Vaccinazione di massa: una questione sociale, più che sanitaria (prima parte)

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No: le fake news e più in generale l’attitudine a formarsi un’opinione attraverso informazioni sbagliate o addirittura pregiudiziali non possono azzerare la discussione sul vaccino, né nessun’altra questione.

Discutere nel merito

Non si tratta di essere favorevoli o contrari, ma consapevoli e quindi realmente responsabili, anche solo verso noi stessi, delle decisioni assunte.

Potrebbe sembrare una affermazione ovvia, eppure la maggior parte delle discussioni – a livello privato come pubblico – non ha per oggetto il merito della questione, ma i ruoli rivestiti dalle parti in causa, la volontà di prevalere, di affermare la propria posizione, di negare quella dell’altro.

Le discussioni nel merito non hanno l’obiettivo di stabilire un vincitore, ma di analizzare un determinato problema, oppure stabilire quale, tra le diverse opzioni disponibili, è quella migliore, anche solo perché ha un rapporto costi/benefici positivo.

Per provare a raggiungere questo risultato abbiamo bisogno innanzi tutto di informazioni attendibili. Riguardo al vaccino, di una comunicazione realmente trasparente da parte delle autorità sanitarie: proprio per togliere spazio alla disinformazione in tutte le sue forme, dal pregiudizio al verosimile (che non è necessariamente vero), al falso.

L’informazione ufficiale

Anche la necessità di una comunicazione trasparente a livello ufficiale può sembrare una ovvietà; eppure non lo è. Gli esempi nei quali gli interessi economici hanno influenzato il giudizio espresso dagli organi competenti che dovrebbero rappresentare un riferimento per i cittadini sono molti, e di particolare gravità:

Ma non c’è solo l’interesse economico – che di fatto caratterizza le società che mettono il capitalismo al centro del modello di sviluppo – ad influenzare il giudizio (o solo le scelte) di chi è deputato a curarci. C’è la cultura.

La scienza

Ben più forte è l’influsso di una delle peggiori eredità del pensiero illuministico, per il quale la razionalità (e quindi la scienza) assurge da strumento qual è, a dogma – in quanto tale indiscutibile, anche su altri piani, come quello dell’etica.

Da qui deriva l’idea dell’obbligatorietà di sottoporsi a determinate cure o di vaccinarsi: nessuna volontà mefistofelica (come sostengono i seguaci delle teorie del complotto), solo il prodotto di un certo tipo di cultura per la quale è preferibile delegare tutto – anche la salute – a qualcuno o qualcosa piuttosto che assumersene la responsabilità. La stessa che ci fa assumere farmaci per eliminare sintomi derivanti da uno stile di vita non salutare, ad esempio.

La scienza è definita da regole che ne fanno uno strumento necessario e preziosissimo per cercare di migliorare le nostre vite, ma non è una fede: il più delle volte le conclusioni che hanno ispirato decenni di scelte tecnologiche e mediche si sono rivelate successivamente sbagliate e sono state corrette.

Questo, ovviamente, non significa dubitare a priori della scienza e dai suoi rappresentanti, ma solo tenere ben presente che non è sinonimo di infallibilità, anzi, che il suo sviluppo deriva proprio dalla messa in discussione dei suoi risultati.

Per questo la scienza è chiamata ad un lavoro di riflessione e di comunicazione ancora più trasparente, recependo i propri limiti e le contraddizioni che generano dubbi nelle persone, e non conducendo una battaglia di principio.

Il cattivo servizio alla collettività di un acritico sostenitore della teoria del complotto non è superiore da quello reso da un medico che afferma l’infallibilità di una terapia (o di un protocollo), negandone gli inevitabili limiti e controindicazioni.

Scegliere come curarsi

Da sempre si affermano credenze sulla base di dati inattendibili (o limitati): una volta appartenevano al composito (e antropologicamente ricchissimo) mondo della superstizione, oggi a quello del web. Tutto nasce dalla ricerca di risposte che la scienza – in particolare la medicina – non riesce a dare.

Ma l’autodeterminazione delle nostre vite, che investe persino il delicato tema dell’eutanasia, passa anche per la scelta del modo con il quale curarsi:

Ribadisco che il punto non è quello di prendere posizione, bensì di sforzarsi di discutere nel merito i problemi sollevati, mettendo in evidenza le motivazioni che sono alla base di determinati orientamenti, con l’obiettivo di assumere decisioni per quanto possibile consapevoli e non indotte da pregiudizi.

Vaccinazione di massa: una questione sociale, più che sanitaria

Come detto, la disponibilità di un vaccino rappresenta un punto di svolta sociale, prima ancora che sanitario: neppure sappiamo quali possono essere gli effetti a lungo termine, sia indesiderati, ma anche “desiderati”(ovvero la sua efficacia), che la contrapposizione tra le parti si è già accesa.

La polarizzazione tra favorevoli e contrari, ancora una volta oscura una riflessione nel merito, come se l’obiettivo non fosse la salute di ognuno, ma l’imposizione del pensiero che sta dietro la strategia perseguita. Entrambi i campi sono animati da motivazioni diverse, e persino contraddittorie al loro interno.

Giova ricordare che le scelte migliori non sono necessariamente le più condivise, come ci insegna la storia. E che le decisioni che prendiamo si basano sulla qualità delle informazioni e sulla capacità di elaborarle. Mi riferisco, in particolare, alla pericolosa attitudine di non approfondire, oppure di prestare attenzione solo a ciò che conferma le nostre tesi pregiudiziali.

Il problema prioritario della nostra epoca è quello di orientarsi in questo clima caratterizzato da un eccesso di informazioni, e da fonti difficilmente distinguibili per autorevolezza.

Come si formano le opinioni

Prossimamente approfondiremo le motivazioni alla base di chi si dichiara favorevole ad una vaccinazione di massa (che alcuni vorrebbero persino obbligatoria) e di chi invece si pone delle domande sui rischi – manche sull’efficacia – che questo comporta.

Diversamente da quanto accade sui social (e purtroppo anche attraverso canali esplicitamente dedicati all’informazione) non sconfinerò impropriamente in territori di competenza altrui.

Piuttosto, nel rispetto delle mie competenze, cercherò di guidarvi attraverso i meccanismi con i quali si formano le opinioni, mettendo in evidenza alcune contraddizioni e quanto sia relativo il peso della razionalità anche in chi fa riferimento a dati e studi scientifici.

Che insomma, ci sia motivo di soffermarsi non tanto sui nostri orientamenti, ma sul modo con il quale si formano.

L’obiettivo, come già detto e ripetuto, non è quello di avvalorare una tesi, solo provare a stimolare una riflessione in grado di aiutare ognuno a fare la propria scelta nel modo più consapevole.

(segue)

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, ricercatore, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me Ein Anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (La Strada, 1998 - segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Poi mi sono preso una decina di anni per riorganizzare la mia vita. Ricompaio come finalista nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, e sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2021), raccolti nel volume “Nuove mappe dell'apocrifo” (2021) a cura di Luigi Pachì. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito alla VIII edizione del Premio Garfagnana in giallo/Barga noir. Il mio saggio “Una repubblica all’italiana” ha vinto il secondo premio alla XX edizione del Premio InediTO - Colline di Torino (2021). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra le miei ultime monografie: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., Federsanità, 2018), “Violenza domestica e lockdown” (et. al., Federsanità, 2020), “Di fronte alla pandemia” (et. al., Federsanità, 2021), “Un’emergenza non solo sanitaria” (et. al., Federsanità, 2021) . Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale Osservatorio7 (www.osservatorio7.com), dal 2020 pubblicato su periodicodaily.com. Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.