Vaccino Covid-19: una distribuzione non equa

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Vaccino Covid-19

In questi giorni in Italia si parla molto dell’introduzione del Green Pass obbligatorio per i lavoratori. C’è chi afferma che questo sia una dittatura. Tuttavia, mentre gli italiani si lamentano, nei paesi più poveri la maggior parte della popolazione non ha ricevuto nemmeno una dose di vaccino contro il Covid-19 per mancanza di dosi.

Vaccino Covid-19: una distribuzione equa?

Mentre in Italia, dove l’85% della popolazione over 12 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, scendono in piazza i “No Green Pass”, nel mondo la metà della popolazione attende ancora di ricevere la prima dose di vaccino contro il coronavirus. Questo mette in evidenza la distribuzione non equa del vaccino. Fino ad ora sono state somministrate oltre 6 miliardi di dosi in 184 paesi. Tuttavia il 77% di queste dosi sono state somministrate nelle economie avanzate. Solo il 2,7% delle persone dei paesi a basso reddito hanno ricevuto almeno una dose. Secondo quanto riportato da Owid, in Europa sono state somministrate 100 dosi ogni 100 abitanti, in Nord America 97, In Sud America 85, In Asia 77, in Oceania 59 e in Africa solo 8.  

Il programma COVAX funziona?

Questi dati mettono in evidenza che forse il programma delle Nazioni Unite COVAX non sta funzionando come sperato. Ogni mese vengono prodotte 1,5 miliardi di dosi di vaccino, ma solo una bassa percentuale giunge nei Paesi più poveri. Il G7 aveva promesso di condividere circa un miliardo di vaccini per porre fine alla pandemia globale. Tuttavia meno del 15% di quel miliardo promesso è stato consegnato. In Africa ad esempio sono giunte 150 milioni di dosi in meno di quanto previsto. Con questi dati, l’Africa potrà raggiungere il 40% dei vaccinati solo a marzo 2022.

Nei paesi più poveri vi sono anche diversi problemi per la distribuzione del vaccino. Come ad esempio la mancanza di infrastrutture e la mancanza di luoghi in cui si possono tenere i vaccini in sicurezza, che ha portato allo spreco delle poche disponibili. Ad esempio in Uganda 3 milioni di dosi non utilizzate sono a rischio di scadenza e solo l’1% della popolazione è stata vaccinata. Inoltre vi è la mancanza di specialisti che possono contrastare lo scettiscismo della popolazione.  


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