Venezuela in ginocchio: prosegue il blackout

È iniziato giovedì 7 marzo 2019 e sembra non vedere una fine il blackout che non ha messo in ginocchio solo la popolazione, ma l’intero sistema economico e politico venezuelano. È il blackout più lungo della storia.

Dopo cinque giorni al buio, il governo del Venezuela ha esteso anche ad oggi la sospensione delle attività nelle scuole e nei centri di lavoro.

Il blackout ha avuto inizio giovedì 7 marzo vedendo in pochi minuti la luce saltare nel 95 per cento del Paese. Le cause di questo disastro sono ignote e le due parti politiche – Juan Guaidò contro Nicolas Maduro – lanciano reciproche accuse. L’opposizione accusa un’inefficienza da parte del governo, mentre Maduro accusa gli Stati Uniti per essere autori del sabotaggio.

È infatti il presidente stesso ad aver dichiarato gli Stati Uniti colpevoli di un “accatto cibernetico elettromagnetico” che ha colpito la centrale idroelettrica di Guri, per fare contro al governo legittimo.

Per ora a sostenere questo vi sono stati due arresti per sabotaggio annunciato dal presidente Maduro in un discorso in tv. Risultava infatti che vi fosse stato un grande incendio nella centrale da cui è scaturito tutto il disagio. Questa si trova nello stato Bolivar al sud del Venezuela ed è la centrale idroelettrica più grande del Paese e seconda in America Latina arrivando a produrre da sola circa il 70 per cento del fabbisogno nazionale.

Cronologia del blackout: 16 gli stati al buio

Il blackout è scoppiato giovedì 7 colpendo il Paese intero, mentre venerdì 8 l’energia elettrica sembrava essere tornata in alcune parti del Venezuela per saltare di nuovo in serata.
Sabato il blackout è stato totale, mentre domenica in alcuni quartieri delle grandi città la situazione sembrava normalizzarsi. Ma la notizia di ieri, lunedì 11, sarebbe che un nuovo blackout ha colpito la città di Caracas a seguito dell’esplosione di un trasformatore elettrico a Baruta, nella periferia della città.

Vista panoramica della città di Caracas del 10 marzo 2019

Non è la prima volta che avviene un blackout in questo Paese, sono infatti da molti anni che il Venezuela dimostra di avere problemi nell’intero sistema elettrico, eppure è la prima volta che ha queste dimensioni.

Dimezzata la produzione di greggio

Dal punto di vista economico la situazione del Paese è precipitata vedendo dimezzare la produzione di greggio nel giro di pochi giorni senza contare la presenza delle sanzioni imposte dagli Usa con cui deve fare i conti.

Un altro punto che ha subito ritorsioni è stato il porto di San Josè, principale terminal di esportazioni di greggio venezuelano. Gli Stati Uniti avrebbero anche provato a far tornare al mittente carichi di greggio che erano stati ordinati prima del 28 gennaio – data di avvio dell’embargo – portando ulteriori disagi ad un Paese immobilizzato.

Ospedali paralizzati: 80 bambini morti a Maracaibo

Tweet dalla pagina di Marco Rubio

La notizia più grave arriva però dagli ospedali del Paese che senza corrente non possono utilizzare i macchinari salvavita. E la notizia arriva da un Twitter del senatore repubblicano Marco Rubio che scrive: “Secondo alcune informazioni almeno 80 i pazienti del reparto neonatale che sono morti all’ospedale universitario di Maracaibo, Zulia, da quando è iniziato il blackout.

Gli USA ritireranno tutto il personale diplomatico rimasto in Venezuela

Lo ha annunciato il segretario di Stato Mike Pompeo aggiungendo con un tweet: “La presenza di personale diplomatico americano nell’ambasciata è diventata una limitazione per la politica statunitense”

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Giulia Taviani

21 anni, studentessa in Comunicazione, Media e Pubblicità a Milano.

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