Entrerà oggi in vigore in Venezuela la riforma monetaria voluta dal presidente Maduro, la seconda degli ultimi dieci anni, in cui il bolívar forte attualmente in circolazione, sarà sostituito dal neonato bolívar sovrano, che avrà cinque zeri di meno del precedente e che sarà strettamente collegato alla criptomoneta venezuelana denominata Petro. Una misura questa volta prioritariamente a fermare l’inflazione ormai incontrollata nel paese. La criptomoneta Petro, coperta e  garantita dalle riserve petrolifere del Paese, avrà un valore di 3.600 bolívar sovrani, la nuova moneta da oggi in circolazione.

Questa misura si inserisce nel contesto di un più ampio pacchetto di misure economiche e sociali voluto dal presidente. Le riforme andranno a investire vari campi: mercato dei cambi, costo del carburante e riorganizzazione del valore degli stipendi, ed entreranno in vigore nelle prossime settimane.

In uno dei suoi consueti interventi pubblicato sui social non più tardi di giovedì scorso Maduro ha affermato che lo scopo prioritario della riforma è quello di “stabilizzare la vita monetaria e finanziaria dei venezuelani”. Ha poi aggiunto che “il Bolívar Sovrano  avrà una base di cambio nella moneta Petro, il cui prezzo si determina sul valore del prezzo del petrolio venezuelano”. Nello stesso intervento il presidente non ha però fornito altri dettagli tecnici.

Secondo le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale presentate lunedì scorso, l’inflazione nel Paese potrebbe arrivare a 1.000.000% alla fine del 2018. Un’iperinflazione che è paragonata dall’organizzazione internazionale a quella vissuta dalla fragile Repubblica di Weimar durante il 1923 dopo la Prima Guerra Mondiale. Nazione che fu la prima nella Storia ad intervenire sulla propria moneta in modo simile, togliendo 12 zeri ad un marco iperinflazionato.

Non è la prima volta che il regime chavista cerca di ridare vigore all’economia con la sottrazione di zero al conio monetario e il cambio del nome. Nel 2008 il presidente Hugo Chávez tolse 3 zero al Bolívar, ribattezzandolo Bolívar Fuerte, la moneta appunto che Maduro si trova a dover ristrutturare. I risultati di detta riforma però non sono evidentemente stati dei migliori.

L’unica corrispondenza riscontrabile al mondo di una gravità simile è nello Zimbabwe crepuscolare di Robert Mugabe, destituito l’anno scorso con un golpe di velluto dal nuovo leader autoritario del paese, Emmerson Mnangawa. Nonostante il provvedimento contro la gerontocrazia di Mugabe, l’inflazione rimane a a livelli estremamente alti.

La strategia economica del presidente Maduro viene elogiata dal sito russo Sputnik, che pone l’accento sulla decisione del presidente venezuelano di legare la nuova moneta alla criptovaluta Petro, a sua volta legata alle riserve petrolifere del Paese.

Forse perché l’altra novità finanziaria del Venezuela riguarda Mosca ed è la dichiarazione del Petro come la seconda moneta ufficiale del Paese, come ben nota Formiche.net. Molti stipendi del settore pubblico e beni e servizi saranno infatti pagati con il Petro. La notizia sta rivoluzionando il mondo delle valute digitali, fino a ieri monopolizzata da Bitcoin ed Ethereum. È la prima volta che uno Stato riconosce come ufficiale una criptomoneta, nata come valuta decentralizzata. Il progetto del Petro è nato per aggirare le sanzioni internazionali imposte ad alcuni funzionari del governo venezuelano dall’amministrazione Trump. La criptovaluta vanta la consulenza di esperti finanziari russi. Il presidente americano Donald Trump ha invece vietato l’utilizzo (e di conseguenza qualsiasi transazione o acquisto) con il Petro venezuelano, lanciato da un leader che lui definisce socialista e nemico degli USA.

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