USA e Russia dicono no a un cessate il fuoco globale

L'amministrazione Trump e il Governo del Cremlino stanno ostacolando il tentativo di far emanare un cessate il fuoco globale al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il presidente Macron si dice fiducioso

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Gli Stati Uniti assieme alla Russia stanno bloccando gli sforzi delle Nazioni Unite per ottenere l’appoggio vincolante del Consiglio di sicurezza e imporre un cessate il fuoco globale volto a consentire alle Nazioni di far fronte all’epidemia di coronavirus che ha abbondantemente superato i 165 milioni di vittime in tutto il mondo.

Quasi un mese fa il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva chiesto la fine immediata dei combattimenti che coinvolgono governi e gruppi armati in tutte le attuali zone di conflitto asserendo che la virulenza dell’epidemia non aveva fatto altro che rimarcare “La scelleratezza della guerra”.

Nonostante la proposta di una tregua generale sia accolta con favore da molte organizzazioni benefiche e di volontariato, dai gruppi per i diritti umani nonché da dozzine di Paesi tra i quali Francia Germania e Regno Unito – principali alleati statunitensi NATO – l’amministrazione Trump ha dichiarato di non ritenersi vincolata a una simile misura.

Nel tentativo di rompere l’impasse il Presidente francese Emmanuel Macron ha proposto un progetto di risoluzione che aspira a superare le obiezioni di Russia e Stati Uniti sulla questione, che attualmente ne rendono impossibile l’applicazione.

Pur senza pressioni per un cessate il fuoco universalmente vincolante, la risoluzione del leader francese, così come redatta, accoglie e sostiene le obiezioni del segretario generale NATO proponendo che la decisione possa essere adottata a discrezione dei singoli stati membri.

Il no degli Stati Uniti

Per la Casa Bianca, il Pentagono e il Dipartimento di Stato americani tale proposta non può essere accolta. Le forti riserve degli Stati Uniti sulla questione si fondano sulla preoccupazione che un’applicazione di una tregua di ordine generale potrebbe interrompere il perseguimento delicate operazioni militari nei confronti di gruppi terroristici come quelli affiliati all’Isis in Iraq o altri obiettivi ritenuti ostili agli interessi statunitensi.

Analogamente, anche Vladimir Putin si è schierato contro una tale disposizione proprio per l’impatto che tale misura avrebbe sulle operazioni militari russe in Siria e sul noto sostegno di Mosca alle milizie non statali in Paesi come la Libia. 

Secondo il rapporto speciale pubblicato dal sito web di politica estera statunitense, “Entrambi i governi temono che un cessate il fuoco universalmente condiviso potrebbe potenzialmente limitare gli sforzi per organizzare quelle legittime operazioni antiterroristiche all’estero”.

In particolare, “Gli Stati Uniti temono anche che un cessate il fuoco possa inibire la capacità di Israele di impegnarsi in operazioni militari in tutto il Medio Oriente” ha spiegato l’autore, Colum Lynch, in riferimento agli attacchi aerei israeliani con obiettivi in Siria, Iraq e Libano avvenuti in questi ultimi mesi.

Inoltre, secondo gli analisti, l’obiettivo dell’amministrazione Trump sarebbe quello di conservare la possibilità di sferrare attacchi alla milizia filo-iraniana in Iraq – come recentemente avvenuto – e allo stesso tempo di avere la libertà di effettuare attacchi opportunistici contro i leader militari iraniani come quelli avvenuti con i droni a gennaio, ove perse la vita il generale Qassem Suleimani.

Le voci a sostegno del cessate il fuoco

Il 23 marzo scorso Guterres si era rivolto agli Stati impegnati in zone di conflitto sulla scena globale chiedendo loro di porre fine alle ostilità e unirsi al fine di sconfiggere un nemico ben più pericoloso del guerra, rappresentato dall’epidemia di covid-19. 

Nel proprio accorato appello il segretario aveva dichiarato: “Poniamo fine alla guerra per combattere la malattia che sta devastando il nostro mondo. Iniziamo fermando i combattimenti ovunque, adesso. Questo è quello di cui l’umanità ha bisogno, ora più che mai”.

La proposta di Guterres aveva da subito trovato i riscontri favorevoli delle principali organizzazioni di beneficienza e dei gruppi per i diritti umani. Anche il Capo della Chiesa Cattolica, Papa Francesco, nel corso della messa pasquale aveva accennato alla necessità di una tregua.

Venerdì Henrietta Fore, responsabile del fondo per l’infanzia dell’Unicef, rimarcando la necessità dello stop ai combattimenti, ha reso noto che sono almeno 250 milioni i minori che vivono nell’incubo dei conflitti armati e come le loro condizioni di salute siano ulteriormente aggravate dall’emergenza sanitaria in corso.

Oltre cinquanta Governi hanno appoggiato l’iniziativa di Guterres tra cui i maggiori alleati statunitensi aderenti alle Nazioni Unite. In una lettera congiunta – che Stati Uniti e Russia hanno rifiutato di firmare – tali Nazioni hanno espresso preoccupazione per il fatto che il Consiglio di sicurezza non abbia preso alcun provvedimento per fronteggiare la crisi sanitaria. 

In uno dei passaggi fondamentali della lettera si legge: “Mentre la pandemia di covid-19 si diffonde, siamo preoccupati pre la difficile situazione di donne e bambini e di tutti i civili coinvolti nei conflitti armati… queste popolazioni sono già duramente colpite dalle conseguenze dei combattimenti. Un immediato cessate il fuoco a livello globale ridurrebbe notevolmente tali conseguenze, permettendo l’assistenza umanitaria e la protezione necessarie e, si spera, sarebbe in grado di ridurre la diffusione del covid-19”.

Dominic Raab, Ministro degli esteri britannico e Primo Ministro ad interimdurante la convalescenza del Premier Boris Johnson, colpito dal coronavirus, ha sostenuto l’iniziativa spiegando come l’epidemia sia la sfida principale per le nostre esistenze e rimarcando la necessità di “unirsi contro di essa”.

Allo stato dei fatti, tuttavia, è la posizione statunitense a prevalere come testimonia la prosecuzione dei negoziati nelle aree di conflitto.

Anche se l’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Kelly Craft, ha espresso sostegno per una tregua generalizzata auspicando che probabilmente la risoluzione francese sarà vagliata già nel corso di questa settimana, il Dipartimento di stato statunitense si è mostrato più cauto in merito alla questione. 

Secondo un suo portavoce, infatti, “Gli Stai Uniti, pur riconoscendo il valore della richiesta del segretariogenerale per un cessate il fuoco globale, continueranno la propria missione antiterrorismo”.

Un possibile accordo sul cessate il fuoco è stato ulteriormente ritardato dalle obiezioni avanzate dagli Stati Uniti, poi abbandonate, di attribuire alla Cina la responsabilità della diffusione del virus nonché le note contestazioni alla gestione dell’epidemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei giorni contestata a più riprese dal Presidente Trump che ha minacciato la sospensione dei finanziamenti all’ente.

Per approfondire: Cos’è l’OMS e perché Trump ha sospeso i finanziamenti.

Un accordo è possibile?

Il premier Macron ha tuttavia espresso ottimismo rispetto a un possibile accordo sulla risoluzione dichiarando di essersi personalmente confrontato con Trump, col presidente cinese Xi Jinping e col Premier inglese Johnson.

Macron ha soggiunto di sperare che dal summit che si terrà in streaming tra i cinque membri permanenti delle Nazioni Unite potrà scaturire un accordo al quale aderisca anche il Presidente russo Vladimir Putin.

Un esito positivo significherebbe senza dubbio accrescere il prestigio del Consiglio, recentemente criticato per l’inerzia a fronte dell’emergenza sanitaria su vasta scala causata dal coronavirus, anche se un cessate il fuoco globale non può darsi per scontato.

Comunque sia, dall’appello di Guterres del mese scorso si è assistito a timidi progressi nelle zone di conflitto: nello Yemen è stato ordinato un cessate il fuoco dalla coalizione saudita e altrettante risposte positive si sono verificate in Colombia e nelle Filippine.

Secondo un rapporto stilato dalle Nazioni Unite almeno 12 Paesi avrebbero limitato almeno in parte i conflitti per far fronte alla crisi sanitaria di covid-19.

Solo in Afghanistan, il territorio che sta assistendo al periodo di guerra tra i più longevi al mondo, il crescente impatto del coronavirus potrebbe minare i tentativi di imporre una pace provvisoria proprio per l’obiettivo dei gruppi terroristici di sfruttare la situazione colpendo le “nazioni crociate” nel momento in cui le maggiori risorse sono concentrate altrove.

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