All’inizio di questa stagione, dopo alcuni periodi di sperimentazione in tornei internazionali, è stato introdotto in Serie A un nuovo strumento tecnologico che ha come scopo quello di diminuire gli errori arbitrali in campo: il VAR. L’acronimo indica il Video Assistance Referee, cioè letteralmente un monitor posizionato in una stanza (la VOR, cioè Video Operation Room) a disposizione di due arbitri che revisionano tutti gli episodi dubbi di una partita e danno comunicazione all’arbitro in campo in caso di dubbi o presunti errori in merito a decisioni di gioco.

Questo tipo di tecnologia non si può usare sempre bensì soltanto in determinate situazioni come:

  • Gol
  • Rigori
  • Cartellini rossi
  • Scambio di identità

Le prime tre rappresentano situazioni di tipo tecnico mentre l’ultima è amministrativa.

Concretamente però il VAR viene utilizzata anche per altri tipi di situazioni: dopo ogni gol per controllare se sono accaduti eventi per i quali sarebbe necessario l’annullamento dello stesso (per es. una situazione di fuorigioco oppure un’interferenza visiva verso la line vision del portiere) o anche in caso di dubbi riguardanti la posizione della palla dentro o fuori dal campo oppure dentro o fuori la linea di porta.

Approfondendo il terzo punto dell’elenco delle situazioni, questo tipo di tecnologia si può usare soltanto per i rossi diretti e non per i secondi cartellini gialli in modo da non interrompere la fluidità di gioco; inoltre in caso di un fallo grave di gioco o di episodi violenti l’arbitro deve andare a rivedere soltanto l’avvenimento a bordo campo attraverso l’on-field review mentre in caso di azioni da chiara occasione da gol il campo dell’azione revisionata è più ampio.

Il VAR trova riscontri positivi nelle statistiche riguardanti le prime sei giornate di campionato nonostante i dati analizzati facciano riferimento al primo periodo di utilizzo di questa tecnologia: su 264 episodi analizzati, 246 sono stati confermati (93%). Del restante 7%, su 18 situazioni da overrule (in cui l’arbitro di campo ha modificato la propria decisione dopo il consulto con gli arbitri di VAR) 13 sono da on-field review, il procedimento che fornisce ulteriore potere decisionale all’arbitro.

Un altro aspetto positivo del VAR riguarda il tempo: dalle statistiche si evince un notevole miglioramento tra le prime tre giornate e le successive due, nelle quali il tempo decisionale diminuisce di più della metà. Il tempo medio dell’on-field review è di 1 minuto e 40 secondi, decisamente migliorabile ma breve se consideriamo che 18 overrule su 20 sono stati giusti.

L’utilizzo del VAR non incide in maniera eccessiva neanche sul recupero medio complessivo della partita, calcolato di 5 minuti e 17 secondi nella scorsa stagione mentre in queste prime sei giornate è di 5 minuti e 36 secondi; di conseguenza anche il tempo medio effettivo di gioco non ne ha risentito anzi c’è un aumento di 51 secondi rispetto alla passata stagione.

Questa tecnologia ha eliminato anche molte situazioni spiacevoli che si creavano in caso di gravi falli o mancate decisioni da parte dell’arbitro come capannelli di giocatori, trattenute prima dei calci d’angolo o proteste, conseguenza  della diminuzione di cartellini gialli (-61), rossi (-8) in controtendenza rispetto all’aumento dei rigori (+7).

La maggiore difficoltà da parte dell’arbitro in campo sta nel dover decidere in tempi brevissimi dopo aver sentito i consigli del VAR, ma questo aspetto è solo la punta dell’iceberg di un sistema tanto complesso quanto efficace: oltre ai casi già citati questa tecnologia effettua un check silente di ogni avvenimento del campo, consiglia all’arbitro la review e definisce i campi di intervento a seconda che siano fatti o interpretazioni.

I primi sono quelli più opinabili come gli eventi in area di rigore, fallo di mano o rosso diretto ed esigono quasi sempre l’on-field review per rassicurare l’arbitro di aver fatto la scelta giusta mentre rientrano nella seconda categoria i fatti “oggettivi” da protocollo (fuorigioco, fallo dentro o fuori l’area di rigore o dentro o fuori il terreno di gioco, il punto di contatto del fallo e lo scambio di identità) che necessitano esclusivamente di overrule.

Un altro aspetto del tempo a disposizione dell’arbitro è il tempo di intervento: il direttore di gara deve fermare il gioco in una zona neutrale per comunicare la sua decisione oppure fare il gesto della review se il gioco era già fermo.

Il tipo di immagini che l’arbitro ha a disposizione nell’on-field review cambia a seconda dell’episodio analizzato: per determinare i punti di contatto precisi in caso di episodi dubbi di fallo di mano, fuorigioco, gol in fuorigioco ecc. si usa la slow motion mentre per decidere la presenza di volontarietà e l’intensità di un fallo si usa il replay a velocità reale.

I maggiori dubbi per questo tipo di tecnologia riguardano ancora la presenza di soggettività e la sottovalutazione della decisione: la presenza di arbitri o guardalinee di grande personalità all’interno del VOR potrebbe influenzare la direzione di gara di un arbitro meno esperto, inoltre alcuni arbitri potrebbero prendere decisioni più leggere o avventate sapendo che dietro hanno la sicurezza di un team di esperti che analizzano le situazioni e correggono eventualmente le loro decisioni ma il designatore dell’AIA Rizzoli ha assicurato che non accadranno situazioni di questo tipo perché l’obiettivo conclamato è quello di ricorrere il meno possibile a questo tipo di strumentazione in modo da diminuire gradualmente gli errori.

Il consiglio direttivo che si occupa del VAR sta sviluppando nuovi metodi e differenti tipologie di utilizzo per rendere questo procedimento sempre più conosciuto e vicino a tutte le componenti del mondo calcistico ma già oggi i miglioramenti sono evidenti e i suoi vantaggi gli assicurano un futuro roseo.

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