USA – Nuovo ordine esecutivo del Presidente Trump contro la tecnologia cinese

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Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato ieri in una nota ufficiale che il Presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per la messa in sicurezza del settore delle telecomunicazioni statunitense.

Il Segretario del Commercio, Wilbur Ross, ha affermato che l’ordine esecutivo di Trump ha lo scopo di prevenire che la tecnologia americana venga usata da entità straniere per minacciare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Il tema della sicurezza nazionale è ripreso anche dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, che ha sottolineato l’impegno del President Trump nel proteggere gli interessi della nazione.

Sebbene nella dichiarazione del Dipartimento del Commercio non venga citata espressamente, la compagnia cinese Huawei è stata inserita, insieme a 70 affiliate, nella ‘black list‘ (Entity list) dell’Ufficio dell’Industria e della Sicurezza, agenzia che si occupa di questioni relative alla sicurezza nazionale e alta tecnologia e che ha anche il compito di controllare la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Come riporta Reuters, Huawei avrà bisogno di una licenza del governo americano per comprare tecnologia e componentistica made in USA limitando in questo modo le possibilità della compagnia di telecomunicazioni asiatica di fare business.

La reazione della Cina

Durante la regolare conferenza stampa di mercoledì, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha affermato che da diverso tempo gli USA stanno abusando del loro potere per compromettere la reputazione di specifiche compagnie cinesi.

Pechino si aspetta che gli USA mettano fine a questo atteggiamento e si impegnino a creare un ambiente imparziale e non discriminatorio per portare avanti i loro affari – aggiunge Geng.

Da parecchi mesi ormai l’amministrazione USA spinge i paesi alleati affinché venga limitato l’uso di tecnologia cinese nel settore informatico e delle comunicazioni, avvertendo che lo scambio di informazioni sensibili tra paesi potrebbe essere compromesso.

In diverse occasioni il Segretario di Stato, Mike Pompeo, ha accusato esplicitamente la Cina di appropriarsi illecitamente di proprietà intellettuale di altri paesi per scopi militari.

Paesi come Germania, Regno Unito, India e Emirati Arabi Uniti hanno respinto più volte la richiesta degli USA. L’Australia e Nuova Zelanda hanno invece deciso di porre delle limitazioni all’uso di tecnologia firmata Huawei nello sviluppo delle reti 5G nazionali e nelle infrastrutture.

Inoltre da parte americana si teme che la National Intelligence Law approvata da Pechino nel 2017 darebbe il potere al governo cinese di ottenere qualsiasi tipo di informazione da compagnie nazionali e cittadini cinesi. Huawei sarebbe quindi obbligata a fornire i dati di paesi terzi in suo possesso al governo di Pechino nel caso gli venisse richiesto.

Proprio riguardo a questo argomento, il fondatore e presidente di Huawei, Ren Zhengfei, in un’intervista alla CBS di Febbraio ha assicurato che la sua compagnia non parteciperebbe mai ad azioni di spionaggio di questo tipo e non installerebbe mai nei suoi prodotti dispositivi che permettano la trasmissione di dati illegalmente. Ren si è detto anche disposto ad andare contro le leggi cinesi.

Esperti di legislatura cinese ritengono invece che sarebbe quasi impossibile per Huawei non rispondere a una richiesta del governo di questo tipo. Come scrive sulla CNBC Jerome Cohen – professore di legge alla New York University – Huawei non avrebbe altra scelta se non assecondare la legge.

Ren Zhengfei – Fondatore e Presidente di Huawei

Sfida per la supremazia tecnologica

Il Global Times, testata cinese prodotta dal quotidiano ufficiale del Partito, ha intervistato l’economista della Columbia University Jeffrey Sachs che ha affermato come l’accanimento sulle compagnie cinesi come Huawei e ZTL sia dovuto al timore degli USA di perdere la sua leadership a livello mondiale. La Cina è vista come una minaccia al potere degli USA e per questo deve essere arginata.

Sachs – che lavora anche come consulente economico alle Nazioni Unite e si occupa di sviluppo sostenibile – si dichiara inoltre preoccupato che questa sfida tra USA e Cina continuerà a compromettere la cooperazione tra paesi a livello globale.

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