Vanity Fair Stories: Eto’o, tra razzismo e triplete

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Vanity Fair Stories: Eto'o interviene durante la prima giornata di talk

Samuel Eto’o ha preso parte ieri, sabato 23 novembre, alla seconda edizione dei Vanity Fair Stories raccogliendo il suo pensiero su uno dei temi più caldi del momento, specialmente nel mondo del calcio: il razzismo.

Alcuni fatti recenti hanno riaperto la questione delicata che gira intorno a cori razzisti urlati a squarcia gola da alcuni ultras verso giocatori di colore. Un esempio è quanto accaduto contro Balotelli durante la partita in casa del Verona, dove il giocatore si è sentito vittima di alcuni richiami di dubbio gusto.

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Vanity Fair Stories: Eto’o interviene durante la prima giornata di talk

C’è chi lo chiama “sfottò da stadio”, chi lo chiama “razzismo”, chi ci tiene a bilanciare in modo diverso un “uh-uh” da un “napoletano merda” e chi non se ne preoccupa più. In tutto questo ciclone Eto’o ha cercato di trovare una risposta, un consiglio, un modo per uscire da una tempesta che ha un inizio e chissà se avrà mai una fine.

“Il problema non sono gli ultras ma le società che non mettono freno.” Basti volgere lo sguardo all’Inghilterra, ricorda l’ex giocatore dell’Inter, là nessuno si permette di fare sfottò di questo tipo. “Gli ultras ti gridano scimmia, ma pagano il biglietto per vedere quelle scimmie giocare. È paradossale.”

“Lo stadio deve fare da esempio, come le carceri”, continua Eto’o, “lo seguono i bambini che prendono esempio da quello che vedono. E con questo sono importanti anche i giornalisti stessi, che per primi dovrebbero condannare tutto l’accaduto.”

Vanity Fair Stories: “Nel mondo del calcio girano troppi soldi”

Servirebbe insomma utilizzare più spesso il Daspo, vietare a queste persone di tornare a rovinare un momento che dovrebbe essere di puro divertimento. Bisognerebbe prendere una netta posizione valida per tutti, e non solo per alcuni. Ma alla base di tutto questo vi è altro. Sono i soldi a muovere i fili, a decidere se imporre un Daspo, che tipo di posizione prendere, se mettere a tacere qualcuno a favore di qualcun altro.

“I calciatori neri dovrebbero scioperare, nel mondo del calcio girano troppi soldi e bisognerebbe colpire le loro tasche. Quindi se decidessero davvero di scioperare si avrebbe un impatto decisivo che contagerebbe anche i loro compagni bianchi che non si rivedono in quei tre o quattro idioti che insultano.”

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Il passato e il futuro dell’Inter

Tra una dimostrazione d’amore e l’altra, Eto’o ha ricordato l’ex presidente Moratti. “Il ricordo più bello che ho è Moratti. È un vero peccato che chi è giovane ora non ha l’opportunità di conoscerlo, perché era un vero Dio in terra. Parlavamo di tutto, è una bellissima persona.”

Dopodiché, il suo pensiero scivola su due momenti particolari. Era il 2010, l’anno del triplete, Chelsea-Inter finisce in un 0-1. Ma prima che sul campo, la magia avviene nello spogliatoio. “Mourinho ci ha fatto un discorso nello spogliatoio che ancora prima di entrare sapevamo già che avremmo vinto. Ha trovato le parole giuste, è stato ideale.” Al 34’ del secondo tempo Eto’o colpisce la porta ancora vergine del Chelsea, lasciando l’amaro in bocca a Carlo Ancelotti.

Ma se quello era il ricordo più bello, certamente la partita più bella che il calciatore porta nel cuore è Barcellona-Inter. Stesso anno, sempre 2010. Per alcuni, e anche per lui, la partita che durò una vita. “Quella partita fu una grande fatica, ma ora della fine si trasformò in una gioia pazzesca.”

E per quanto riguarda il futuro dell’Inter, Eto’o lascia qualche speranza. “L’Inter è troppo tempo che non vince quello che meriterebbe di vincere, spero proprio che sia un buon anno, che si vinca non solo il campionato ma anche la Coppa. La squadra è ottima, l’allenatore è ottimo, l’Inter merita molto di più di quello che ottiene adesso. Se non sarà questo anno sarà il prossimo, ma arriverà qualcosa di buono.

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