Universo: scoperte 39 galassie primordiali

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Scienza: scoperte 39 galassie primordiali.

Una scoperta che potrebbe dare una svolta agli studi sulle origini dell’Universo e sulla formazione delle galassie. La rivista Nature ha riportato il sorprendente esito di uno studio scientifico-astronomico che ha permesso di individuare ben 39 grandi galassie primordiali e attive, la cui massa corrisponde a circa 40 miliardi di Soli e che sono capaci di produrre ben 200 stelle ogni anno. Questi spettacolari conglomerati spaziali finora non erano mai stati individuati perché, avvolti in polveri piuttosto fitte, risultavano invisibili anche a strumenti dotati di tecnologie avanzate come il telescopio spaziale Hubble.

Come ha spiegato uno dei responsabili della ricerca, Kotaro Kohno dell’Università di Tokyo, ci si è resi conto che era necessario ricorrere a dei macchinari scientifici ancor più sofisticati per provare risolvere questo «mistero» dell’Universo. E così si è deciso di ricorrere ai potenti Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), ossia 66 radiotelescopi installati nel deserto di Atacama e ad almeno cinquemila metri di altezza lungo le Ande del Cile. Sfruttando le immagini catturate da questi strumenti, un team internazionale di osservatori è riuscito a individuare 39 galassie che potrebbero rappresentare una preziosa testimonianza di quanto accaduto durante i primi due miliardi di anni di vita del cosmo, cioè dopo il fenomeno del big-bang.

Le galassie osservate tramite ALMA.

Gli scienziati giapponesi e i loro collaboratori sapevano bene dell’esistenza di queste grandi galassie attive, ma al contempo avevano intuito che si trovavano troppo lontane e ben «occultate» nello spazio per essere facilmente visibili. Infatti è bene sottolineare che, in base all’espansione dell’Universo e alla velocità della luce, tutti gli oggetti o corpi astrali che nel cosmo vengono considerati lontani, in realtà sono quelli più prossimi al big-bang. Allo stesso tempo, l’energia luminosa liberata da questi ammassi primordiali va incontro ad un effetto di redshift (spostamento verso il rosso).

Astronomia-Fotografato per la prima volta il buco nero dello spazio

Quando gli esperti osservano e analizzano corpi che presentano un elevato fenomeno di redshift, solitamente si imbattono in galassie che, anche se sono piuttosto espanse, allo stesso tempo risultano inattive. Tuttavia, dopo aver stilato una serie di modelli teorici, i ricercatori avevano capito che non avevano ancora individuato gli ammassi stellari antecedenti, dove la produzione di stelle va avanti con ritmi piuttosto alti e «nascosta» dalle polveri interstellari. Da qui si è intuito che per poter avere la conferma di queste teorie bisognava ricorrere ad una strumentazione che permettesse di raggiungere questo traguardo.

La strumentazione ALMA ha consentito la nuova scoperta nell’Universo

Come ha riportato nel dettaglio il professor Kohno, la luce di queste galassie spesso è troppo debole e, essendo dotata di una lunghezza d’onda piuttosto vasta, risulta sicuramente invisibile all’occhio umano e impossibile da captare per Hubble. Partendo da questo presupposto, gli scienziati dell’Università di Tokyo hanno valutato che per ottenere l’obiettivo che si erano prefissati avrebbero dovuto virare sugli ALMA.

Questi radiotelescopi all’avanguardia sono capaci di rilevare le lunghezze d’onda submillimetriche, e così hanno dato modo agli studiosi di andare ad esplorare tra le polveri e di mettere a segno questa scoperta certamente storica per l’Universo: 39 galassie di enormi proporzioni, pienamente attive e in grado di produrre un’enorme quantità di stelle. Inoltre è stato appurato che esse si trovano in un’epoca spaziale che va da uno a due miliardi di anni dalla genesi del cosmo. Subito dopo aver raccolto questi straordinari dati, i responsabili della ricerca scientifica li hanno confrontati con altri provenienti dal Very Large Telescope, e proprio in questa circostanza hanno compreso che erano sulla strada giusta.

I potenti radiotelescopi ALMA.

Concludendo il suo approfondimento su Nature, Kohno ha rivelato che dopo aver fatto questa sensazionale scoperta lui e i suoi colleghi dovranno superare un altro ostacolo di rilievo. Infatti le galassie individuate sono alquanto numerose, mentre le simulazioni effettuate finora ai computer sulle origini dell’Universo prevedono un numero ridotto rispetto ai dati raccolti tramite ALMA. Il prossimo passo, dunque, consisterà nel formulare un censimento più preciso e ampio di queste galassie primordiali.

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