“Verità infoibate”: intervista a Matteo Carnieletto

Matteo Carnieletto, co-autore del libro "Verità infoibate" ci ha rilasciato un'intervista.

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Verità infoibate

Matteo Carnieletto e Fausto Biloslavo hanno recentemente pubblicato il libro “Verità infoibate. Le vittime, i carnefici, i silenzi della politica”. La prefazione è di Toni Capuozzo. I due giornalisti ci spiegano le ragioni per le quali i vari governi del dopoguerra hanno “infoibato” i sanguinosi fatti avvenuti nell’Italia nordorientale a partire dal 1943. Testimonianze e documenti inediti riportano a galla le tristi vicende del dramma delle foibe e dell’esodo, per anni volutamente censurate.

Perché con Fausto Biloslavo ha deciso di scrivere il libro “Verità infoibate”?

Non solo perché c’è ancora bisogno di ricordare, ma anche perché sono ancora molte le offese alla memoria dei martiri delle foibe. Non sto parlando solamente di storici, più o meno di parte, che si ostinano a minimizzare questa tragedia, ma anche di tante persone che poco o nulla sanno di quanto successo sul fronte orientale, eppure si ostinano a offendere e dileggiare chi è morto nelle foibe oppure è stato costretto ad abbandonare la propria terra.

Di cosa parlate nel libro “Verità infoibate?

Il nostro non è un libro storico. E non poteva essere altrimenti: io e Fausto non siamo storici, ma giornalisti. Abbiamo pertanto integrato il lavoro svolto in questi anni, evidenziando i tanti paradossi italiani. Le cito, a mo’ di esempio, l’infatuazione del nostro Paese nei confronti di Tito, oppure le pensioni di cui hanno goduto per decenni gli infoibatori oppure ancora le vie dedicate al dittatore jugoslavo che ancora campeggiano in tante, ma sarebbe meglio dire troppe, vie italiane.

Joe Biden, è stato un grande ammiratore di Tito. Perché, secondo Lei, un Senatore di un paese impegnato nella guerra fredda aveva interesse ad intrattenere rapporti con un governante considerato nemico?

Perché gli Stati Uniti vedevano nella Jugoslavia di Tito uno Stato cuscinetto. Non dimentichiamoci che il dittatore jugoslavo era sì comunista, ma era fuori dall’orbita sovietica. E questo per Washington rappresentava una grande possibilità. Non a caso Biden ha definito Tito “un genio”, dotato di una polizia segreta che funzionava molto bene. A distanza di decenni, mi sembra impossibile dire che Biden non sapesse cosa, quella polizia segreta, era davvero in grado di fare agli oppositori.

Perché i politici italiani hanno sempre avuto buoni rapporti con Tito pur sapendo ciò che aveva fatto agli Italiani d’Istria, Dalmazia e Fiume?

Per due  motivi essenziali: avevamo in casa il più grande partito comunista dell’Occidente e poi perché, come gli Usa, vedevamo nella Jugoslavia un’alternativa all’Unione sovietica. Saragat, in visita da Tito, brindò più volte a questa amicizia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Il negazionismo. Perché certa sinistra non vuole ammettere gli eccidi commessi da Tito?

Perché mette in crisi una certa retorica non solo su Tito, ma anche sulla Resistenza. Non tutti i partigiani furono eroi e non è sufficiente combattere dalla parte giusta per essere dei santi. Non dimentichiamoci infatti che furono proprio dei partigiani a compiere il massacro della Brigata Osoppo in cui morì pure il fratello di Pier Paolo Pasolini.


Leggi il libro “Verità infoibate di Fausto Biloslavo e Matteo Carnieletto


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