brema. Tra le mostre collettive: MISA a König Galerie e Fasting of My Fantasies a ACUD Galerie e Emergency Gathering. Brave for love and the people fleeing Ukraine by P.L.U.R, ACUD MACHT NEU a Berlino, 2022. Rebound a Künstlerhaus Sootbörn a Amburgo, 2021, Let’s See if This Works a Zirkus Schatzinsel a Berlino, 2021. Ha partecipato anche a Mit Haut und Haaren a Raum für Sichtbarkeit a Berlino 2021 e Animation of Dead Material a Künstlerhaus Bethanien a Berlino, 2020.

(…) And as a day changes so do its subjects, bugs and birds, cats, dogs, butterflies, and people.

John Steinbeck, The Winter of Our Discontent (1961)

Textures of the Contemporary e i lavori di Veronika Hapchenko, Stephen Kent, Shinoh Nam e Lena Valenzuela

Nasce dall’esigenza di esplorare nuovi linguaggi guardando al lavoro di un gruppo di giovani artisti internazionali. La mostra presenta un’inedita selezione di dipinti, sculture e installazioni site-specific in rapporto alla galleria. Infatti è il frutto della riflessione sul concetto di adattamento con l’osservazione di forme che mutano e invadono gli spazi. Partendo dalla definizione di texture, aspetto, trama, consistenza di una superficie o sostanza, le opere indagano quindi le molteplici declinazioni della parola. L’intento è creare un’allusione, anche in senso fisico, agli istanti che caratterizzano l’esistenza, fatta di momenti fugaci e inafferrabili.

Veronika Hapchenko e linguaggi diversi in esposizione

Proprio come attimi, le opere dialogano con lo spazio, sfidando ciò che è noto e familiare, integrandosi pertanto all’ambiente oppure modificandolo. Attraverso l’utilizzo di molteplici media e linguaggi espressivi, ambiscono a infatti interrompere strutture discorsive consolidate, offrendo all’osservatore punti di vista differenti, mai scontati e alternativi. Alla galleria i lavori esibiscono quindi il proprio potenziale nel rappresentare una visione in continua evoluzione, introducendo nuovi ambienti in luoghi familiari.

Immagine da cartella stampa.