Da anni in precarie condizioni di salute, nel 2017 la Cassazione aveva confermato la condanna allʼergastolo.

Carlo Maria Maggi, terrorista di estrema destra condannato come mandante della strage di piazza della Loggia, è morto a Venezia all’età di 84 anni. Da anni in precarie condizioni di salute per una neuropatia congenita, Maggi, che per trent’anni ha esercitato come medico all’ospedale geriatrico Giustinian di Venezia, era agli arresti domiciliari dopo la condanna all’ergastolo confermata dalla Cassazione il 20 giugno 2017 per la strage di Brescia.

Responsabile della cellula veneta di Ordine Nuovo, maggi era membro dell’Msi, da cui fu però espulso proprio per i suoi presunti legami con il terrorismo nero. Più volte colpito da un ordine d’arresto, era stato condannato a 12 anni di carcere per reato associativo nel processo per la strage di Peteano (31 maggio 1972) mentre nel 1988 aveva subito una condanna a nove anni per ricostituzione del partito fascista.

Accusato di essere tra i responsabili della strage di piazza Fontana a Milano (il 12 dicembre 1969) e mandante di quella alla Questura milanese (il 17 maggio 1973), dopo una condanna all’ergastolo in primo grado era stato assolto con sentenza definitiva.

Al contrario, per la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 era stato assolto per insufficienza di prove in primo grado nel 2010 e in appello nel 2012, per poi essere successivamente condannato all’ergastolo. Nel 2014, infatti, la Cassazione aveva annullato la sentenza di assoluzione, e nel successivo processo d’appello, nel 2015, era stato condannato all’ergastolo come mandante. La condanna era stata poi confermata definitivamente in Cassazione nel 2017.

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