Vaiolo delle scimmie: di cosa si tratta esattamente?

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Dopo due anni trascorsi a parlare di Covid, una nuova malattia si sta affacciando all’orizzonte. Ma cos’è, esattamente, il vaiolo delle scimmie? Cerchiamo di capire meglio.

Cos’è il vaiolo delle scimmie?

Cominciamo con il premettere una cosa importante: purtroppo, il cosiddetto vaiolo delle scimmie è endemico in Africa, mentre sono stati registrati solo nell’ultimo mese nove casi negli Stati Uniti. Questo per dire che non si tratta di un virus sconosciuto: la sua storia, al contrario, è iniziata alla fine degli anni Cinquanta.


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Le origini del morbo

Il vaiolo delle scimmie è stato identificato per la prima volta nel 1958, come virus zoonotico proveniente da scimmie utilizzate come cavie da laboratorio. Diventato presto endemico in Africa centrale e occidentale, come dicevamo poco sopra, occasionalmente esce fuori da quei confini. L’ultima volta è stata nel 2003, negli Stati Uniti: la malattia si era sviluppata a seguito dell’esposizione ad animali infetti.

Modalità di contagio

A parte il contatto con animali infetti, il contagio può avvenire in altri modi. I fluidi corporei sono il veicolo ideale per la trasmissione, ivi compresi i rapporti sessuali se uno dei due ha contratto il virus. Negli Stati Uniti, dove sono comparsi alcuni casi, questi erano generalmente riscontrati in persone che da poco erano ritornati da viaggi internazionali.

Sintomi della malattia

Di solito, i sintomi si sviluppano tra sei e ventuno giorni dopo l’esposizione al contagio. Parliamo di febbre, dolori muscolari, ma in particolare di lesioni cutanee, rivelatrici del vaiolo delle scimmie. Inizialmente piatte, in seguito si riempiono di liquido. Il decorso può durare da un minimo di due ad un massimo di quattro settimane, e spesso non si registrano particolari problemi.

Rischi di mortalità

Al momento si conoscono due ceppi di vaiolo delle scimmie, il ceppo dell’Africa centrale e quello dell’Africa occidentale. Il primo è notoriamente più infettivo e più grave, ma negli ultimi casi rilevati negli Stati Uniti non ci sono state vittime. In Nigeria, il tasso di mortalità è del 3,3%.

Similitudini con il vaiolo

Come dice il nome stesso, questa malattia è correlata al vaiolo “classico”: il virus che la provoca è del genere Orthopoxvirus, ma quest’ultimo è stato debellato negli anni Settanta con l’ausilio di una massiccia campagna di vaccinazione. In quel caso, il tasso di mortalità era di tre persone su dieci.

Esiste un vaccino?

Considerando quanto sopra, chi in giovane età è stato vaccinato contro il vaiolo potrebbe avere un certo grado di protezione anche per questa malattia. È vero però che dopo il 1972 il vaccino ha smesso di essere somministrato con regolarità, poiché il virus era ormai scomparso. Esiste un vaccino specifico per il vaiolo delle scimmie, e altri trattamenti per via orale, anche se non ampiamente disponibili. In ogni caso, è possibile ricevere uno dei due vaccini anche dopo il contagio, prima dell’insorgere dei sintomi, cosa che ridurrebbe l’impatto della malattia.

Ci aspetta una nuova epidemia?

Al momento gli esperti non ritengono che stiamo per assistere ad un’altra epidemia. Se anche la diffusione del virus dovesse aumentare, test e vaccinazioni dovrebbero ovviare velocemente al problema, anche se come tutti i virus anche questo potrebbe mutare e trasformarsi. Finora, possiamo soltanto osservare le stesse precauzioni che abbiamo utilizzato per il Covid: lavarci spesso le mani, evitare il contatto con persone sintomatiche e indossare la mascherina ove richiesto.