USA: espulsi 27 diplomatici russi

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USA: espulsi 27 diplomatici russi

L’ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov, ha riferito che sono stati espulsi 27 diplomatici russi dagli USA. Secondo Antonov, la decisione di Washington è guidata dalla russofobia dei politici e media statunitensi. Dal canto suo, Washington ha risposto che non si tratta di una rappresaglia e che è una norma che dopo tre anni i visti devono essere rinnovati.

Espulsi 27 diplomatici russi dagli USA?

Gli Stati Uniti hanno espulso 27 diplomatici russi. A riferire la notizia è stato l’ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov. Secondo quanto riportato dall’agenzia TASS, un numero equivalente di diplomatici russi dovranno lasciare gli USA entro il 30 giugno.  “I nostri diplomatici vengono espulsi. Un numeroso gruppo di miei compagni, 27 persone con famiglie, ci lascerà il 30 gennaio”, ha detto Antonov. L’ambasciatore ha sottolineato che i funzionari stanno “affrontando una grave carenza di personale”. Antonov ha poi puntato il dito contro Washington. “Siamo arrivati al punto in cui le autorità statunitensi annullano i visti validi di coniugi e figlie del nostro personale senza fornire alcuna motivazione. I diffusi ritardi nel rinnovo dei visti scaduti mirano anche a spingere i lavoratori diplomatici russi fuori dal paese. Non comprendo a cosa mira questa politica di separare le famiglie dei diplomatici russi”, ha affermato Antonov.

Per Washington non si tratta di una rappresaglia contro Mosca

L’ambasciatore russo ha sottolineato che il problema dei visiti per i diplomatici russi in territorio USA non è ancora risolto. Per Antonov tra Mosca e Washington “nulla è cambiato”. Secondo l’ambasciatore in USA c’è un clima di russofobia che si diffonde nei media, al Congresso e nel governo e questo ostacola la costruzione delle relazioni russo-statunitensi.  Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price, ha risposto alle critiche affermando che non è “niente di nuovo richiedere ai russi di rinnovare i loro visti dopo tre anni”. Price ha inoltre sottolineato che la mossa non è una rappresaglia contro Mosca.


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