Una storia vera diventata leggenda: i 47 Ronin

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La storia di cui parlerò potrebbe sembrare frutto di fantasia, o di una sceneggiatura di un film, e infatti esistono varie trasposizioni cinematografiche della vicenda. E’ una storia di rigide regole, etichette da seguire, di onore, di rispetto e di sangue, è una storia vera di samurai: i 47 Ronin.

Statua di un Samurai nella sua tipica armatura

Ma chi sono i Ronin? Per noi occidentali Ronin è una parola che non dice niente, letteralmente sono i samurai rimasti senza padrone.

LA STORIA 

La storia inizia nel 1675, in Giappone, quando Asano Naganori diventa signore del feudo di Ako,  una cittadina nella regione del Kansai.

I signori dei feudi erano chiamati Daimyo e vivevano per gran parte dell’anno presso la corte dello Shogun a Edo. Lo Shogun era il capo di governo, questo titolo era ereditario e veniva conferito ai dittatori militari che governavano il Giappone tra il 1192 e il 1868.

Insieme ai Daimyo erano tenuti praticamente in ostaggio i loro familiari, in modo tale che i signori feudali non potessero ribellarsi allo Shogun.

Asano, insieme ad un altro nobile tale Kamei, era addestrato dal cerimoniere e maestro di protocollo dello Shogun: Kira Yoshinaka. I due venivano istruiti circa i cerimoniali da seguire nell’occasione di una visita da Kyoto di un inviato ufficiale dell’imperatore.

Kira ben presto farà capire ad Asano e Kamei che avrebbero dovuto ricompensarlo adeguatamente per i suoi servizi, un cosa inaccettabile per un samurai dover pagare un proprio sottoposto per fare qualcosa che era suo dovere fare.

Qui iniziano tutti i guai per Asano, che non chiamerò mai “povero” perché la sua storia mi suscita rispetto e non dev’essere stato certo un uomo che voleva farsi compiangere.

I servi di Kamei, per evitargli guai, decisero di pagare profumatamente Kira, così che quest’ultimo decise di avere un occhio di riguardo verso il loro padrone, iniziando invece a provocare e bullizzare Asano che fu bravissimo a resistere a tutte le provocazioni di Kira. 

Ma un giorno Kira intima ad Asano di allacciargli le scarpe e Asano fa anche questo, ma quando Kira lo incalza che l’aveva allacciata male trattandolo da villano, Asano esasperato prende la sua Wakizashi ( la famosa spada che ogni samurai portava al fianco) e si scaglia contro Kira che riesce in qualche modo a schivare il colpo rimandando però ferito e deturpato al volto.

Estrarre la spada e tentare un’aggressione a mano armata all’interno del castello di Edo era una cosa inaccettabile così Asano venne arrestato e la sera stessa gli viene recapitato l’ordine di compiere seppuku, cioè di suicidarsi per mantenere salvo l’onore.

Lo Shogun poi ordina al vassallo principale Oishi Kuranosuke, di disperdere tutta la casta di Ako e tutti i samurai, lui compreso, diventavano così Ronin, appunto uomini senza padrone.

COSA È’ SUCCESSO NEI DUE ANNI SUCCESSIVI 

Nei due anni successivi al fatto i samurai abbandonano le armi e si danno a piccole attività di commercio e artigianato per poter vivere. Aspettarono che Kira prima o poi abbassasse la guardia e allentasse la vigilanza  al castello per poter compire la loro vendetta.

Oishi soprattutto era tenuto d’occhio, in quei due anni si diede ad una vita sregolata, si era perfino separato dalla moglie e si era trasferito a Kyoto, proprio dove risiedeva l’imperatore, così che le notizie su di lui giungessero prima all’orecchio di Kira. I pochi samurai che gli erano rimasti vicini comprarono persino il contratto di una geisha nella speranza che questa lo calmasse, ma niente.

Oishi diede il colpo di grazia alla sua reputazione quando un giorno mentre girava per le strade ubriaco venne affrontato da un samurai sconosciuto che gli rinfacciò di essere un codardo e non solo, lo prese anche a pugni infierendo su di lui anche quando era a terra.

Un episodio del genere fece subito scalpore, era inaccettabile per un uomo d’armi un simile comportamento e iniziò a girare la voce che Oishi e tutti i ronin di Asano avevano definitivamente rinunciato ad ogni tentativo di vendetta.

Statua di Oishi

LA VENDETTA DEI RONIN

Finalmente i samurai avevano ottenuto, dopo tanto aspettare, il loro momento.

Qui troviamo tutta l’astuzia, l’intelligenza la pazienza di questi guerrieri. Per poter compiere la loro vendetta Oishi raduna a Edo tutti i samurai che avevano conservato le proprie armi personali.

A questo punto i samurai compiono una mossa secondo me geniale, si fingono dei pompieri per poter avvicinare la fortezza presidiata da Kira. Erano tutti armati e coperti da armature di cuoio per proteggersi dal fuoco, muniti di scale e uncini per meglio forzare le abitazioni.

Avevano pensato a tutto, uno di loro era arrivato al punto di sposare la figlia di uno degli architetti che avevano costruito la fortezza in modo tale da avere a disposizione anche la cartina dell’edificio.

Oishi e i suoi avevano calcolato l’offensiva nei minimi dettagli. Si divisero in due gruppi quello guidato da Oishi attaccò dalla porta posteriore l’altro da quella principale.

Mentre i samurai si impadronivano della fortezza uno di loro a voce alta annunciava che si trattava di una katauchi, ovvero la vendetta di un gruppo di samurai che vendicavano il proprio onore.

I ronin avevano affisso per le strade dei cartelli che spiegavano le loro ragioni e loro stessi avevano indosso uno scritto, una specie di patto che avevano stretto l’un l’altro che spiegava il loro gesto.

Grazie a questo nessuno avvisò le autorità, e questo spiega perfettamente come fossero ben visti questi guerrieri dalla gente. I Ronin ebbero vita facile nel conquistare la fortezza, uccisero le guardie senza subire una perdita mentre le donne e la servitù vennero solo rinchiusi.

Una volta ricongiunti i due gruppi i samurai si misero alla ricerca di Kira, e dopo tanto cercare lo trovarono nascosto insieme ad atre persone in una legnaia.

Oishi riconobbe subito Kira e una volta spiegatogli del perché avessero assalito la fortezza, ossia  vendicare la morte di Asano e la rovina dell’intera casata, Oishi intima a Kira di darsi onorevolmente la morte praticando seppuku con la stessa la lama con cui si era ucciso Asano. Ma Kira non rispose nulla e a quel punto Oishi senza pensarci due volte lo decapita.

santuario di Sengakuji

LA FINE DEI RONIN

Alla fine di questa triste storia, vediamo Oishi che si reca insieme ai samurai al santuario di Sengakuji, per consegnare la testa di Kira ai familiari di Asano. Lungo tutto il tragitto ci furono grandi manifestazioni di stima da parte della gente verso questi nobili guerrieri.

I ronin si consegnarono alle autorità, e la loro sentenza si fece attendere proprio perché erano molto amati dalla gente.

Alla fine lo Shogun concesse loro il seppuku, dando la grazia solo a uno di loro Kichiemon Terasaka, così che potesse raccontare alle generazioni a seguire i fatti in modo tale che la memoria non andasse persa.

Le tombe dei Ronin

Ancora oggi all’interno del santuario di Sengakuji a Tokyo è possibile visitare la tomba di Asano e dei suoi 47 samurai. Ogni anno il 14 dicembre con una solenne commemorazione si ricordano il coraggio, l’onore e la lealtà dei 47 samurai diventati giustamente una leggenda nazionale.

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