Ungheria e Slovenia: pieni poteri ai premier

Democrazie in pericolo dietro lo scudo delle situazioni di emergenza

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Janez Janša, primo ministro sloveno

Dopo l’Ungheria, anche in Slovenia l’emergenza coronavirus ha determinato il conferimento di poteri speciali al premier Janez Janša. Come prima mossa, Janša ha deciso di istituire una nuova unità di crisi togliendo così alla sanità la gestione dell’emergenza, anche se la costituzione slovena non prevede nulla di tutto ciò. In più, il portavoce del governo Jelko Kacinin in relazione al confine meridionale ha annunciato che il governo non intende rinunciare alle competenze date all’esercito per gestire il flusso migratorio sul confine con la Croazia, nonostante l’assemblea nazionale non abbia raggiunto i voti necessari. Infatti, l’assemblea si sarebbe pronunciata favorevole, senza però raggiungere la maggioranza dei tre quarti, necessaria per assegnare all’esercito competenze maggiori di quelle attuali. Ciò che spaventa è la mancanza di garanzie su scopo e durata dei poteri speciali. La paura è che questi poteri possano andare oltre alla semplice gestione dell’emergenza. Accedere alle informazioni diventa sempre più difficile: in un’atmosfera dove molti giornalisti divengono oggetto di intimidazioni e minacce dai media sotto il controllo del governo, le opposizioni chiedono garanzie.

Orban e la democrazia illiberale

Già nel 2014 il premier ungherese Viktor Orban aveva tenuto un discorso in cui teorizzava la cosiddetta democrazia illiberale, un sistema di governo nel quale non possono essere limitati i poteri del premier eletto. Ciò significa che, salvo per il fatto che si tengono le elezioni, i cittadini sono completamente tagliati fuori dalla conoscenza di tutto ciò che concerne il potere e le libertà civili.

Qualche giorno fa, l’attribuzione dei pieni poteri al premier è stato forse uno degli ultimi passi verso questo sistema di governo.  Permettere che una sola persona abbia il diritto di sciogliere l’assemblea legislativa e di governare per decreto a tempo indeterminato porta il sistema ungherese ad assomigliare sempre più ad una dittatura, annullando il concetto di separazione dei poteri e riducendo al minimo l’influenza del parlamento.

Il fatto che non si tratti di una misura collegata solamente al momento di emergenza sanitaria è evidente dalla mancanza di una scadenza, tant’è che una delle prime mosse del premier ungherese è stato rendere illegale il cambio di sesso. Un provvedimento evidentemente scollegato dall’emergenza coronavirus, e il cui unico obiettivo è prendere di mira una minoranza. D’ora in poi le autorità ungheresi non potranno più registrare sui documenti di identità il nuovo genere di qualsiasi persona che abbia cambiato sesso. Uno degli effetti immediati sarà che chi ha cambiato sesso e vuole un matrimonio o convivenza con una persona di sesso diverso non sarà più per lo Stato parte di un’unione etero. Le persone transgender saranno quindi schedate ed escluse da ogni beneficio per le famiglie.

Si tratta di un meccanismo ripetibile che grazie al conferimento dei pieni poteri potrà essere utilizzato contro qualsiasi minoranza, arrivando a poter eliminare qualsiasi componente non gradita al governo.

Le situazioni d’emergenza come giustificazione storica delle dittature

“Le costituzioni nate dopo la Seconda guerra mondiale puntavano proprio ad evitare il ripetersi di fuoriuscite dalla democrazia in caso di emergenza. Per questo ci si è inventati le corti costituzionali e un processo di limitazione della sovranità con il conferimento di alcuni poteri a livello sovranazionale” così si esprime il costituzionalista Stefano Ceccanti, deputato del Partito Democratico, ricordando che gli “stati d’emergenza” sono già stati un mezzo per il conferimento dei pieni poteri. Primi tra tutti, abbiamo gli esempi del conferimento dei pieni poteri a Hitler nel 1933, seguito dal conferimento dei pieni poteri a Pétain nel 1940.  Si tratta quindi di un meccanismo già a noto che non sembra esser stato scardinato dalla presenza di un’entità sovranazionale come l’Unione Europea.

L’assenza di una presa di posizione forte da parte dell’Unione Europea è, infatti, di estrema gravità dal momento che uno dei motivi che portò alla sua nascita fu proprio la volontà di contrastare la nascita di regimi dittatoriali all’interno dello spazio europeo.

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