Sì alle unioni civili in Svizzera: “Omnia vincit amor”

Arriva una Svizzera una novità senza pari

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Unioni civili in Svizzera

“Omnia vincit amor”, scriveva Publio Virgilio Marone. Letteralmente: “L’amore vince su tutto”. Si tratta infatti di uno dei sentimenti più nobili provato dagli esseri viventi. Dell’amore si elogiano le sensazioni che permette di provare. Lo si cerca, lo si canta. E talvolta, lo si ostacola. Troppo spesso vengono poste barriere atte a ostacolarlo. Oggi, una di queste decade. È sì alle unioni civili fra coppie dello stesso genere in Svizzera.

Unioni civili in Svizzera: cosa dice la legge?

“Lo Stato garantisce il matrimonio e la creazione della famiglia a tutti i cittadini”. Così recita la Costituzione svizzera. Eppure, ci sono voluti ben sette anni per far sì che queste parole divenissero una realtà. Anzi, pare che sia stato proprio il testo costituzionale a servire da appiglio agli oppositori. La prima proposta del matrimonio egualitario all’interno del governo svizzero risale al 2013. Artefice della richiesta: il Partito Verde Liberale Svizzero. Ad aver frenato il progredire di tutto ciò troviamo le solite “motivazioni” omofobe che ancora troppo spesso celano la mancanza di diritti umani fondamentali. <<Abbiamo aspettato sette anni. Ora che tutto ciò è diventato realtà, siamo davvero emozionati>> Dichiara Olga Baranova, della campagna “Marriage for All”.

Nessun cambio costituzionale

Nonostante la Costituzione parli chiaro, come abbiamo detto sono molte le persone che si sono opposte al cambiamento usando come scusa la modifica del testo. Eppure, leggendo bene queste parole, non si nota alcun tipo d’esclusione. Si parla di cittadini. Senza nessuna distinzione. Poiché quello di vivere la propria esistenza accanto alla persona che si ama è un diritto umano. E in quanto tale non guarda in faccia a nessuno. Non si cura di caratteristiche personali. Sono gli stessi esseri umani che troppo sovente confondono la parola “diritto” con il termine “privilegio”. Ancora oggi esiste il vizio di considerare alcune peculiarità più meritevoli di altre. E quest’atteggiamento non ha che una conseguenza diretta: generare violenza.

L’omofobia uccide

Per quanto riguarda la comunità LGBTQ+, purtroppo i dati riguardanti casi di violenza non sono affatto confortanti. Ancora al giorno d’oggi le aggressioni verso persone omosessuali non mancano. Il mondo è tuttora immerso nell’odio e nell’ignoranza. E la cosa più grave è che tutto questo orrore viene di frequente normalizzato e giustificato. Si nasconde il proprio animo violento usando la parola “ostentazione”. “Atteggiamento diretto a sottolineare con affettazione o compiacimento i propri pregi, pensieri, o sentimenti, o, più comunemente, le proprie azioni”. Ecco la definizione di questo lemma. Dunque, come potremmo definire ostentanti dei semplici gesti d’amore? La realtà è che ognuno vede il mondo in modo differente. Nel momento in cui un uomo e una donna si danno un bacio in un luogo pubblico, normalmente nessuno ha da ridire. Com’è giusto che sia.

Tuttavia, se a compiere lo stesso gesto sono due persone dello stesso sesso, la musica, tristemente, cambia. C’è chi s’indigna. Chi considera questo comportamento oltraggioso. Oltre a chi grida alla sicurezza dei bambini. Come se quest’ultimi fossero le vittime. Come se insegnare loro che l’amore non ha genere fosse un atto di violenza. Dovremmo piuttosto occuparci d’impartire loro un esempio inclusivo. Nessun bambino nasce con una mentalità discriminatoria. Sono gli adulti che lo circondano a far sì che quest’ultima si crei. A instillare nel loro cervello il seme della violenza. Tentiamo, invece, di fare chiarezza sul termine violenza. Di capire che quest’ultimo non ha nulla a che fare con un bacio fra due donne o fra due uomini. E dopodiché, insegniamo queste nozioni ai nostri figli. In modo da formare in maniera corretta gli adulti di domani.


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