Ungheria e diritti lgbt+: tra illusioni e speranze

La Corte Costituzionale dell'Ungheria ha dichiarato incostituzionale il valore retroattivo della sezione 33 che vieta alle persone trans-gender di includere la propria nuova identità di genere sui documenti

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La legge, lanciata l’anno scorso, la T/9934 contiene l’articolo 33. Tale articolo è divenuto noto come una delle leggi più trans-fobiche di tutto il mondo. Qualche giorno fa, il 12 marzo 2021, la Corte Costituzionale dell’Ungheria ha dichiarato incostituzionale il valore retroattivo della legge. Ciò significa che la sezione 33 non può essere applicata a tutte le persone transessuali che hanno già, legalmente, cambiato genere prima di maggio 2020.

Cosa dice la sezione 33?

Il Parlamento adottò la sezione 33 della Legge il 28 maggio 2020. La sezione 33 abolisce il riconoscimento legale del genere in Ungheria. La legge obbliga le persone transessuali e intersessuali a utilizzare documenti che non riflettono la loro identità e/o aspetto di genere. In altre parole la sezione, letteralmente, vieta alle persone trans ad usare il proprio nuovo nome e la propria nuova identità di genere sui documenti ufficiali. Inoltre, la sezione 33 includeva una disposizione che modificava la legge sulla procedura del registro per applicare le nuove regole anche ai procedimenti in corso. Ciò è particolarmente problematico siccome molte persone trans aspettano da anni che le loro richieste legali di riconoscimento del genere vengano elaborate.

La risposta internazionale all’Ungheria

La decisione presa dal Parlamento fu molto discussa a maggio 2020, sia a livello interno che internazionale. Poiché tale articolo avrebbe esposto le persone trans ad ulteriori discriminazioni. Difatti le associazioni lgbt+ ungheresi hanno parlato pubblicamente dell’impatto del divieto segnalando un aumento dei ragazzi trans che contattano i numeri di emergenza e/o pensano al suicidio. La risposta internazionale fu altrettanto significativa. Infatti ci furono migliaia di post che utilizzarono l’hashtag, #drop33, facendo riferimento all’articolo da rimuovere. Inoltre ci sono state numerose petizioni e dichiarazioni a sfavore delle sezione da parte del Consiglio d’Europa, del Parlamento europeo e delle Nazioni Unite.


#Drop 33


Problemi normativi interni

A seguito dell’entrata in vigore della Sezione 33, le precedenti richieste di transizione di genere furono respinte dalle autorità citando la nuova normativa. Tuttavia, con l’aiuto della Háttér Society e del Comitato di Helsinki ungherese, dozzine di persone trans hanno contestato le decisioni di rigetto tramite revisione giudiziaria. Così, il 24 novembre, la Corte d’Appello di Miskolc ha ritenuto incostituzionali alcune disposizioni dell’articolo 33 e ha chiesto un riesame alla Corte Costituzionale.

Violazione della dignità personale

La norma approvata dal Parlamento ungherese, non solo, è in contraddizione con gli obblighi internazionali dell’Ungheria in materia di diritti umani, ma anche con la sentenza della Corte costituzionale magiara del 2018. Detta sentenza aveva stabilito che: “il riconoscimento delle persone transgender e il loro potenziale cambio di nome si riferiscono al diritto fondamentale della dignità umana“. La Corte Costituzionale si è, appunto, schierata con la Corte d’appello di Miskolc e ha annullato la disposizione pertinente della Sezione 33. Secondo la Corte infatti: “nell’ambito dell’obbligo dello Stato di proteggere le istituzioni, non può creare un quadro procedurale che restringe in modo incostituzionale un diritto garantito dalla Legge fondamentale ”. Inoltre le persone trans-sessuali ed intersessuali dovrebbero essere in grado di ottenere il riconoscimento giuridico del genere attraverso procedure rapide, accessibili e trasparenti sulla base della propria auto-dichiarazione di identità.

Sentenza positiva ma è solo un primo passo

La Háttér Society, la più antica associazione lgbt+ del Paese, si sta muovendo per dichiarare incostituzionale l’intera Sezione 33. Con l’auspicio di ribaltarla entro la fine di quest’anno e proseguire nella battaglia per i diritti della comunità lgbt+. La decisione della Corte Costituzionale si applica solo ai procedimenti in corso, quindi chi non ha precedentemente richiesto il riconoscimento legale del genere, non ha ancora il diritto di farlo.


La classifica dei paesi che tutelano l’identità di genere


Ungheria all’ultimo posto sul riconoscimento legale di genere

Ilga-Europe è un’organizzazione non governativa e indipendente che monitora e revisiona annualmente la situazione dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali di tutti i Paesi. Nella sua classifica 2021 sui paesi d’Europa che maggiormente tutelano il riconoscimento legale di genere l’Ungheria, ovviamente, si trova all’ultimo posto a pari-merito con la Bulgaria. Sarebbe ora, per Orban, di compiere un passo in avanti nella tutela dei diritti delle minoranze in tutta l’Ungheria. Non solo quando la Corte sentenzia un procedimento mal-funzionante. Invece, il leader del Paese non ascolta i consigli europei ma prosegue nella sua personale lotta contro tutti, sarà mai che non vuole mollare la sua poltrona di Budapest su cui siede da ben 11 anni.