Manca sempre meno alla Pasqua e come ogni anno gli scaffali di tutti i supermercati del mondo sono pieni di uova di cioccolato delle più svariate dimensioni e gusti.
Eppure non tutti, forse, si sono mai chiesti il perché di questa antica tradizione.

Le uova di cioccolato derivano però da un’altra tradizione, ovvero quella delle uova di galline dipinte in occasione di una festa che trova origini ancora prima dell’arrivo del Cristianesimo.
Bisogna infatti tornare indietro fino agli antichi Persiani per espandersi poi in Grecia, Egitto e Cina. Al tempo infatti, l’uovo simboleggiava vita nonché alimento di salute ed energia. Lo scambio di queste arrivava dunque insieme alla primavera.

È poi con il Cristianesimo che l’idea della rinascita viene collegata alla resurrezione di Cristo e alla tradizione dello scambio delle uova, dovendo però aspettare il Medioevo per renderla una vera e propria tradizione pasquale. A quel tempo le uova venivano bollite e poi avvolte in foglie e fiori in modo tale che prendessero colore naturalmente.

In Scandinavia divenne infine un rito quello di scambiarsi uova colorate la domenica di Pasqua, svincolandolo però dalla tradizione religiosa, per legarla – come originariamente – all’arrivo appunto della primavera. Infine, per avere l’attuale uovo di cioccolato bisogna ringraziare Luigi XIV.

Eppure le prime uova non erano vuote come quelle che compriamo noi oggi, ma ripiene. Mentre l’idea di manipolare il cioccolato trova il suo maggiore sviluppo solo nel secondo Dopoguerra grazie ai cioccolatai francesi e svizzeri.

L’uovo di Febergé

Tradizione dell'uovo di Pasqua
Uovo Napoleonico: una delle uova imperiali Fabergé

Ma se oggi all’interno dell’uovo di Pasqua troviamo anche una sorpresa, il merito è del russo Peter Carl Febergé. L’orafo di corte nel XIX secolo, fu incaricato dallo zar Alessandro III di creare uova decorate per la zarina. Nacque così un uovo in platico smaltato di bianco contenete al suo interno un altro uovo d’oro in cui, a sua volta, erano stati inseriti due doni.

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