Usa da grandi numeri e Powell nella trappola

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Powell manda un messaggio chiaro alla casa bianca :

se si deciderà di imprimere un nuovo stimolo alla ripresa non sarà certo per le pressioni del presidente americano. Anzi Donald Trump è avvertito: “ anche se dovesse chiedermi di dimettere  non lo farei.”

Eppure essere tenuto in ostaggio per Powell non è una novità, in effetti era molto più indietro già nel marzo del 2013, in vista dell’annuncio del conto della Fed, la presidenza della Fed si rese conto per la prima volta che non era la banca centrale a controllare il mercato ma piuttosto dopo anni di ZIRP(concetto macroeconomico che esprime la politica dei tassi a zero) e QE (modalità con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di un paese, per aumentare  la moneta in circolazione)la Fed era diventata ostaggio del mercato e di ogni capriccio.

Quasi dopo sei anni Powell ha appena avuto modo di sperimentare quanto detto in precedenza.

Quello che segue è uno degli avvertimenti ricorrenti di Powell sul bilancio in crescita della Fed, in cui non solo ha discusso di enormi perdite di libri  quando i tassi picchiano e che la mancanza di chiarezza in giro quando la Fed fermerebbe i suoi acquisti di beni che erano di per sé un rischio per la stabilità finanziaria.

Fatta la premessa Powell sostiene che:  con l’inflazione sotto controllo ci sono le stesse due preoccupazioni. la  prima e che le politiche della Fed spingono troppo i mercati e che il risultato sarà un aumento inaspettatamente forte dei tassi man mano che la normalizzazione si avvicina e danneggia l’economia reale ,il rischio ora è gestibile ma aumenta materialmente con le dimensioni del bilancio.

Il secondo costo maggiore, ancora una volta, è quello della realizzazione di perdite, basse rimesse e capitale esaurito.

Questo è il pensiero di Powell ma ciò nonostante ha lasciato intendere che a luglio i tassi saranno abbassati, ha affermato che le incertezze riguardo alle tensioni commerciali ed i timori per la forza economica globale continuano a pesare sulle prospettive economiche Usa.

Uno sguardo ai dati Usa:

Eppure i dati ci narrano altre prospettive, in primo luogo un nuovo record di crescita per l’economia Usa con l’indice S&P 500 ai massimi storici, il tasso di disoccupazione è ai minimi dal 1969 con una percentuale del 3,6% sono stati creati 263.000 nuovi posti di lavoro, e i dati di crescita del Pil in tendenza del 3,1%

Ma le notizie positive arrivano dall’Export Usa:

Record di esportazioni di Gas naturale

Record di estrazione di Petrolio americano

Firma di due accordi commerciali per esportare gas naturale americano in Europa

Minimo storico delle importazioni americane di petrolio

Accordo con il presidente Trump e i vertici del partito democratico  per avviare il piano di investimenti per il rinnovo delle infrastrutture americane

L’economia americana è in forte crescita e sembra veramente strano che oggi Powell decida di tagliare ancora nuovamente i tassi se non per il fatto che Trump più volte gli abbia urlato contro , forse a difesa della sua politica vi è il fatto che l’inflazione americana sia ancora troppo bassa per i numeri che esprime il paese e questa è una domanda da affrontare per gli economisti, magari prima che possa diventare tutto discutibile.

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