Una polizza assicurativa per proteggere la Barriera Corallina?

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Proteggere la Barriera Corallina dagli uragani con una polizza assicurativa? È possibile, e accade alle Hawaii.

In cosa consiste una polizza di copertura?

L’idea di una polizza assicurativa per tutelare la Barriera Corallina dagli uragani è di una ONG americana, che dovrebbe finanziare gli eventuali danni occorsi ai coralli nel corso di uragani o tempeste tropicali. Il nome della ONG è Nature Conservancy (TNC), ed è tra i primi a pensare qualcosa di simile.


Persi metà dei coralli della Grande Barriera Corallina


Investire nella natura

“Alle Hawaii, siamo radicati all’ambiente. La salute delle nostre coste e delle nostre comunità è strettamente legata alla salute delle barriere coralline che circondano le nostre isole. Investendo nella natura, i nostri partner assicurativi e finanziari stanno dimostrando il loro valore come risorsa critica naturale, culturale ed economica” spiega Ulalia Woodside Lee, Direttore Esecutivo di TNC per le Hawaii e Palmyra.

Un premio proporzionato alla velocità del vento

Cominciamo col dire che le Hawaii riceveranno fino a 2 milioni di dollari di protezione assicurativa per le loro barriere coralline fino alla fine del 2023. La polizza assicurativa coprirà la maggior parte degli Stati Uniti, e sarà attivata al superamento dei 50 nodi (cica 92 km/h) della velocità del vento. Più sarà elevata, quindi, maggiore sarà il premio assicurativo, e questi soldi potranno essere utilizzati per le riparazioni nella Barriera Corallina entro sette giorni dall’evento climatico in questione. Lo scopo di TNC è anche di addestrare i soccorritori a svolgere questi lavori di riparazione.

Una risorsa vitale

A questo punto, qualcuno di voi si starà chiedendo il motivo di tutto ciò, al di là della ovvia questione ambientale. Ebbene, non solo la Barriera Corallina protegge le coste e chi le abita dalle inondazioni, ma contribuisce anche al loro sostentamento. Fornisce infatti posti di lavoro per un valore totale di 808 milioni di euro, con 1,1 miliardi allo Stato mediante l’industria del turismo. “Le barriere coralline sono vitali per la nostra gente, la nostra cultura, il nostro stile di vita e la nostra economia” spiega Ekolu Lindsey, della ONG Hawaiin Kīpuka Olowalu. “L’assicurazione ci aiuterà a prendercene cura. Nella cultura hawaiiana, il polipo corallo è l’origine della vita. Abbiamo la Kuleana (responsabilità) di mantenere l’integrità e il ringiovanimento dei nostri sistemi di Barriera Corallina”.

Un ecosistema sempre più fragile

Naturalmente, la fragilità di questi ecosistemi è imputabile anche all’uomo. Basti pensare che negli ultimi 40 anni la copertura di coralli vivi su alcune barriere coralline hawaiiane è diminuita del 60%, in parte per la pesca eccessiva e in parte a causa dell’inquinamento. Inoltre, uragani e tempeste tropicali si sono fatti sempre più frequenti, e ognuno di essi può causare la perdita di metà della copertura corallina viva. Un metro perso di altezza è sufficiente a causare danni ingenti.

Precedenti di successo

La prima idea di una polizza assicurativa per questo scopo è nata nel 2019. Negli ecosistemi costieri di Quintana Roo, in Messico, sussistono dei gravi pericoli a causa degli uragani, e in quel periodo le imprese turistiche e locali, insieme con il governo, decisero di acquistare una copertura assicurativa della Mesoamerican Reef (MAR). I suoi proventi servirono a riparare i danni causati dall’uragano Delta, nel 2020: da allora, il MAR ha esteso la sua copertura dal Messico meridionale fino a Belize, Guatemala e Honduras. L’ultimo premio è stato riscosso di recente, dopo l’uragano Lisa nel Belize di questo novembre.