Unioni Civili, Roma in testa tra le città metropolitane

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Un report Istat sulla popolazione residente per stato civile ha restituito una fotografia del Paese con interessanti indicazioni.

Senza entrare nel dettaglio dei numeri che ci racconterebbero quanti siamo, come siamo divisi e quanti anni abbiamo, ci soffermeremo a considerare quelli legati all’introduzione della regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e delle convivenze di fatto.
A partire dunque dalla data di introduzione delle unioni civili (comprendenti anche le trascrizioni di unioni o matrimoni contratti all’estero) e fino al 1 gennaio 2018 le persone residenti che risultano unite civilmente sono circa 13.300 pari allo 0,02% della popolazione. Di questi il 68,3% sono di sesso maschile.
Nel periodo compreso tra luglio 2016 e il 31 dicembre 2017 complessivamente in Italia sono state costituite 6.712 unioni civili. Prevalentemente sono state protagoniste le coppie formate da uomini per un totale di 4.682. Le persone che non sono più in coppia o per scioglimento dell’unione o per decesso del partner sono ancora in numero estremamente ridotto, meno di 50 nel primo caso e meno di 150 nel secondo.

Roma ne ha registrate il maggior numero

Come poteva essere facile ipotizzare le unioni civili sono celebrate più frequentemente nei grandi agglomerati urbani. Il 35,4% si è registrato nelle 14 città metropolitane, quasi una su quattro a Milano, Roma o Torino.Ed infatti la Lombardia, il Lazio e il Piemonte sono le regioni che insieme racchiudono oltre la metà del totale complessivo delle circa 13mila registrazioni.
Ma è a Roma che, dall’entrata in vigore della legge, si è costituito il maggior numero di unioni civili, ben 763 di cui 553 coppie di uomini e 210 coppie di donne. E sono ancora gli uomini a prevalere in percentuale sulle donne tra i residenti nelle tre città già citate. A Roma e Torino  le unioni tra donne raggiungono i valori maggiori che si assestano comunque intorno al 25%.
Mediamente le coppie si formano in età adulta, tra i 45 e i 49 anni prevalentemente al nord, quasi 6 su 10. Segue il centro con il 28,1% ed il sud con il 12,0%.
Su questo ultimo dato è utile soffermarsi per comprende come, verosimilmente, molte unioni siano il frutto della formalizzazione di relazioni vissute da tempo in maniera stabile.
Per concludere statisticamente il discorso e fornire un’idea quanto più completa possibile, rileviamo che Istat propone un approfondimento che ha riguardato un campione di 2.871 individui uniti civilmente al 1 gennaio 2018 analizzati per titolo di studio.
Ebbene il quadro che se ne ricava è la rappresentazione di un livello di studi medio-alto. Oltre il 41,2% ha dichiarato di avere un diploma di scuola media superiore e ben il 43,2% di possedere un titolo di studio universitario.

https://www.istat.it/it/files//2018/09/Report-popolazione-residente-e-stato-civile.pdf

La legge n.76  del 20 maggio 2016

Ma cosa sono le unioni civili, cosa prevede la legge?

Due persone maggiorenni dello stesso sesso che dichiarano di fronte all’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni, di voler contrarre unione civile assumono stessi diritti e doveri l’uno verso l’altro. Ne deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Nessun cenno all’ obbligo, a differenza del matrimonio,  di fedeltà e di collaborazione. In caso di scioglimento per l’unione civile l’effetto è immediato senza prevedere alcun periodo di separazione.
Nessuna differenza invece per lo stato patrimoniale, in entrambi i casi il regime patrimoniale ordinario è quello della comunione dei beni, fermo restando la possibilità di optare per la separazione dei beni.
Estensione della disciplina sulle successioni riguardante la famiglia anche per le unioni civili, così come quella in materia di congedo matrimoniale.

La questione sicuramente più discussa, rimane quella delle cosiddette “step-child adoption” la possibilità cioè che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner. Per l’ opinione pubblica favorevole all’introduzione di un articolo nella legge al riguardo, rimane un neo che rende la stessa legge incompleta e fuori dalle dinamiche sociali che vengono vissute nei tempi in cui viviamo.
L’aver inserito nel decreto legge un comma che precisa che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti” consente comunque ai giudici di pronunciarsi sui casi di adozione per le coppie formate da persone dello stesso sesso.

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/05/21/16G00082/sg

 

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