Stasera, in seconda serata su Canale 5, in prima tv assoluta andrà in onda il docufilm-eventoVan Gogh tra il grano e il cielo”, diretto da Giovanni Piscaglia e scritto da Matteo Moneta.

Helene Kröller-Müller

Un viaggio straordinario, insieme all’attrice Valeria Bruni Tedeschi, attraverso la vita, le lettere e i dipinti di Van Gogh. Si avrà la possibilità inoltre di conoscere la più grande collezionista privata delle opere, Helene Kröller-Müller che, nel corso della sua vita, ha acquisto 300 lavori tra dipinti e disegni, del genio olandese.

Helene aveva solo 21 anni quando Vincent morì, nel 1890. I due non ebbero mai modo di incontrarsi nella vita, ma furono comunque accomunati da una potente “tensione mistica”, due universi dominati dall’inquietudine e dall’incessante ricerca di una dimensione artistica pura.

Nel docufilm verranno raccontati 40 dipinti e 85 disegni in una mostra allestita nella Basilica Palladiana di Vicenza.

Helene Kröller-Müller

Helene  (1869-1939)  era moglie di un ricco imprenditore olandese, Anton Kröller. Il suo amore per l’arte non iniziò fin da piccola, ma solo dopo i 30 anni. Tra il 1907 e il 1930 riuscì a mettere insieme una raccolta senza uguali in Europa, dei più grandi artisti della storia dell’arte: Picasso, Mondrian, Redon, Van Gogh e molti altri.

Helene era folgorata da Vincent, non solo per le sue opere artistiche, ma anche per il modo in cui riusciva a “riconoscersi” nelle lettere del pittore. I due infatti erano accomunati da uno stesso travaglio interiore. Ciò che di Vincent colpì maggiormente Helene, era il suo modo di cercare, nelle sue opere, un sentimento religioso autentico nella natura e nella vita quotidiana.

Fu Henk Bremmer – insegnante e stimatore di Van Gogh – a far conoscere il mondo di Vincent ad Helene. Secondo il professor Bremmer, nelle opere di Vincent vi era il riflesso di un’esistenza attraversata dalla sofferenza. Ed è proprio questa sofferenza a portare Vincent ad una profonda spiritualità. Questa visione che Bremmer diede ad Helele, la portò ad apprezzare il lavoro del pittore olandese.

Kröller-Müller Museum

All’età di 42 anni Helene si ammalò di una grave malattia. Faccia a faccia con il dolore decise che, qualora fosse sopravvissuta, avrebbe creato un “Monumento alla Cultura”, ovvero un museo capace di raccontare a tutte le generazioni future il meglio dell’umanità, in tutte le sue diverse sfaccettature: <<dovrà essere un museo vivo e naturale come nessun altro prima>>. L’incarico della costruzione del museo fu data all’architetto e artista Henry Van de Velde. Fu costruito nelle proprietà di Helene: The Hoge Veluwe, una grande riserva naturale nei Paesi Bassi.

Kröller-Müller Museum

Purtroppo a causa di problemi economici, il progetto fu cancellato un anno dopo. Questo contribuì non solo a rendere ancora più famose le opere di Vincent, ma anche a convincere lo stato olandese a partecipare alla costruzione del museo. Così i lavori iniziarono nel 1937 e, l’anno successivo, nasceva il Kröller-Müller Museum, con a capo Helene.

Per comprendere il lavoro di Van Gogh, Helene si lasciò guidare dalla Teoria della Conoscenza di Spinoza: Dio e la natura non sono concepiti come elementi indipendenti, bensì come un’unica entità infinita. Cercò quindi in tutti i modi di scorgere l’Assoluto nella realtà di tutti i giorni e in particolar modo nell’arte. Non sempre però riusciva a lasciarsi andare alla “potenza dell’infinito”, per questo motivo le opere di Van Gogh le apparivano troppo grandi e profonde.

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