Una pianificazione senza un piano: Brexit e dintorni

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A cento giorni dall’uscita dall’UE della Gran Bretagna, Westminster sembra nel caos

2 miliardi di sterline per i dipartimenti governativi, qualora venisse attuata la Brexit senza un piano formale.

Ieri una riunione di gabinetto più lunga del normale: al centro la possibilità di lasciare l’UE senza un piano adeguato e concordato, possibilità che tutti vorrebbero escludere.

Le aziende e la Brexit

Il Governo ha inviato lettere a 140.000 imprese con l’invito a organizzarsi nel caso in cui un accordo non venga raggiunto. Nel valutare questa eventualità le aziende si dicono “inorridite”.

In una dichiarazione congiunta, le Camere di commercio britanniche, la Confederazione dell’industria britannica, l’organizzazione dei produttori dell’EEF, la Federazione delle piccole imprese e l’Istituto di amministrazione hanno dichiarato  sconcerto per le dispute interne del Governo, che non mirano all’interesse delle aziende.

“La mancanza di progressi a Westminster significa che il rischio di una Brexit senza accordo sta aumentando”.

In pratica, quello che le maggiori aziende in autonomia e sfiduciate dalla politica stanno attuando, è una vera e propria dislocazione dalla Gran Bretagna, aprendo numerose filiali in Europa.

Il Servizio Sanitario Nazionale e la Brexit

In relazione alla Brexit, anche il SSN sembra avere più problemi del solito.

Ogni mese il Regno Unito esporta 45 milioni di confezioni di medicinali verso i paesi dell’UE e ne importa più di 37 milioni. Ostacoli e ritardi alle frontiere creerebbero aumenti dei prezzi e seri problemi di reperibilità’ nelle forniture essenziali.

L’organizzazione che negozia i prezzi dei farmaci ha dichiarato che la Brexit si sta già fortemente avvertendo. Molte persone lamentano anche la reperibilità di semplicissimi farmaci da banco.

L’amministratore delegato del comitato di negoziazione dei servizi farmaceutici, ha dichiarato che vi sono carenze di approvvigionamento per vari motivi e che “le preoccupazioni relative a una Brexit senza accordo tendono ad aggravare dette difficoltà”. 

Inoltre, sembrerebbe già prendere piede un aumento dei prezzi dei farmaci.

In risposta, il Governo ha disposto la creazione di approvvigionamento per sei settimane, per garantire continuità nel caso di una Brexit no-deal.

L’industria alimentare e la Brexit

Il Regno Unito produce circa il 60% del cibo che consuma. Il restante 40%, è quasi interamente importato da paesi dell’UE; prodotti come agrumi, uva e lattuga tutti importati freschi, saranno non più reperibili .

In altre parole, l’industria alimentare avrà una scarsa disponibilità poichè tutto arriva durante la notte, in gran parte attraverso Dover.

Mediamente oltre 50.000 tonnellate di cibo passano attraverso i porti britannici ogni giorno dall’UE. 

Ritardi alle frontiere, per controlli doganali e normativi, porteranno al collasso il sistema di distribuzione. Per la popolazione gli agrumi ad esempio, potrebbero diventare le nuove ostriche.

Nonostante il governo ipotizzi controlli minimi alle frontiere nel caso Brexit senza accordo, lo stesso potrebbe non accadere per volontà dell’UE. 

35000 soldati per Brexit senza un piano

Il segretario alla Difesa, Gavin Williamson, ha annunciato che 3.500 soldati sono mobilitati per “qualunque evenienza” in vista di una Brexit no-deal. Ma qualunque evenienza nel semivuoto dei supermercati difficilmente verrà fronteggiata dall’esercito.

 La Democrazia per Theresa May

Mai e poi mai un altro referendum, minerebbe la democrazia britannica. Ma sulla scorta di quali  previsioni era stato indetto il primo referendum? E’ evidente che nè la popolazione nè i politici avevano informazioni sullo tsunami che l’uscita dall’UE avrebbe 

Il partito conservativo ha ora le mani legate avendo sprecato la possibilità di sfiduciare la premier la scorsa settimana. Invece, per quel che concerne i laburisti sembra non esserci la vera intenzione di azioni efficaci contro il governo, ma solo contro la May. Infatti, ieri Jeremy Corbyn in modo molto confuso ha mostrato cenni di rivolta contro la Premier. Azione che qualora venisse realizzata sarebbe inefficace se non effettuata contro il governo.

La polemica esplosa per il rinvio del voto sul piano Brexit rimandato a Gennaio non si placa. I laburisti ora sono inferociti anche con Jeremy Corbyn per la mobilità senza finalità. 
La mozionedi sfiducia per volere dei laburisti non è ancora in calendario e difficilmente sarà vincente visto il sostegno a Theresa May dei conservatori e del DUP. In ogni caso, non causerebbe la caduta del governo. Avrebbe solo valore simbolico per sottrarre credito a  Downing Street.

Si attendono ulteriori sviluppi, ovviamente in negativo.

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