Venticinque anni fa il primo Gay Pride in Giappone

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bandiera arcobaleno

Negli ultimi anni si fa un gran parlare di Pride, come se fosse un fenomeno del tutto recente. In realtà non è così, e oggi ci spostiamo nel Paese del Sol Levante. L’anno è il 1994.

Ma facciamo un passo indietro, e spieghiamo brevemente la storia del Pride. Oggi siamo abituati a vederlo fondamentalmente come una sfilata colorata, atta a celebrare l’orgoglio – “pride” in inglese, appunto – di essere ciò che siamo e di amare chi vogliamo. Ma non è stato sempre così, e se oggi possiamo mostrare questo orgoglio è perché qualcuno, molti anni fa, ebbe il coraggio di svelarsi per quello che era.

Era la fine di giugno del 1969. Era consuetudine per la polizia, nella città di New York, fare retate nei locali gay e nei night club, arrestando e segnalando chiunque vi si trovasse. La notte fra il 27 e il 28 giugno però le cose presero una piega diversa: nel bar Stonewall Inn vi fu una di queste irruzioni, ma in questo caso i clienti si ribellarono. I poliziotti effettuarono degli arresti, ma fuori dal bar trovarono una vera e propria rivolta, che li costrinse a “risolvere” il tutto con l’uso della forza. Il risultato furono tredici arresti fra i manifestanti e quattro agenti feriti, oltre a moltissimi facenti parte della ribellione.

Questo evento, in seguito conosciuto come i moti di Stonewall, spinse la comunità LGBT, stanca di discriminazioni e soprusi, a creare il movimento Gay Liberation Front (GLF). Ma non solo: ad un anno da tutto questo ebbe luogo il primo Gay Pride così come lo conosciamo oggi, al quale parteciparono fra le cinquemila e le diecimila persone. Da allora il 28 giugno venne scelto come Giornata Mondiale dell’Orgoglio LGBT, e tendenzialmente l’intero mese di giugno è adottato come il mese del Pride. Orgoglio che abbraccia, con l’ausilio del simbolo della bandiera arcobaleno, l’intera varietà dell’amore vissuto in ogni sua forma.

Ma parlavamo del Giappone. Il primo Gay Pride giapponese si svolse nella città di Tokyo, e più precisamente nel quartiere di Shinjuku, con una marcia dal Parco Centrale fino al Parco Miyashita di Shibuya. Era il 1994, come già detto, nella giornata di oggi 28 agosto; e da allora il Tokyo Rainbow Pride ha avuto ogni anno la sua edizione, sempre più aperta e colorata.

Celebrando dunque questa importante ricorrenza, ricordiamo anche a chi pensa che il Pride non sia niente altro che una “carnevalata” o che sia una manifestazione inutile; la comunità LGBT ha spesso subito, nella sua storia, offese e discriminazioni intollerabili. Per questo, nel 2019 ormai inoltrato, non è più accettabile etichettare una persona soltanto sulla base del sesso di chi decide di amare, o sull’eventualità che non si trovi nel suo corpo se il genere non è quello cui sente di appartenere. In generale, sempre secondo la modesta opinione di chi vi scrive, un po’ più di apertura a cose che non si conoscono completamente può fare un’enorme differenza. Accompagnato ovviamente da una buona dose di rispetto, che non deve mai mancare.

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