Il senatore repubblicano John McCain è morto all’età di 81 anni. Il decesso è avvenuto ieri in Arizona, alle ore 16.28 minuti. McCain combatteva da tempo contro un aggressivo tumore maligno al cervello e solo lo scorso venerdì  aveva annunciato di aver deciso di sospendere le cure.

Il presidente Trump esprime in un tweet il suo “più profondo rispetto per la famiglia di McCain. I nostri cuori e le nostre preghiere sono con voi”. Tra tutti i messaggi pervenuti tra ieri e oggi dagli esponenti più importanti della politica americana che con il senatore McCain sono stati in passato in pesante polemica questo è forse quello che suona più ipocrita.

John McCain  e Donald Trump sono stati in diverse occasioni ai ferri corti. Al di là delle ovvie differenze di corrente all’interno del Partito Repubblicano, correntismi che da sempre caratterizzano la vita politica dei due grandi partiti americani, le differenze tra i due stavano principalmente nel modo di porsi, di esprimersi. Prima delle elezioni del 2016 che videro il trionfo elettorale di Trump, McCain lo attaccò affermando che ” le sue parole anti immigrazione erano buone solo ad eccitare gli animi dei cretini”. Trump di rimando non mancò di definire il senatore “un idiota”.

Rincarando la dose il presidente aveva aggiunto: “McCain non è un eroe di guerra, o meglio, è considerato un eroe solo perché è stato catturato. Ma a me non piacciono le persone che si sono fatte catturare.” Un tono di disprezzo dovuto principalmente a un desiderio di rivalsa non di Trump solo ma di tutto il suo elettorato con lui sul caudillismo imperante nel GOP, partito che non più tardi del 2015 era saldamente in mano ai big tra cui spiccava senza dubbio alcuno McCain.

Il silenzio di McCain sulle parole di Trump, iniziato con il pretesto del suo infelice “grab ‘em by the pussy”, il suo frequente e costante voto contrario alle proposte trumpiste in Senato e non ultimo il suo manifesto odio per il presidente (“Non lasciate che Donald Trump venga al mio funerale”) sono sintomi di una crisi di un sistema politico, quello americano, in cui sono sempre più gli outsider come Trump a dare le carte.

“Fidarsi di uno come Putin è tradire l’America”.

Parlando dell’amicizia tra Trump e Putin McCain ebbe a dire che “la sua fiducia in un ex colonnello del Kgb non ha nulla a che fare con la sua dottrina ‘Prima l’America’”. Un esempio perfetto di quella che è stata sempre la visione della politica estera del falco John McCain.

Una vita per l’Imperialismo atlantista

Di ritorno dal Vietnam, dove fu catturato e ferito dai guerriglieri nordvietnamiti, entrò in politica grazie al denaro della moglie. Venendo da una famiglia che faceva risalire la propria tradizione militare alla Guerra d’Indipendenza non poteva che schierarsi con il Partito Repubblicano. Nel 1987 venne eletto senatore, per schierarsi negli anni successivi esplicitamente e nettamente a favore delle guerre imperialiste in Afghanistan, Iraq e Serbia. 

Negli ultimi anni è salito all’onore delle cronache internazionali per il suo sostegno a formazioni jihadiste ed estremiste in Libia prima (per abbattere il governo del colonnello Gheddafi) e in Siria poi. Il sostegno dei Clinton e di certa destra capitanata proprio dal plutocrate McCain a certi gruppi in Medioriente porterà alla formazione di milizie come Al-Nusra e ISIS tra Siria e Iraq.

Epigono di Bush figlio, da sempre sostenitore di Israele, fu in ogni momento nemico dell’autodeterminazione dei popoli, opprimendo con le bombe democratiche targate USA popoli come quello afghano, in balia del regime dei Taliban, foraggiato inizialmente dagli stessi statunitensi in chiavi anti-sovietica; quello libico, disgregato dopo la morte di Gheddafi e preda di una sanguinosa guerra civile; o ancora quello siriano che, proprio con l’aiuto dei russi che McCain ha tanto odiato, è riuscito a riacquistare il controllo della quasi totalità del territorio nazionale, subendo però mezzo milione di morti e milioni di profughi, interni ed esterni.

Non è insolito per un politico americano, democratico o repubblicano che sia, contestare il protezionismo o le idee di Trump sull’immigrazione. Sarebbe più serio però avere la decenza di tacere quando le proprie mani grondano sangue, il sangue di popoli interni di cui in nome dell’imperialismo atlantista si è tranquillamente firmata la condanna a morte, a decenni di instabilità e lotte fratricide.

Nell’esprimere le proprie condoglianze alla famiglia McCain, l’ex presidente Obama ricorda la loro sfida alle elezioni presidenziali del 2008. “Eravamo molto diversi ma condividevamo la fedeltà a qualcosa di più alto, ovvero agli ideali per cui generazioni di americani e immigrati hanno combattuto, manifestato e fatto sacrifici” afferma, definendo il senatore repubblicano un “coraggioso”, che “ci ispira”. Il senatore repubblicano è definito un “patriota del livello più alto” dall’ex presidente George W. Bush: “Mi mancherà” dice Bush, che ha battuto McCain nel 2000 per poi appoggiarlo nel 2008, quando correva contro Obama.

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